Archivio mensile:dicembre 2014

Vallecrosia (IM), S. Antonio Abate

14_01ott (36)La Chiesa Parrocchiale di S. Antonio Abate di Vallecrosia (IM) é situata nel centro storico di Vallecrosia Alta (o Vecchia). Le vicende storiche di questo edificio di culto sono alquanto singolari. Si possono citare, in merito, alcuni stralci da Cultura-Barocca: "L'antica primigenia chiesa parrocchiale di Vallecrosia (naturalmente medioevale) si giudicò a lungo il piccolo tempio di S. Bernardo poi intitolato anche a Nostra Signora delle Grazie che sorge in un'area sopraelevata,  fuori borgo... Già il Lamboglia, in un suo fuggevole esame rimasto inedito, notò che sotto una rudimentale copertura, forse sei-settecentesca, si individuavano i residui, le tracce di più antichi affreschi o comunque di un'anteriore, più fine intonacatura. Questa impressione di antichità e l'intitolatura a S. Bernardo fecero giudicare questa come la primitiva chiesa parrocchiale poi surrogata con quella di S. Antonio nel 1737, date le esigenze di un'aumentata popolazione:
Un particolare della facciata di S. Antonio Abate

Un particolare della facciata di S. Antonio Abate

ed a confortare tale ipotesi rimasero due iscrizioni a S. Bernardo e il fatto che proprio nel XVIII secolo il vescovo intemelio Bacigallupi avesse consacrato la nuova chiesa parrocchiale... va-colonna1h Paolo Stringa... suppose... : "La chiesa parrocchiale di S. Antonio rifatta nel 1737 trae forse le origini da un precedente edificio medioevale, come sembrerebbe confermare la COLONNA CON CAPITELLO CUBICO che sul fianco destro regge la sporta di una nicchia di altare barocco" (c'era anche sul fronte della chiesa un gemello poi riutilizzato in un edificio privato!)... incuriosito dalla lapide secentesca riutilizzata nel muro, a destra dell'uscita, di una chiesa teoricamente completata ex novo nel 1784. Ma in effetti una parrocchiale a S. Antonio esisteva da molto tempo prima (XIII secolo?).
In questo scorcio, a meridione del borgo di Vallecrosia Alta, dietro la Torre antibarbaresca é visibile la Chiesa di S. Bernardo (e della Madonna delle Grazie) del XIV secolo

In questo scorcio, a meridione del borgo di Vallecrosia Alta, dietro la Torre antibarbaresca é visibile la Chiesa di S. Bernardo (e della Madonna delle Grazie) del XIV secolo

Fu poi dedicata forse anche a S. Bernardo e S. Sebastiano come si ricava da un quasi indecifrabile scritto di contabilità (Archivio Parrocchiale di Vallecrosia) riguardante "Valle Croza ville vintimilij" per gli anni 1576-7 (sottoscritto Jacobus Martinus) e più specificatamente da un appunto del 20-VII-1614 da cui risulta un prestito di L. 20 degli "Offisiari del Santissimo Rosario" agli "Offissiari" della "Parrochiale del Santo Antonio et Santo Bernardo et Santo Sebastiano"... Qualche informazione ... la producono gli scritti relativi alle visite pastorali: il 29-III-1621 il Vescovo intemelio Nicolaus Spinulas cresimò 26 fanciulli vallecrosini "in Ecclesia Parrochiali Valicrosie", l'11-V-1704 il vescovo intemelio Ambrosius Spinula cresimò (in vesperis in Ecclesia Parochiali loci Vallicrosiae in actu Visitationis) 71 Puellae (fanciulle) e 70 Pueri (fanciulli) di Vallecrosia e contestualmente 11 ragazzi di Perinaldo (Podij Rainaldi), 3 di Vallebona ( Vallisbone ) e 2 di Borghetto S. Nicolò ( Burghetti )... per ampliarla e ristrutturarla i vallecrosini pensarono di inviare una petizione al Senato genovese per stornare una consistente somma dal deposito presso il banco di S. Giorgio fatto da un ricchissimo Giovanni Aprosio a beneficio dei compaesani e per utilizzarla all'uopo: grazie ai soldi del previdente (per i vallecrosini) Aprosio si sarebbe così avuta una buona chiesa!...
Il campanile di S. Antonio Abate spicca sull'abitato

