Archivio mensile:aprile 2013

Sulla Nervia Romana

teatro.r.h1                                              
Il Teatro Romano di Ventimiglia (IM), comune della Riviera dei Fiori che  conserva nel motto del suo stemma, "Civitas ad arma iit", la memoria di un tragico accadimento che coinvolse seguaci di Pompeo e quelli di Cesare,  più precisamente in zona o Frazione Nervia, é oggi la testimonianza più eclatante dell'antica Albintimilium, già dotata di un superbo sistema di acquedotti e servita dalla Via Romana Iulia Augusta.
decumano-domus.cavalcavia2
Poco più in là a levante, sotto un cavalcavia i resti del decumano dell'antica città romana  e di una Domus, della quale qui si allega la ricostruzione virtuale.
nervia.st3
Ancora più a oriente il torrente Nervia, che con percorso leggermente diverso in epoca romana costituì un porto canale per l'insediamento municipale.
nervia.st4
Con la caduta dell'Impero Romano, il centro venne progressivamente abbandonato in funzione del trasferimento della popolazione sul non lontano promontorio a occidente, contornato dal mare e dal fiume Roia, dove si consolidò il borgo medievale. Per secoli si perse addirittura il ricordo di quella Nervia, riaffiorato ad opera dell'insigne erudito locale, l'agostiniano Angelico Aprosio, nel Seicento, ma che ha ricevuto una conferma definitiva solo a fine 1800 con primi veri tentativi di archeologia. Il moderno Antiquarium, che fiancheggia scavi moderni,  contiene, altresì, e segnala importanti reperti.
Ed i link qui indicati portano ad altre interessanti connessioni, sia con altri aspetti della Ventimiglia Romana, sia con altre importanti, successive implicazioni di ordine storico.

Piazza d’Armi

1.piazza (1)                                              
Oggi Piazza d'Armi di Camporosso (IM), Camporosso Mare per la precisione, risulta occupata, a farla breve, da strade, case e da un bel giardino pubblico.
Il nome con cui é stata lungamente conosciuta l'area in questione riporta agli anni prima dell'ultima guerra ed alla finitima Vallecrosia, proprio lì affacciata come confine occidentale, Vallecrosia dove erano collocate molte caserme: ma questo é un lato della questione che porterebbe lontano, comunque, alla necessità di approfondimenti.
Per circa vent'anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, invece, quello spiazzo é stato occupato da quello che a lungo (quello di Bordighera sul Capo credo non fosse a caso destinato ai tornei giovanili) fu l'unico campo di calcio regolamentare della zona di confine.
Non sono poi in tanti, tra le persone che frequento, a ricordarsi di tutto questo: eppure qualche fotografia gira ancora, soprattutto su Facebook.
Tra il detto ed il vissuto - da bambino e da adolescente abitavo abbastanza vicino - emergono tanti ricordi di fatti curiosi, dai quali vado ad estrapolare un episodio che mi é stato raccontato da poco.
Alla svolta anni '60 guardava - in tribuna, mi viene da supporre - una partita in casa della Ventimigliese un signore ormai anziano, alto, robusto e dalla voce tonante, che ben avevo conosciuto per amicizie di famiglia. Gli si avvicinò un autista in livrea che gli disse che il suo titolare, assiso in autovettura, avrebbe desiderato parlargli: al che l'omone rispose che prima avrebbe guardato finire la gara. Fu grande il suo stupore di ritrovare infine ad attenderlo pazientemente l'ufficiale, al quale aveva salvato la vita durante la Grande Guerra, ancor di più nel riscontrare che era ormai un famoso magnate italiano dell'industria. La vicenda proseguì con aspetti qui ininfluenti, credo.
Non ho chiesto al mio interlocutore, genero di quella persona, come fosse stato possibile quell'avvistamento a distanza, ma me lo sono immaginato, come in parte ho ricostruito nella mia stesura, alla quale devo aggiungere il particolare di un muro basso, solo sormontato da un'alta rete per trattenere le pallonate.
E fuori dal foot-ball ne ha viste tante altre cose la vecchia Piazza d'Armi, luogo destinato ai circhi - ce n'erano ancora tanti in quegli anni e non arrivavano solo d'estate - e, sotto Natale, ai Luna Park. Tanto é vero che chi come me di tanto in tanto andava in settimana a scorazzare su quel brullo terreno, spesso lasciato incustodito dalla società, ne vedeva le pessime conseguenze. Insomma, da quelle parti tirava aria di pionierismo di ritorno, anche perché la Ventimigliese anteguerra aveva un bel campo negli attuali Giardini Pubblici della città di confine ...

