Archivio mensile:maggio 2011

Uomo libero, tu amerai sempre il mare! – di Charles Baudelaire

Uomo libero, tu amerai sempre il mare! Il mare è il tuo specchio, contempli la tua anima nello svolgersi infinito della sua onda, E il tuo spirito non è un abisso meno amaro. Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine; L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore Si distrae a volte dal suo battito Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia. Siete entrambi tenebrosi e discreti: Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi, O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti! E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli Vi combattete senza pietà né rimorsi, Talmente amate la carneficina e la morte, O eterni rivali, o fratelli implacabili!
Charles Baudelaire

Antichi pellegrinaggi attraverso il ponente di Liguria

Vista da Ventimiglia (IM) su Capo Mortola e su Mentone

Vista da Ventimiglia (IM) su Capo Mortola e su Mentone

Un momento importante nella storia della Diocesi di Ventimiglia (IM), in merito alla suddivisione del suo territorio, si fa risalire a poco oltre la metà del 1200 quando i Canonici del Capitolo della Cattedrale (in quella particolare contingenza panitaliana che vide il clero secolare prevalere su alcuni grandi Ordini monastici in decadenza) procedettero ad una RIPARTIZIONE del patrimonio terriero ecclesiastico in 8 prebende. Ospedaletti, con cui si "chiudeva" la parte orientale della Diocesi intemelia, racchiude nel suo nome una vicenda secolare di organi assistenziali, con terapie anche empiriche contro le grandi malattie dell'epoca, che si svilupparono proprio dal torrente Garavano sino alla medesima Ospedaletti coinvolgendo anche tutto il territorio delle antiche ville intemelie. La ragione del fiorire di questi organismi assistenziali non era però legato solo a ragioni curative e di ricovero ma anche, se non principalmente, all'esigenza di dare ospitalità sotto un tetto e su dei letti decenti ai tanti viandanti che proprio in quest'epoca percorrevano il territorio ventimigliese. Il rinnovato, intenso traffico, sia per la pur ardua linea di costa sia per il  tragitto alpestre di Val Nervia [arcaico TRAGITTO di genesi ligure, quasi certamente potenziato dai Romani, che per lungo tempo fu via di comunicazione fra Liguria Occidentale e Basso Piemonte] è citato soprattutto negli atti scritti a metà del '200 dal notaio Giovanni Di Amandolesio: esso risiedette in un grandioso fenomeno di espansione del Cristianesimo a scapito dell'ormai rallentato espansionismo islamico. In un primo momento si ebbe infatti il grande fenomeno delle Crociate che raggiunsero pur provvisoriamente lo scopo di riconquistare alla Cristianità gran parte della Terra Santa e Gerusalemme in particolare: nello stesso tempo, seppur tra il lugubre bagliore dei roghi specie nella dolce PROVENZA dopo la feroce Crociata contro gli Albigesi, andava trionfando l'annosa lotta della Chiesa contro le ERESIE ANTICHE, già temute, coll'emblematico nome di Idra Eretica, quali espressioni di un inganno diabolico ma, in