Il campanile di S. Antonio Abate spicca sull'abitato

Una veduta particolare del campanile di S. Antonio Abate

Una veduta particolare del campanile di S. Antonio Abate

come si è notato dall'analisi dell'attuale parrocchiale il piccolo campanile della precedente vecchia costruzione venne fasciato col nuovo e più grande ma del vecchio si riconoscono ampie porzioni, come l'intonacatura e l'affresco (e pur con una saltuaria visitazione se ne è riconosciuta la vetusta!). La più grande chiesa nuova avvolse quella vecchia: intorno a questa si costruì un terrapieno su cui poggiò il nuovo edificio. La porzione della vecchia venne diruta per quanto eccedeva il terrapieno ma conservata quale cripta per inumazioni nella porzione inferiore al pavimento della nuova chiesa ed a cui si poteva accedere per il tramite di una botola sita presso l'altar maggiore del moderno edificio. Questa è stata chiusa da tempo ma nelle testimonianze di chi potè accedervi, anche per quei lavori di sistemazione, risulta sotto l'attuale chiesa la presenza di un vano molto ampio..."

S. Antonio, Frazione di Ventimiglia (IM), Chiesa

La Chiesa di S. Antonio Abate in S. Antonio, Frazione di Ventimiglia (IM), sorge su di un crinale, che mette in contatto la Valle del Rio Latte con quella del torrente Bevera: crocevia di un certo rilievo storico, come nei casi degli spostamenti di mandrie verso il mare, avvenuti nel Medio Evo, o, in direzione opposta, la trista scorreria dell'agosto 1563, effettuata dai pirati barbareschi di Ulug-Alì.

La Chiesa di S. Antonio Abate in S. Antonio, Frazione di Ventimiglia (IM), sorge su di un crinale, che mette in contatto la Valle del Rio Latte con quella del torrente Bevera: crocevia di un certo rilievo storico, come nei casi degli spostamenti di mandrie verso il mare, avvenuti nel Medio Evo, o per la trista scorreria dell'agosto 1563, effettuata in direzione opposta dai pirati barbareschi di Ulug-Alì.

Ospedaletti (IM), Cappella di S. Erasmo

In Ospedaletti (IM), la Cappella di S. Erasmo, patrono dei marinai, alla cui confraternita il piccolo edificio rimane affidato, era inizialmente dedicata a S. Giovanni Battista , la cui denominazione passò alla nuova Chiesa Parrocchiale del borgo, terminata nel 1825. S. Erasmo, quando era ancora S. Giovanni Battista, l'11 febbraio del 1814 ospitò il Papa Pio VII che, tornando dalla prigionia a cui lo aveva ridotto in Francia Napoleone I, vi fece una sosta. Il Pontefice, accolto da una folla entusiasta, diede la benedizione. In memoria di quella visita, che forse è l'unica resa da un Papa alla cittadina, fu eretta presso la torre una croce di legno, ora spostata in luogo meno esposto alle intemperie. Si possono, forse,  riassumere diverse vicende storiche relative alla Cappella e al comune di Ospedaletti, citando Wikipedia: "L'origine del paese (Ospedaletti) risale agli albori del XIV secolo quando un nobile provenzale, Fulcone di Villaret, Gran Maestro dell'Ordine Gerosolimitano di San Giovanni, ordine dei cavalieri custodi del Santo Sepolcro, venne sorpreso, insieme al suo equipaggio diretto dalla Palestina alla Francia, da una tremenda tempesta nel golfo ligure. La nave affondò, ma il nobile e la sua flotta si salvarono e approdarono a nuoto sulla spiaggia del Giunchetto (più a ponente, nella vicina Bordighera). Scampati alla furia del mare, decisero di ringraziare San Giovanni, erigendo una cappella. Oltre alla chiesa, i crociati, che in seguito assunsero il nome di Cavalieri di Rodi, costruirono un ospizio per fornire assistenza ai pellegrini che si recavano in Terra Santa.  Da questo ospizio discenderebbe il nome di Ospedaletti..."