Tra Bevera e Torri

 

Scorre tra la seminascosta - a sinistra - Varase, alla quale dedicai tempo fa' un piccolo ritratto, e Porra, frazioni di Ventimiglia, il fiume Roia ancora a qualche chilometro dalla foce.
Poco dopo il precedente punto, prima, dunque, del suo arrivo al mare, riceve il torrente Bevera, di cui riporto un'immagine relativa al tratto terminale.
Succede a Bevera, frazione di Ventimiglia. Qui sopra l'antico Oratorio.
Compaiono qua e là nel territorio interessato da questo discorso ruderi dimenticati.
Per questa malandata costruzione, sita a Torri, altra frazione di Ventimiglia, dove cerco di pervenire con il mio itinerario, uno studioso ipotizza si trattasse di antica cappella viaria.
Sussiste, invece, documentazione sicura che attesta in quella zona l'incrocio di antiche vie commerciali, battute da viandanti e pellegrini, lontano dalla costa, a lungo, comunque, pericolosa per scorrerie varie, costa su cui l'antica viabilità romana verrà ristabilita, dopo iniziale impulso di Napoleone che riuscì a completarla solo nell'attuale territorio francese, poco meno di due secoli fa'.
E poco lungi si trova il Gramondo, dove partigiani italiani e francesi vennero sconfitti, combattendo uniti: i superstiti vennero torturati selvaggiamente e, poi, massacrati a Sospel.
A Torri, snodo essenziale, perché il Bevera e la sua valle sono già ben lontane dalla sorgente, di quelle vecchie strade, la furia nazifascista colpì spietatamente civili inermi.
Andando idealmente a ritroso, per lunghi tratti, se non per tutto il percorso, tramite sentieri ormai impervi, si passa sotto Collabassa di Airole - qui un ponte medievale, non ben visibile dall'alto -   e a fianco di Olivetta, centro di Olivetta S. Michele, dove si costeggiano altre sue case sparse, per arrivare a Sospel, che nella storia, più che per la bella tavola dell'Atlante dei Savoia di fine Seicento o per i Templari e simili aspetti, deve rimanere come monito contro la ferocia dell'uomo.
Ma all'inizio di questa escursione, nelle vicinanze della confluenza del Bevera con il Roia, appaiono segni di trascuratezza, insiti in un malinteso senso del progresso, ancora più evidenti, come tema a parte, a sud e a levante di questo sito.

Cultura-Barocca

DSC_0046

Il centro storico di Vallecrosia, alle cui spalle, in lontananza, si possono intuire, sotto cime innevate, la Perinaldo che diede i natali al grande astronomo Gian Domenico Cassini, e, più vicino per chi guarda, il territorio di S. Biagio della Cima, altro borgo significativo ai sensi delle trame di cultura qui sopra accennate

