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A Roma Samonà aveva ritrovato Topazia Alliata

Topazia Alliata, Autoritratto con il campanile basso (detto anche Autoritratto con piccozza), s.d. ma (1933), olio su tela, Coll. Eredi Maraini – Fonte: Arte.it cit. infra
Topazia Alliata, Ritratto di alpinista (Fosco Maraini), 1933 – Fonte: Giornale di Sicilia

[…] Eclettica, affascinante, anticonformista nobildonna palermitana, un passo avanti rispetto al suo tempo, Topazia Alliata di Salaparuta è sempre stata uno spirito libero. Pittrice, gallerista, curatrice, talent scout dal gusto deciso e sicuro, ma anche donna sportiva ed elegante, con due occhi straordinari, Topazia ha percorso un intero secolo, il Novecento, viaggiando parecchio, sola e con il marito Fosco Maraini, da cui ebbe tre figlie, Dacia, Yuki e Toni. Pur legata alla nobiltà europea, curatrice di mostre internazionali, è sempre rimasta avvinta alla Sicilia, fino alla sua morte, avvenuta un anno fa, a 102 anni.
Una mostra a Palermo – prima retrospettiva a lei dedicata, voluta dalle figlie Dacia e Toni Maraini e dalla nipote Gioia Manili – la racconta attraverso fotografie, disegni, lettere e alcune tra le sue tele più interessanti, al fianco di opere di suoi amici e colleghi: da Guttuso a Pupino Samonà.
“Topazia Alliata. Una vita per l’arte” [Palermo, Palazzo Sant’Elia, 11 novembre 2016 – 11 gennaio 2017] vede la curatela del critico d’arte Anna Maria Ruta, grande esperta del ‘900 e studiosa del Futurismo, che sei anni fa per l’editore Kalòs ha pubblicato la prima biografia dell’artista e gallerista. Organizzata dalla Fondazione Sant’Elia (ente della neonata Città metropolitana presieduta dal sindaco Leoluca Orlando) in collaborazione con l’associazione Lo Stato dell’Arte, la mostra ha il patrocinio del Comune di Palermo.
Inaugurazione 11 novembre, ore 18,30. Dalle 17 la mostra sarà aperta ai giornalisti. Saranno presenti Dacia Maraini e il sindaco Leoluca Orlando.
Il percorso espositivo osserva in filigrana una nobildonna che rifiutò la tradizione e volle correre per il mondo, animata da uno spirito curioso e sicuro da elegante conoscitrice, amica di poeti, intellettuali, scrittori ed artisti come, oltre a già ricordati Renato Guttuso e Pupino Samonà, Corrado Cagli o Carlo Levi, ma anche di intellettuali impegnati come Danilo Dolci.
A Palazzo Sant’Elia, l’obiettivo della Ruta mette a fuoco la figura della nobile aristocratica anticonformista, cresciuta in una famiglia di artisti(le zie pittrici Felicita ed Amalia Alliata, ma anche Quintino di Napoli); ne ripercorre la vicenda umana, i rapporti, le amicizie, la capacità artistica. Il racconto è scandito da otto sezioni tematiche che, partendo dalla storia della famiglia Alliata, toccano gli anni in cui frequentò l’Accademia di Belle Arti, i maestri, i giovani colleghi; il rapporto e il matrimonio con l’etnologo e fotografo Fosco Maraini, il trasferimento in Giappone durante la seconda guerra mondiale e la sofferta parentesi vissuta da tutta la famiglia in un campo di concentramento nel paese del Sol Levante; il ritorno in Sicilia e l’avventura da imprenditrice alla guida della Vini Corvo; gli anni ’50, gli intellettuali e gli amici artisti; la nascita della Galleria d’arte a Trastevere e i rapporti con artisti e collezionisti internazionali. Ciascuna delle sezioni ospita opere appartenenti agli eredi di Topazia Alliata o in prestito da istituzioni e collezionisti privati.
La mostra sarà un excursus storico-artistico sulla creatività della famiglia Alliata, sui maestri – Pippo Rizzo, Archimede Campini, Ettore De Maria Bergler, Mario Mirabella; sui colleghi d’Accademia – Renato Guttuso, Nino Franchina, Ezio Buscio, Piera Lombardo, Lia Pasqualino Noto, Giovanni Rosone; sugli artisti ospitati da Topazia e lanciati dalla Galleria Trastevere. Un frammento è dedicato agli anni giapponesi: «Seguii Fosco fino alla fine del mondo» scrive Topazia parlando del suo soggiorno in Giappone concluso poi nel campo di concentramento. Le firme raccontano un secolo di arte italiana: dagli Alliata, a Quintino Di Napoli, Renato Guttuso, Ettore de Maria Bergler, Lia Pasqualino Noto, Pina Calì, Archimede Campini, Pippo Rizzo, Mario Mirabella, Nino Franchina, Elisa Maria Boglino, Nino Garajo, Piera Lombardo, Michele Dixit, il soprano e pittrice Ester Mazzoleni Cavarretta, Daniele Schmiedt, Corrado Cagli, Ezio Buscio, Giovanni Rosone ed altri.
Le opere di Topazia Alliata non sono moltissime, ma mostrano una mano sicura, attenta, influenzata dalle correnti artistiche del suo tempo. «Non so perché mia madre abbia smesso di dipingere – scrive Dacia Maraini – Probabilmente non aveva abbastanza fiducia nel suo lavoro. Come tante donne, portava in sé la memoria atavica della sfiducia istituzionale».
La nobildonna
La retrospettiva di Palazzo S. Elia, a cura del critico d’arte Anna Maria Ruta, prende le mosse dai primi anni passati tra il nobile palazzo di famiglia di Palermo e la villa di Bagheria: la giovane Topazia è irrequieta e affamata d’arte; nella Sicilia appena uscita dalla Prima Guerra, lei porta i pantaloni, fuma e guida l’auto (è una delle prime donne in Sicilia a prendere la patente) si impone sulla morale del tempo e convince il padre, il duca Enrico di Salaparuta –, uomo nemico di ogni pregiudizio, interessato alle nuove culture e all’ antroposofia, vegetariano e naturista, mentre la madre è Amelia Ortuzar Olivares detta Sonia, figlia di un diplomatico cileno, straordinaria cantante d’ opera che ha interrotto la carriera per sposare il duca siciliano -, a farle frequentare non solo l’Accademia di Belle Arti, ma anche la Scuola Libera del Nudo, allora proibita alle donne.
Viaggiatrice, curiosa, sportiva, a 18 anni raggiunge Firenze dove conosce Fosco Maraini, giovane etnologo, scrittore e fotografo: è amore a prima vista, i due giovani dopo pochi anni si sposano e, dopo una parentesi da bohémien a Fiesole, si trasferiscono in Giappone dove Maraini ottiene un incarico universitario; la famiglia – nel frattempo sono nate le tre figlie – rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò ed è perseguitata dalle leggi naziste; sarà rinchiusa in un campo di concentramento di Nagoya da cui verrà liberata soltanto nel 1945.
Il ritorno in Sicilia porta Topazia Alliata alla guida dell’azienda vinicola di famiglia. Iniziano i primi dissapori con Fosco, dopo pochi anni la coppia si separa: Topazia, che ha sempre continuato a disegnare e dipingere, seppure senza continuità, inizia a viaggiare tra Roma e Palermo, rinsalda i rapporti con il mondo dell’arte e le gallerie; il suo gusto sicuro le fa scegliere pittori e scultori, intuisce l’estro e le potenzialità di giovani come Pupino Samonà e li lancia sul mercato. Dopo qualche anno apre la sua a Roma: la Galleria Trastevere diventa ben presto un punto focale del movimento artistico degli anni Sessanta, ribalzando su Palermo un’attività straordinaria che porta la nobildonna ad essere apprezzata da Bruno Caruso ed Enzo Sellerio.
La Galleria si apre con una mostra su Cascella nel ‘59, seguirà Nuvolo e tanti altri, fino alla chiusura nel ‘64. Topazia sostiene Danilo Dolci, si accosta al Movimento Federalista Europeo e, alla sua nascita, aderisce al Partito Radicale, ma è anche separatista di Sinistra, come lei stessa confessa, distinguendosi dalle rappresentanti dell’aristocrazia siciliana, così lontane da lei per comportamenti e cultura.
Dopo la chiusura della galleria, Topazia Alliata comincia a proporre e curare mostre in importanti musei: gusto sicuro, piglio energico, una grazia infinita, la nobildonna dagli occhi di smeraldo incanta prima la vecchia Europa, poi l’America. L’elenco delle mostre è infinito, ognuna è un grande successo. Topazia Alliata è scomparsa nel 2015, a 102 anni. […]
Redazione, Topazia Alliata. Una vita per l’arte, Arte.it, novembre 2016