In Ospedaletti (IM), la Cappella di S. Erasmo, patrono dei marinai, alla cui confraternita il piccolo edificio rimane affidato, era inizialmente dedicata a S. Giovanni Battista , la cui denominazione passò alla nuova Chiesa Parrocchiale del borgo, terminata nel 1825. S. Erasmo, quando era ancora S. Giovanni Battista, l'11 febbraio del 1814 ospitò il Papa Pio VII che, tornando dalla prigionia a cui lo aveva ridotto in Francia Napoleone I, vi fece una sosta. Il Pontefice, accolto da una folla entusiasta, diede la benedizione. In memoria di quella visita, che forse è l'unica resa da un Papa alla cittadina, fu eretta presso la torre una croce di legno, ora spostata in luogo meno esposto alle intemperie. Si possono, forse, riassumere diverse vicende storiche relative alla Cappella e al comune di Ospedaletti, citando Wikipedia: "L'origine del paese (Ospedaletti) risale agli albori del XIV secolo quando un nobile provenzale, Fulcone di Villaret, Gran Maestro dell'Ordine Gerosolimitano di San Giovanni, ordine dei cavalieri custodi del Santo Sepolcro, venne sorpreso, insieme al suo equipaggio diretto dalla Palestina alla Francia, da una tremenda tempesta nel golfo ligure. La nave affondò, ma il nobile e la sua flotta si salvarono e approdarono a nuoto sulla spiaggia del Giunchetto (più a ponente, nella vicina Bordighera). Scampati alla furia del mare, decisero di ringraziare San Giovanni, erigendo una cappella. Oltre alla chiesa, i crociati, che in seguito assunsero il nome di Cavalieri di Rodi, costruirono un ospizio per fornire assistenza ai pellegrini che si recavano in Terra Santa. Da questo ospizio discenderebbe il nome di Ospedaletti..."

Arma di Taggia (IM), Santuario-Grotta della SS. Annunziata

ss.annunziata1h                                                                 Il Santuario della SS. Annunziata ad Arma di Taggia, nel comune di Taggia in provincia di Imperia, é uno dei pochissimi Santuari di Grotta della Liguria. ss.annunziata2hAffacciato sul mare. Il nome del sito, detto pure dell'Arma, induce a pensare, per via del significato storico di quel toponimo, presente in altri punti del ponente ligure, ad un'antica frequentazione in loco di eremiti. In ogni caso il Santuario venne eretto nel 1546. A seguito di eventi miracolosi: ad una ragazza sordomuta una donna splendente regalò un quadro, che ritornava misteriosamente nello speco ogni volta che veniva spostato. Erano i tempi delle invasioni barbaresche o turchesche. Nel 1543 erano stati devastati da quelle orde i dintorni di Ventimiglia, più ad ovest (memorabile l'assalto respinto dagli abitatnti di Vallebona). In base alle credenze dell'epoca, alimentate altresì in rapporto ad altri fattori, quali le presunte stregonerie e l'incombenza del luteranesimo, quei pirati del mare potevano ben sembrare - e per tali le autorità religiose facevano passare - Cavalieri dell'Apocalisse. Oltrettutto nei territori - quali quelli in questione - della Serenissima Repubblica di Genova, che non sapeva sconfiggere i Turchi sul mare, non era ancora stata neppure approntata a quel momento una robusta rete di torri di difesa e di avvistamento (per ironia della sorte un bastione venne eretto di lì a poco proprio sul sommo della grotta). ss.annunziata3hAnche quest'ultimo aspetto contribuiva ad alimentare paure e superstizioni popolari, per cui si credeva sul serio ai miracoli.

