Archivio mensile:marzo 2013

La Chiesa di S. Ampelio a Bordighera

DSC_0017                                               La Chiesa di S. Ampelio a Bordighera, nella Riviera dei Fiori, sorge in un punto panoramico, da cui si scorgono, tra l'altro Ospedaletti, e la sua baia, e di Sanremo la Frazione Coldirodi, in alto, Capo Nero, più lontano Capo Verde. DSC_0068                                               L'edificio sacro,  sede scelta per la celebrazione di tanti matrimoni, è dedicato alla memoria di un monaco arrivato nel 400 circa nel Ponente di Liguria dalla lontana Tebaide, Ampelio, appunto, la cui venerazione ha rappresentato nei secoli un fatto storico di rilievo. 1.int.h1                                               Si conservano tracce della Chiesa com'era nel XIII secolo. DSC_0053                                               Le reliquie del santo sono oggi nella Chiesa Parrocchiale nel centro storico, il Paese Alto. La cripta della Cappella, pressoché posta su scogli affioranti dal mare, dovrebbe, invece, corrispondere alla grotta in cui visse da anacoreta anomalo, perché praticava esempi concreti di bontà e di altruismo. DSC_0096                                               Era sorto un convento benedettino (della Congregazione Olivetana) su quel sito ma nella guerra di Savona, Albenga e Ventimiglia condotta nel 1238-'39 contro Genova i ribelli alla Superba vi si arroccarono. Fu così che le milizie della Serenissima Repubblica lo distrussero, al pari di una imponente torre colà esistente. I ruderi vennero dispersi o sepolti nei secoli a venire, come per la costruzione ai primi del 1900 di un Casinò, a sua volta presto diruto. DSC_0085                                               Un'altra conseguenza della ribellione locale del XIII secolo fu che le reliquie di S. Ampelio - dunque, molto venerate già allora - venissero, poi, nel 1258, trasferite a Genova. Sempre le popolazioni ne rinvendicarono il ritorno, ma questo, stranamente, avvenne solo nel 1947, allorquando da una nave militare ancorata al largo le spoglie vennero traslate dai pescatori su imbarcazione tipica, attorniata e scortata da decine di natanti, per passare, infine, sugli scogli che costellano la zona, gremiti da folla esultante. Tornano in processione al luogo, che vide la presunta operosità del Santo, il giorno della festa patronale di Bordighera, a lui dedicata, il 14 maggio di ogni anno.

Pasquette di altri tempi a Ventimiglia – di Gianfranco Raimondo

1madonna.virtu1h                                                               Qui si parla di una collina di Ventimiglia, nella Liguria di Ponente, e di una Chiesetta-Santuario, la Madonna delle Virtù, oggi in restauro, come si può notare nella fotografia... LUOGHI DELLA MEMORIA - A MADONA DE VERTU' La bellissima poesia di Teresa Ranieri Io mi ricordo con nostalgia delle Pasquette passate alla Madonna della Virtù..... e così le ho dedicato questa mia poesia........ ULIVO..... Ti amo ulivo..... albero della mia infanzia......testimone silenzioso delle mie Pasquette. Mi prestavi i tuoi rami sulle fasce della Virtù......dove mio padre ne legava le corde per farne un'altalena......collane di noccile pendevano dai tuoi frondosi rami come gioielli....grida festose di bimbi sotto di te riempivano l'aria..... e dalla mia altalena davanti ai miei occhi si apriva il mare. Sono tornata lassù sulla Virtù......ma tutto era immobile....silenzioso.....niente più grida festose di bimbi felici.....non c'erano più le altalene..... c'eri solo tu ulivo con le tue fronde tristi a contemplare il mare...... mi ha fatto ricordare le Pasquette de sti ani.... è fantastica l'atmosfera rievocata dalla poetessa e rende bene l'idea di quella che era per i ventemigliusi il pellegrinaggio e la festa ae Vertù... Il giorno prima si preparava il dejuner sur l'erbe...pisciadela, turta verde cui òvi e i articiochi (nota del redattore: focaccia al sugo di pomodoro ed altri ingredienti, tipica di Ventimiglia, e torta salata con ripieno di carciofi e di uova sode), u fiascu de vin... E non potevano mancare e cùlane de ninsòre (collane di nocciole che erano le perle dei poveri di allora, che le ragazze mettevano al collo e in onore della Pasqua appena passata i òvi grixiurai (le uova colorate) semplici uova di gallina che si mettevano a bollire con vari tipi di erbe e di fiori in maniera che il guscio si variegasse di vari colori.... Poi per tradizione si infilava tutto in un bastone tipo spiedo e al mattino presto ci si incamminava, la famiglia al completo, pronti ad assistere alla messa. All'ora del pranzo i prati e e aire d'e aurive si popolavano di comunità festanti...ed era come un quadro impressionista...colori e canti e molte volte qualche giovane u l'andava pe' custi (ci si infrattava) e nascevano grandi amori. I bambini affollavano il carretto dei gelati - che era un asinello che si era "camalau" (portato) il barile dove coperti di ghiaccio per il mantenimento si trovavano gelati, bibite e leccornie varie. Quando la bandina cominciava a suonare era tutto un vorticare di valzer e di beguine (che era poi il ballo della mattonella) e i zuveni i se strenseva (nota del redattore: i giovani si stringevano) mentre le mamme facevano buona guardia. Poi purtroppo la violenza di qualcuno che non capiva troncò sul netto quella festa. Ci furono coltellate e da alllora ae Vertè si va solo per la prima messa e per pregare... P.S. me sun scordau e sciure cine e e cubaite (nota del redattore: mi sono dimenticato i fiori - di zucca - ripieni e quei dolci fatti di cialde avvolgenti nocciole legate con il miele). Gianfranco Raimondo  