                                                        Rispondere a tanti quesiti per la Redazione di "Cultura-Barocca" non è semplice... per venire incontro alle richieste e rendere fattibile ai ricercatori il compito di destreggiarsi fra tanti documenti è parso utile lasciare a www.cultura-barocca.com il suo ruolo di "database" in cui consultare, superando qualche oggettiva difficoltà, il vastissimo materiale messo a disposizione; evidenziando che per domande, richiesta di documentazioni e dotazione libraria, accesso ad una saggistica maggiormente divulgativa ecc. ecc., ci si debba rivolgere alla specifica pagina su Facebook, Tutto Sapere. Dopo aver raccolto per una vita documenti sulla letteratura barocca, italiana e non, Bartolomeo Durante, già consulente scientifico della Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia (IM) e direttore della rivista che dalla "Libraria" di Angelico Aprosio (1607-1681) aveva preso il nome, ufficialmente ritiratosi e dall'insegnamento e dalla collaborazione ufficiale con strutture culturali pubbliche, non ha rinunciato ad emulare il suo amatissimo Aprosio come promotore culturale e, dal sito "Cultura-Barocca" (che segue ed assorbe precedenti esperienze e collaborazioni sul Web, cui fa cenno, ad esempio, in questo post "il Blog di Flaviosavio") ha preso il destro per finalizzare un programma ambizioso: quello di mettere a disposizione per via della rete informatica una marea di competenze e documentazioni concernenti la cultura di XVI, XVII e XVIII sec. L'autonomia e l'agilità di una struttura privata gli renderanno possibile accelerare la frequenza degli interventi e far sì, alla maniera che desiderava Angelico, che i risultati di tante notti insonni di ricerca non vadano dispersi e siano di frutto per studiosi, studenti, istituzioni culturali varie. Il progetto iniziale, specie se supportato dall'adesione di giovani e volonterosi studiosi, potrà espandersi: e negli auspici sussiste la realizzazione di uno spazio dedicato alla discussione e ad ospitare interventi e saggi di altri. Per quanto apprezzato quale ricercatore del barocco, il genovese prof. Bartolomeo Durante è forse più noto al pubblico per i suoi pregressi lavori di storia (da "Albintimilium, antico municipio romano", alla "Storia dell'Abbazia di Novalesa", alla "Storia della Magnifica Comunità degli Otto Luoghi" a "Figliastri di Dio...", ...) od ancora per la sua collaborazione a quel monumento della musicofilia eretto da Erio Tripodi, che è il "Museo della Canzone" di Vallecrosia (IM). E tuttavia l'amore per la Biblioteca Aprosiana e per la letteratura barocca hanno sempre accompagnato il Durante nel corso di una vita segnata dall'impegno quale docente e dalla curiosità di investigatore culturale. "Fuimus Troes", dispersi come i troiani, scrisse Aprosio, che della dispersione delle identità e della cultura aveva un autentico orrore e che nutrì il sogno d'esser "tromba delle glorie altrui", cioè di trarre merito imperituro dal divulgare il sapere prodotto da amici ed intellettuali: fatte le debite proporzioni, Durante cova un proposito analogo per diversi aspetti. In particolare, quale ex docente, quello di soccorrere gli studenti spesso alla ricerca di libri introvabili in lontane biblioteche per le loro ricerche, universitarie e non solo: mettendo a disposizione in rete tante opere antiche - trascritte, digitalizzate ed anche commentate - Durante nutre a suo modo il sogno aprosiano di tramandare da altri, conservandolo, il sapere, anche di un passato remoto, e di giovare nel presente a quanti, agevolati dalle sue ricerche, potranno produrre ulteriori frutti di cultura, preservando nella memoria, e magari nei loro scritti, un qualche ricordo di questo "moderno raccoglitore di conoscenze", il quale potrà così, in una maniera piuttosto aprosiana e quindi, forse, un poco artificiosa se non "capricciosa", sperare di illudere il tempo che scorre e l'oblio che sempre comporta la fine di ogni cosa. da  Cultura-Barocca

Fumetti… ancora

 
Il modello originale del periodico qui sopra riprodotto era l'americano Tim Tyler e Spud, che  in Italia divenne "Cino e Franco".  Ad un certo punto la striscia passò anche alla Nerbini, che ne mantenne il nome, mentre Mondadori, che li aveva introdotti per prima nel nostro paese, per pubblicare altre avventure di "Cino e Franco" ne cambiò ancora una volta  il nome,  "Tim e Tom", per l'appunto, come si vede in questa immagine.
Ai due protagonisti durante la guerra capitò in Italia di cambiare ancora ... pelle, perché il fascismo aveva imposto, dopo il precedente cambio in vulgata nostrana dei nomi,  con lo scoppio del conflitto mondiale, anche un'italianizzazione dei fumetti sempre più accentuata, con esiti anche grotteschi, visto che quelli che una volta erano stati eroi di oltre oceano, dovevano anche diventare a quel punto miliziani della dittatura.
"Cino e Franco" ripresero comunque come tali -  e come americani che vivevano avventure esotiche - a ricomparire in Italia, una volta terminato l'immane conflitto.
E  il Dick Fulmine, certo già in origine di matita italiana ma come personaggio italo-americano operante negli USA, nel luglio 1942 ormai deve combattere a fianco delle Forze dell'Asse.
Aggiungo, tra parentesi, che proprio gli americani in quel periodo nel campo del fumetto fecero in modo a dir poco impressionante la stessa cosa per la loro propaganda bellica, vale a dire imposero a tanti personaggi dei loro fumetti di combattere... virtualmente per gli Alleati.
Ho potuto toccare con mano, come ben si capirà, giornalini d'epoca, grazie all'amico Bruno Calatroni, collezionista di Vallecrosia.
Il mio vuol essere un modesto omaggio alla storia del fumetto. Chi intende approfondire saprà di sicuro che ci sono in materia esaurienti e valide pubblicazioni.
Anche questo "Corsaro Nero", che non era facile, tuttavia, piegare a strumentalizzazioni di sorta, di una sua bellezza, secondo me, intrinseca - la penna di Salgari, le illustrazioni di Albertarelli -, é della fine degli anni '30.
Finisco  con questo "Albo dell'Intrepido" del 23 maggio 1942, non solo perché può essere simbolo di diverse testate che ripresero con spirito diverso da quello del Ventennio dopo la guerra, ma anche perché nella nuova versione era uno dei miei preferiti. Alcuni fumetti continuarono ad essere pubblicati, altri vennero recuperati dopo le censure del fascismo, nuovi ne emersero, più di sessant'anni fa.