La strega contesa di Taggia (IM)

Taggia (IM)

Taggia (IM)

Nell'ambito dei contrasti sui conflitti di competenze, sorti sul finire del XVII secolo tra Inquisizione e Serenissima Repubblica di Genova, compare anche un episodio riguardante Taggia (IM), in Valle Argentina. Nella podesteria di Taggia, infatti, nell'agosto del 1676 l'Inquisizione aveva provveduto a far incarcerare tal Pellegrina Vivalda, che era stata accusata d'essersi data a pratiche di stregoneria. Era questa una zona a rischio, su cui si erano già contrapposti Inquisizione e Stato in merito al tardo cinquecentesco episodio delle streghe di Triora, verificatosi appunto nell'alto entroterra di Taggia. Lo scontro in questione, per quanto ci ragguaglia il Romano Canosa, non ebbe risonanza tanto per la peculiarità dell'accusa e della relativa carcerazione quanto per le metodologie seguite: la prassi istituzionale non sarebbe stata in alcuna maniera rispettata. Infatti l'arresto dell'accusata sarebbe stato compiuto da tali Gio. Batta e Bernardo Rolandi, parimenti abitanti a Taggia, qualificatisi alla stregua di sbirri del Sant'Ufficio. La cosa non risultò giammai chiara, nemmeno per le autorità centrali. Alla fine si appurò che già dall'anno 1637 l'Inquisitore in carica in Genova, il Ricciardi, aveva preso l'abitudine di valersi qual suo ufficiale di Gio. Batta Rolandi cui aveva rilasciato una specifica patente: gli Inquisitori successivi avevano quindi ripetuto la nomina e riconfermata la patente, anzi il discusso Padre Michele Pio Passi dal Bosco una analoga patente aveva rilasciato a vantaggio del figlio di Gio. Batta, appunto Benedetto Rolandi. A riprova di queste scelte autonome e unilaterali degli Inquisitori di Genova si appurò poi che l'Inquisitore padre Tommaso Mazza aveva conferito la nomina di bargello del Santo Ufficio per il territorio del Governatorato di Sanremo ad un certo Gio. Batta Sacco: il Canosa ci ragguaglia su come il decreto di nomina venne firmato da un notaro del Santo Ufficio di Genova tal padre Tommaso Raineri da Forlì. Erano scelte discutibili, indicazioni di una prevaricazione dell'Inquisitore genovese sui diritti istituzionali della Repubblica e verisimilmente per questa motivazione il nuovo pontefice Innocenzo XI, vagliati anche i tempi non facili per la Santa Sede, optò per la strada della conciliazione e della diplomazia. Il 24 settembre dell'anno 1677 il plenipotenziario di Genova a Roma, il Lercaro, avvisò il proprio governo come il il papa fosse finalmente arrivato alla decisione, acclarata anche da eminenti cardinali come il Cybo, che l'Inquisitore di Genova allorquando avesse dovuto pubblicare bandi pubblici, editti o sentenze non si sarebbe potuto esimere più dai servigi di un notaro pubblico collegiato che vi apponesse la propria firma congiuntamente a quella del notaio frate. Oltre a ciò secondo le direttive del pontefice l'Inquisitore sarebbe stato per sempre obbligato a richiedere la partecipazione degli assistenti laici alla lettura di procedimenti sia offensivi che difensivi, antecedentemente alla pubblicazione della sentenza, "senza pregiuditio del facoltativo". Per compensare tale concessioni la Repubblica sarebbe stata tenuta a concedere per i suoi compiti di polizia all'Inquisitore un bargello, cioé uno sgherro, in permanenza. Nel 1677, dopo tante contese, parve risolta con siffatto concordato la querelle tra Inquisizione e Repubblica di Genova. Ma non si era ancora giunti ad una soluzione definitiva: infatti il Protettore Gio. Batta Centurione, allorquando verso la fine del 1677 gli si presentò l'Inquisitore Mazza ad enunciare la sua interpretazione del concordato, si rese subito conto che questi non correvano sulla stessa linea valutativa del Governo.