L’Aprosio e la sua terra

 

Posso immaginare che abbia visti ruderi simili a questi della fotografia, che sono, invero, ormai in qualche modo sistemati, ruderi che affioravano appena dalle sabbie accumulatesi con il tempo a Nervia di Ventimiglia (IM), il religioso ed erudito Aprosio a metà 1600, che trasse dalla sua scoperta non solo la convinzione di avere individuato la sepolta città romana, ma anche, con l'enfasi tipica della sua epoca barocca, l'ispirazione di paragonare quegli scomparsi antenati alla dimensione mitica di antichi troiani.
Ci fu chi, considerato allora insigne dotto da quelle - queste mie! - parti, contestò simili affermazioni di un Aprosio appena tornato in zona dopo decenni passati altrove - importante, ad esempio, il periodo di Venezia per le conoscenze là maturate -, rinfacciandogli che la presenza quirite si era, invece, affermata sul promontorio del successivo sviluppo medievale di Ventimiglia. Passarono più di due secoli perché si desse ragione al Nostro.
Già una riflessione di questa natura rende interessante, a mio avviso, la figura di Aprosio (al secolo Ludovico; Angelico come eremitano di S. Agostino; nato a Ventimiglia nel 1607 e ivi morto nel 1681). Io stesso ho considerato a lungo il fondatore della prima Biblioteca Pubblica della Liguria, che da lui prende il nome, solo un collezionista di libri, che si dilettava di artifici letterari barocchi, per l'appunto. Man mano che leggo della sua vita, dei suoi contatti con un certo mondo intellettuale, non solo italiano, ed anche di certe sue opere, la figura dell'Aprosio assume ai miei occhi una nuova dimensione, di uomo che ardeva dal desiderio di conoscere e che talora fu pavido per non soccombere a facili, ai suoi giorni, accuse di eresia. Per dire, fu anche Vicario dell'Inquisizione, ma molti indizi fanno supporre che avesse cercato quella carica soprattutto per poter leggere, in funzione della sua insaziabile curiosità, libri messi all'Indice.
Conobbe Gian Domenico Cassini, il futuro grande astronomo.
Cassini che fece i primi studi, quelli di base, nella parrocchia di Vallebona.
E del quale mi piace, aprendo una divagazione, pensare che dalla natia Perinaldo passasse spesso da questo crinale, che comunque incombe su Vallebona e sulla Valle del Borghetto.
Fu l'Aprosio a mettere in contatto Cassini con un nobile di Genova, che per il giovane rappresentò una sorta di trampolino di lancio verso la successiva, luminosa attività.
C'é un particolare, tipico in quel secolo, che sottolinea il rapporto tra l'anziano agostiniano e l'astronomo, di lì a poco amico di Cristina di Svezia, ma soprattutto in seguito beniamino del Re Sole: il Cassini ormai emigrato mandò all'anziano religioso in dono un quadro che lo ritraeva, un segno preciso, nel simbolismo di quella società, di stima e di considerazione.
In quello che era ormai il suo eremo in Ventimiglia - il Convento nella piana tra il fiume e il torrente, che ospitava, mercé anche qualche accorgimento rispetto alle regole vigenti, quale dichiararla aperta al pubblico, la sua poderosa "Libraria" -, l'Aprosio aveva anche l'animo di sollevare lo sguardo da sue residuali incombenze e ancor più dalla sua fitta corrispondenza epistolare con il mondo della cultura a lui contemporaneo per accorgersi di dolenti aspetti di umanità intorno a lui, come la povertà dei pescatori di Bordighera, costretti a vendere il frutto delle loro dure fatiche a prezzi imposti su piazza a Ventimiglia...