verità, ormai sfiancate da anni di lotte e persecuzioni. Sulla secolare vicenda si innestò, dopo la vicenda puramente militare, un fervente fenomeno di pellegrinaggi alla volta dei Luoghi Santi della Cristianità. Il notaio di Amandolesio fece cenno ad un fervore di viaggiatori che dal Ponente ligure, ove si radunavano, si imbarcavano su vascelli di vario tipo per fare vela alla volta di Gerusalemme e recarsi alla ricerca dei siti in cui il Cristo predicò la sua dottrina: il di Amandolesio, oltre a ciò, fece spesso riferimento ad una intensità sempre in crescendo del traffico marittimo di merci e persone, che in un piano di generale rinascita dopo gli antichi terrori dei Saraceni, si stava sviluppando nel mare che da Ventimiglia e Ville portava verso Arles e Marsiglia come verso Roma: negli atti il notaio registrò un movimento davvero continuo di imbarcazioni di diversa stazza che sfruttava sia i due porti canale di Ventimiglia, quello antico del Nervia e quello del Roia, ma che si avvaleva anche di imbarcazioni a ridotto pescaggio come i copani per sfruttare dove possibile la navigabilità dei due corsi fluviali, all'epoca di portata molto superiore a quella odierna come hanno dimostrato tanti studi storici e idro-geologici. Tanto fervore di viaggi e spedizioni, militari e no, era solo parzialmente legato alle Spedizioni in Terrasanta liberata dalle Crociate: in effetti altri porti erano da anteporre a quelli di Ventimiglia e ville per spedizioni in Terrasanta, tuttavia la grande frequentazione del Ponente ligure ad opera di viandanti e pellegrini provenienti dall'Italia ma anche da terre straniere del Settentrione trovava una particolare motivazione in una specifica contingenza di generale riscatto del Cristianesimo che, per le prospettive geografiche del tempo, finì per costituire un fenomeno planetario.  Infatti, dopo aspre campagne di guerra, i Sovrani cattolici della Spagna, secoli prima quasi interamente asservita agli Arabi, con la trionfale vittoria del 1212 a Las Navas de Tolosa, avevano quasi portato a termine la Riconquista cattolica della Penisola iberica relegando i nemici islamici nell'area di Granada donde sarebbero stati cacciati solo nel 1492. La vittoria cristiana in Spagna fu intesa presto come un'impresa sostenuta dalla potenza divina e il Santuario di Santiago di Compostela, propugnacolo della Riconquista eretto dopo una vittoriosa impresa cristiana, finì per essere ascritto con Roma e la Terrasanta fra i luoghi tradizionali del pellegrinaggio di fede. Esso raggiunse anzi tanta fama da diventare una meta storica dei viandanti della fede che vi si recavano (o mandavano loro emissari a portarvi qualche ex voto) sfruttando un documento, che divenne celebre ed ambito, il cui nome era, semplicisticamente, Visitandum: si trattava di un'utile guida per raggiungere, attraverso la Gallia, le Spagne e poi spingersi fin all'Atlantico presso cui sorgeva il Santuario.
La Chiesa antica di S. Rocco a Vallecrosia (IM) - nella veste attuale -, che, poco a levante di Ventimiglia, vedeva in pieno Medio Evo annesso un Ospizio per pellegrini

