Archivio mensile:agosto 2013

La Basilica di San Clemente in Laterano

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Fonte: Wikipedia

La Basilica di San Clemente in Laterano è una delle più famose tra le chiese medievali di Roma, ed è sviluppata su tre livelli che si sono sovrapposti attraverso i secoli.
Al livello superiore vi è la basilica medievale vera e propria, completata nel 1123.
L’ingresso principale su Piazza San Clemente è inquadrato in uno splendido protiro del XII secolo e da una cornice marmorea dello stesso periodo.
Si accede così ad un cortile interno, quadriportico con colonne ioniche e architravi, che precede la facciata settecentesca con un piccolo campanile.
L’interno preserva ancora l’aspetto medievale, nonostante diversi rimaneggiamenti nei secoli successivi.
È suddiviso in tre navate, ciascuna terminante con un abside.
Le colonne antiche, di varia provenienza, hanno capitelli ionici in stucco (rifatti), il pavimento è un bell’esemplare cosmatesco; nel mezzo della navata la schola cantorum, del XII secolo, ma che reimpiega diversi frammenti provenienti dalla chiesa inferiore, così come riutilizzata è la cattedra episcopale.
Nell’abside centrale è conservato il meraviglioso mosaico, raffigurante il Cristo crocifisso tra la vergine e S. Giovanni Evangelista.
Dalla sagrestia si accede alla basilica paleocristiana inferiore, costruita alla fine del IV secolo; essa presenta tre navate, divisa da colonne, ed è preceduta da un nartece; per tutto l’alto medioevo fu una delle più importanti di Roma, arricchita da affreschi e arredi vari.
Questa basilica venne gravemente danneggiata durante il sacco dei Normanni di Roberto il Guiscardo, nel 1084, e, dopo un breve tentativo di ripristino di cui testimoniano alcuni affreschi, venne abbandonata e interrata per costruirvi sopra la nuova basilica.
Al terzo livello, infine, si conservano resti di edifici pubblici e privati, separati da un vicolo, ora coperto, databili al I e II secolo d.C.; nell’edificio privato nel III secolo fu realizzato un mitreo, rapidamente trasformato in luogo di culto della venerata memoria di S. Clemente, terzo pontefice dopo S. Pietro, martire sotto Traiano.
Nelle parti sotterranee si scoprono i resti di un mitreo è costituito da tre ambienti, due che fungono da vestibolo e probabilmente da schola mitraica, con resti di stucchi ed affreschi.
Il terzo è il mitreo vero e proprio, con la volta ribassata e trattata con pomici a simulare una caverna, luogo centrale della “religione mitraica”.
Sulle pareti laterali vi sono dei banconi, sui quali prendevano posto gli adepti durante le celebrazioni.
Sulla volta vi sono delle aperture in relazione agli aspetti astrologici della dottrina, al centro un’area marmorea con Mitra che immola il toro.Attraversando quello che una volta era un vicolo all’aperto si giunge ad altri ambienti romani, in uno dei quali è visibile una corrente d’acqua, un tempo uno dei numerosissimi corsi d’acqua sotterranei della città, poi canalizzato.
La sorgente d’acqua sotterranea, che ancora oggi sgorga attraverso una delle pareti per inabissarsi nuovamente nel sottosuolo, conferisce al luogo una sacralità tellurica che è ben sentita dai visitatori sensibili a questo tipo di energie.

 

 

 

 

 

 

da Cultura-Barocca

Memorie di Ventimiglia Alta

vavQuante cose ci sarebbero sempre da dire sul centro storico di Ventimiglia (IM), più comunemente definito Ventimiglia Alta!

Vi ho abitato da bambino, nel momento più importante della formazione.

vav6I dintorni più a ponente di quel borgo, digradanti ed a un tempo dominanti il mare, allora di natura più ancora largamente incontaminata.vav4

Anche direttamente sotto quella sorta di rocca.  Solo che oggi, a mettere in evidenza un unico segmento di vicende, lo scoglio della Margunaira, una volta emergente maestoso dalle acque – e le onde vi si infrangevano con effetti spettacolari! -, risulta interrato per via dei lavori del costruendo porto turistico di opinabile valore, di sicuro di pessimo impatto ambientale.vav8

vav3I monumenti, quali Cattedrale e Battistero, ma anche il ricordo di un Castello, scomparso da tempo, più intuito dalle citazioni di una suora, maestra di scuola materna, che apprezzato nei superstiti ruderi.

La splendida visione sul fiume Roia, sulla sua vallata e sulle incombenti Alpi Marittime, spesso candidamente innevate. Sono stati tutti aspetti – ma altri ve ne erano – che hanno plasmato la mia innata curiosità e il mio personale gusto per l’estetica.