La Chiesa antica di S. Rocco a Vallecrosia (IM) - nella veste attuale -, che, poco a levante di Ventimiglia, vedeva in pieno Medio Evo annesso un Ospizio per pellegrini

Questo fenomeno spiega la presenza a Ventimiglia di cavalli di buona razza, non destinati alla macellazione ma ad esser commerciati per dar ricambio ai viandanti, ai Santi pellegrini ed a quei bizzarri messaggeri di pietà cristiana che erano i cavalieri della fede a pagamento, veri e propri avventurieri che, per quanti non avessero le forze o mancassero di coraggio, tramite un particolare accordo, spesso redatto su un atto notarile, affrontavano il non facile viaggio per Compostela.  Queste convergenze tra Pellegrinaggi, la rinnovata affermazione del Cristianesimo, l'aumento dei traffici viari e marittimi per contrade relativamente liberate dai predoni e fatte salve da Arabi e Saraceni ebbero un singolare effetto su tutta la Diocesi e l'agro di Ventimiglia dislocati geopoliticamente in un'area fondamentale di passaggi ed itinerari, dove si intrecciavano flussi di viandanti, ove soprattutto ci si poteva riposare e rifornirsi in previsione di partenze per destinazioni anche molto diverse. da Cultura-Barocca

I Capetingi: cenni

  Gli inizi della nuova DINASTIA CAPETINGIA (la cui genesi rimanda alla figura di UGO CAPETO DUCA DI FRANCIA che nel 987 assunse la CORONA REGALE DEL PAESE dopo la crisi generale degli ULTIMI CAROLINGI) non sembrano, da un punto di vista di storia dinastica, differenziarsi dalla fine della dinastia carolingia. Per i secoli X ed XI la storia della monarchia francese è ancora una storia di continue lotte contro i maggiori vassalli e di intricate vicende ereditarie. Nel complesso la monarchia non riesce a realizzare alcun incremento della propria autorità; il demanio reale rimane esiguo. Si potrebbe quasi dire che sotto i primi Capetingi il potere monarchico si limita a sopravvivere. Non però da questo punto di vista va esaminata la storia della Francia nei secoli XI e XII. Il fenomeno storico più importante di questo periodo non sono infatti le vicende del potere regale, quanto lo sviluppo di quei germi di una nuova organizzazione sociale e politica che, come si è visto, erano venuti lentamente formandosi dal basso nel corso dei secoli precedenti. A partire dall'XI secolo assistiamo innanzi tutto a una netta ripresa ascensionale della curve demografica che per tanti secoli era rimasta stazionaria. Il rapido aumento della popolazione si accompagna a una forte spinta alla messa in valve di nuove terre ed alla fondazione di nuovi centri abitati. Vasti territori boscosi o incolti vengono messi a coltura e su di essi vengono costruite le numerose Villesneuves che incontriamo un po' dovunque nella toponomastica francese. Questo grande movimento di masse umane alla ricerca di nuove terre che ad uno storico moderno ha richiamato alla mente l'epopea pionieristica del West americano tende naturalmente ad allentare i vincoli di sudditanza che legavano i "servi" al proprio signore. Al servo troppo gravato da balzelli e corvees si presenta l'alternativa della fuga e dello stanziamento in terre nuove. I grandi dissodamenti promossi dagli ordini monastici, fra i quali primeggia quello dei Cistercensi, incoraggiano questo movimento. Dinanzi alla inarrestabilità di questo fenomeno, la stessa nobilita feudale cede e spesso essa precorre il naturale moto della società proclamando l'affrancamento di servi di intere province. I1 grande sviluppo dell'agricoltura, favorito anche da numerose innovazioni tecniche, asseconda naturalmente un parallelo sviluppo del commercio. Il piccolo mercato feudale non basta più: si formano centri più grandi ai quali affluiscono le merci e le braccia in eccedenza. Le antiche città romane si ripopolano, divengono la culla di nuovi mestieri artigiani, di traffici. Nel sud tale ripresa urbana trova un potente stimolo nella riapertura al commercio del bacino mediterraneo in seguito alle Crociate, cui la nobiltà delle province meridionali francesi tanto contribuì. Al nord invece la rinascita urbana assume un carattere decisamente antifeudale e borghese. Nei grandi centri del Nord (Leon, Beauvais, Novon, Soissons, Cambrai, Saint-Quentin) la forza sociale nuova dei bourgeois ben presto reclama una costituzione urbana aderente al ruolo che essi detengono nella vita cittadina ed entra in conflitto con il potere vescovile o comitale. Questo generale sviluppo e crescita della vita sociale si riflette anche nel campo della cultura e dell'arte. La Chanson de Roland,  i poemi di Chretien de Troyes, la fioritura dell'arte romanica, delle scuole episcopali di Chartres e di Parigi ove rifulse l'intelletto inquieto di Abelardo, la ripresa di studi filosofici e teologici che condussero, verso la metà del secolo XI, alla riscoperta e traduzione dall'arabo di Aristotele, lo stesso movimento per la Riforma religiosa che ebbe nei monasteri cluniacensi francesi il suo centro più attivo sono altrettanti indizi di come venga costituendosi una società ed una civiltà più articolata e ricca di fermenti. In tale situazione la stessa monarchia capetingia acquista un carattere e una funzione nuova e si trasforma per spinta oggettiva delle cose, da pallida ripetizione dell'imperium romano quale era stata sotto Merovingi e Carolingi in un istituto dinamico, capace di comporre ed equilibrare i contrasti che si manifestano in questa società nuova, di svolgere un'opera organizzatrice ed unificatrice. L'unificazione dei diversi principati feudali autonomi formatisi sotto i Carolingi sarà infatti il merito storico della dinastia capetingia:  peraltro presto impegnata nella drammatica "guerra dei 100 anni" intrapresa contro i re inglesi per liberarsi della loro scomoda presenza in territorio francese come potentissimi feudatari, capaci di condizionare le sorti della stessa monarchia francese. Tale opera inizia con Luigi VI il Grosso (dal 1108 al 1137) che riesce ad imbrigliare la feudalità ribelle dell' Ile-de-France e che con il matrimonio tra il figlio Luigi ed Eleonora di Aquitania pone le premesse per il ricongiungimento alla Francia dei territori a sud della Loira. Vero è che, una volta salito al trono, Luigi VII (dal 1137 al 1180) si affrettò a ripudiare Eleonora che andrà sposa a Enrico Plantageneto, conte di Angiò e futuro Enrico II di Inghilterra. L'attribuzione dei territori dell'Ovest a sud della Loira diveniva così una questione controversa tra Francia ed Inghilterra e che sarà l'esca della futura guerra dei cento anni. Tale lotta però si annuncia già sotto il regno di Luigi VII ed occuperà quello dei suoi successori, Filippo Augusto (dal 1181 al 1223), Luigi VIII (dal 1223 al 1226) e Luigi IX (dal 1226 al 1270). Sotto Filippo Augusto, la contesa con l'Inghilterra per il possesso della Aquitania e della Normandia si avviò decisamente a favore dei Francesi. Nel 1204 avveniva la conquista della Normandia, cui seguì quella del Poitou e dell'Angiò: conquiste tutte che la grande vittoria ottenuta da Filippo Augusto a Bouvines su Giovanni Senzaterra nel 1214 rese stabili. Più tardi, sotto Luigi VIII, i territori controllati dai re di Francia si estesero sino alla Dordogne. Buona parte di queste acquisizioni furono però restituite da Luigi IX che nel 1259 stipulò coi re d'Inghilterra una pace in base alla quale la Francia rinunciava ai diritti sul Perigord, il Limosino, la Saintonge a nord della Dordogne e su parte dell'Agenais e del Quercy. L'allargamento territoriale della monarchia francese non avvenne però soltanto verso ovest e sud-ovest, ma anche verso sud-est, in direzione cioè della contea di Tolosa, sulla quale regnava all'inizio del secolo XIII il conte Raimondo VI I. Anche in questa direzione l'avvio venne dato da Filippo Augusto che, partendo dall'avamposto che i suoi predecessori avevano costituito nell'Alvernia, puntò decisamente verso il sud. Il motivo per intervenire venne dato dalla diffusione che le dottrine eretiche dei Catari e degli Albigesi avevano raggiunto nella Francia del sud-est e dalla protezione che esse incontravano presso Raimondo VII. La spedizione, il cui comando fu affidato a Simon de Montfort, fu una vera e propria crociata, sanzionata ed approvata dalla Chiesa. La resistenza incontrata da Filippo Augusto da parte delle popolazioni della Provenza e della Linguadoca fu notevole e dette luogo a severe misure di rappresaglia e persecuzioni religiose da parte del tribunale domenicano dell'Inquisizione. Comunque la lotta si chiuse con la vittoria della monarchia francese. Alla morte di Raimondo VII nel 1249 una larga parte dei suoi possedimenti pervenne ad Alfonso di Poitiers fratello cadetto di Luigi IX, mentre già in precedenza i Capetingi si erano assicurati il controllo della Linguadoca. tratto da Cultura-Barocca