Dovrei analizzare più in profondità questo vero e proprio paese, adagiato su una sorta di promontorio.

La Cattedrale

La Cattedrale

Merita, invero, Ventimiglia Alta, adeguate monografie per i momenti di storia, per i siti di interesse (ancora: la Chiesa di S. Michele, le porte, le mura, l’Oratorio dei Neri, Forte S. Paolo, la Chiesa ed il Convento di S. Francesco, solo a fare limitati esempi), per gli illustri personaggi ivi transitati o che colà ebbero i natali (citerò soltanto Giuseppe Biancheri, a lungo deputato e Presidente della Camera del neonato regno d’Italia): non manca, del resto, adeguata produzione letteraria in proposito.

Ma ricordi personali e momenti di vita sociale e di costume mi premono prepotenti nella mente.

Allora procedo in ordine sparso.

Come non sottolineare che Ventimiglia Alta é sempre stato un centro pulsante di esistenze umane? Persone che vi si rifugiarono durante il periodo finale dell’ultima guerra, sperando anche di trovare un’oasi immune da bombardamenti aerei, per riscontrare, invece, che erano sotto il tiro dei cannoni francesi di Mont Agel. Ancora affollata, terminato quel conflitto, vide pian piano un cambio di popolazione residente, in funzione della nuova immigrazione meridionale, carica di problemi di miseria e di sofferenza, la cui memoria va serbata come minimo come ammonimento di stampo civile.

Ma, su di un piano, per fortuna più leggero, come dimenticare personaggi entrati nelle leggende locali per i loro caratteri a dire poco pittoreschi? Ad alcuni di loro dedica note interessanti l’amico Gianfranco Raimondo sulla pagina “Ventimiglia d’antan” di Facebook.

Io aggiungerei le castagnole, tipico dolce ventimigliese, basato essenzialemte sulla cioccolata amara, della scomparsa panetteria di Formica in Via Falerina, le fette biscottate e vari tipi di grissini degli altri colleghi di Via Garibaldi – vero decumano del centro storico -, la famiglia Toso, i giochi dei bambini per i carruggi e – nel mio più specifico – nella rialzata Piazza delle Erbe.

E chi si ricorda cos’era un procaccia delle Poste, che là in quegli anni era un omone grande e grosso, molto famoso, burbero, come da etichetta, ma, come tale, generoso e altruista?

Nè, affondando sempre di più nel personale, i primi fumetti – cui dedico spesso degli articoli, ora che ho trovato immagini d’epoca consone -, sbirciati e ammirati per le illustrazioni: non ancora letti, perché all’epoca le famiglie demandavano ai maestri l’insegnamento anche dei rudimenti dell’alfabeto; e poi capitava, come nel mio caso, che ti mandassero a a scuola – la cosiddetta “primina” – un anno prima!

Vennero in casa i fumetti, portati da amici adulti, ma, subito, bambini più grandi – oggi persone mature quasi dimentiche di tale loro generosità d’antan! – li mettevano a disposizione dei più piccoli, quale io, in androni maestosi di case, coronate da maestose scalinate. E le corse in edicola, ancora oggi la stessa, e, credo, della stessa famiglia (quante volte ho potuto sfogliare gratuitamente quegli oggetti dei miei desideri!), appena raggranellate dieci lire – con un massimo di otto monetine! – per poter detenere un giornalino – gioiellino della corona! – tutto per me.

vav7Ma ormai mi sto facendo prendere la mano!

Emergono vecchie fotografie: un Giro ciclistico d’Italia, che passa sotto il borgo, perché allora ne contornava a lungo il perimetro la statale Aurelia, prima del crollo in zona Funtanin (più o meno il punto da cui é stato ripreso il primo scatto della presente serie) che ne comportò una sostanziale modifica in loco, preceduta dalla rapida costruzione sull’altro versante del promontorio di variante, subito la più utilizzata come arteria di scorrimento da e per altre frazioni della città e la Francia (l’autostrada é dei primi anni ’70); le case con giardini pensili sulla Passeggiata delle Colla; il Belvedere del Capo, sotto i reperti del Castello, con vista che spazia dal fiume Roia alla città nuova, al mare, a Bordighera.

Altre visioni di giochi d’infanzia in compagnia, che spesso riemergono. Ed altri amici a sostenere che da piccoli anche loro abitavano a Ventimiglia Alta e che si faceva spesso squadra. Altri amici, più grandi, con altri frammenti di memoria.

E tanto altro ancora…

Uno scorcio della Colla

Uno scorcio della Colla

Che sia proprio necessario che io torni di volta in volta in dettaglio su qualche particolare?