Scuola in Liguria: cenni storici

  Una volta la scuola era una scuola per pochi, quando le ragazze non studiavano come i maschi: scuola con due costanti d'oggi e ieri "paga scarsa dei Docenti" e divisioni tra "precari" e "di ruolo" La scuola è sempre stata una palestra di vita, ove ognuno crede a suo modo d'aver goduto di trionfi e d'ingiustizie ... Ma, pur con tutti i moderni problemi, è oggi sicuramente una scuola democratica e per tutti. Basta riandare indietro nel tempo, anche nei posti nostri tra Ventimiglia, valli del Crosa e del San Lorenzo, S. Biagio della Cima, Vallecrosia, Pompeiana di Taggia, Oneglia ...
Vallecrosia (IM), centro storico di Vallecrosia Alta

Vallecrosia (IM), centro storico di Vallecrosia Alta

A Genova l'Università era ancora un'utopia, i "giovani bene" studiavano a casa o comunque privatamente assieme a compagni della stessa condizione con i Pedagoghi, di tipo diverso anche per i diversi livelli: prima d'andare in qualche Università di altro Stato Italiano. Per le persone comuni "Università" poteva sembrare di tutto: più frequentemente era sinonimo di associazione popolare, di Comunità, di Municipio...non certo di "Centro degli Studi": se poi si diceva "Università degli Studi" eran pochi quelli che capivano.... Il lato buono era che tutti quelli che ottenevano una Laurea Universitaria non avevano problemi a trovare una sistemazione consona al titolo conseguito; ma eravam sempre lì ... quei fortunati erano i figli dei potenti ... Allora l'Università, come già accennato, era un'utopia per le "persone normali" .... già "normali per ceto", magari anche "poveracci" e magari talentuosi e senza soldi per studiare ... così fuggivano i cervelli, anzi si disperdevano nel bracciantato.... Per non parlare delle ragazze che non avevano titolo a studiare come i maschi sempre che non fossero di gran casata e, cosa rarissima, non avessero un padre (i padri comandavano ... le madri brigavano) lungimirante che le volesse far studiare come un maschio....ma sempre privatamente...andare all'Università era impossibile, almeno fi a quando uomini illuminati come G. Morardo di Oneglia e Maria Pellegrina Amoretti sempre di Oneglia, donna di intelletto straordinario, non cominciassero a mescolare -tra tante opposizioni- le carte in tavola... Furono talora i padri famiglia dei ceti rurali che si autotassarono per far studiare i figli almeno sì da leggere e scrivere e far di conto e non esser imbrogliati, come accadde a Pompeiana...anche se le vacanze si interrompevano quando i giovani dovevano aiutare i grandi nei lavori dei campi
San Biagio della Cima (IM)

San Biagio della Cima (IM)

Capitava anche qualche singolo benefattore, come tal Vitaliano Maccario di San Biagio della Cima che creò a sue spese una scuola per ragazze ma con tutti i limiti che gli derivavano dall'esser scuola ideata da un religioso ed antinapoleonico: per quanto religioso di gran cuore.... Finchè le cose non accelerarono  e poi si prepararono le strade al Risorgimento e giunsero uomini nuovi come Michele Ponza...e poi si ebbero le leggi unitari e finalmente i veri libri scolastici...quelli per tutti.... Quindi tutto cambia nella scuola...da sempre: una costante rimangono però dal tempo di tempi (fatte rare eccezioni) le difficoltà economiche dei "Prof.", con l'eterna distinzione tra "precari" e "di ruolo od ordinari". Al punto che ad Oneglia si pubblicò  questo emblematico "Scherzo" poetico per nozze: di un professore non di ruolo che si complimenta con un collega diventato di ruolo e che può coronar l'amore...mentre lui il "precario" si sente votato alla castità.... di Bartolomeo Durante in Cultura Barocca