Michele Dixitdomino, Ritratto di Topazia Alliata, 1931 – Fonte: Balarm.it
Renato Guttuso, Topazia seduta – Fonte: Balarm.it
Mario Samonà, Senza titolo, 1954 – 120×100, su tela – Coll. T. Alliata – Fonte: Samonà, art. cit. infra

Per i primi lavori, realizzati a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, Mario Samonà, familiarmente chiamato Pupino, si volse con meravigliata curiosità alla natura.
Amava raccogliere frammenti di cortecce d’albero e palme di Fichi d’India levigati dal tempo che incollava su tavole di legno, talvolta ricoperte di juta, o su tela. Nel corso di quella ricerca, iniziata a Palermo e proseguita, e perfezionata, nel primo periodo romano, riuscì a decantare gli elementi organici e delinearne le strutture. Grazie a un ‘aerografo’ ingegnosamente messo a punto e all’uso di caches che gli permetteranno di scontornate le forme e nel contempo ottenere sfumature e trasparenze, emersero sulla tela forme epurate e come captate da una energia che tutto pervade.
[…] Agli inizi degli anni Cinquanta, dopo vari viaggi e la partecipazione ad alcune mostre, la scelta di stabilirsi a Roma aveva segnato una svolta. Roma era un centro nevralgico dove in una sorta di bulimia di conoscenza e
creazione gli artisti si adoperavano a recuperare il tempo chiuso degli anni del provincialismo autarchico e della guerra.
A Roma Samonà aveva ritrovato Topazia Alliata, già conosciuta a Palermo. Tramite lei, che ne era amica, conobbe alcune singolarissime figure – Corrado Cagli, Ettore Colla, Emilio Villa, Carlo Levi – e poi Burri, Capogrossi, Franchina, Rotella, Nuvolo, Scialoja, gli artisti del Gruppo Forma e altri di diversi orizzonti e più giovani come lui.
Da quegli incontri scaturirono esperienze e confronti. Quella fu scuola di arte e vita. La mostra I sette pittori sul Tevere organizzata nel 1955 sulla Barcaccia del fiume da Topazia Alliata e Emilio Villa consolidò il sodalizio umano e artistico con Topazia che nel 1958 aprì la Galleria Trastevere.
Samonà vi tenne diverse mostre personali e tramite la galleria, che collaborava col critico inglese Lawrence Alloway, viaggiò più volte a Londra, ma non solo, partecipando a varie mostre fuori Italia.
[…]
Alberto Samonà, Gli occhi di Pupino Samonà e il colore indelebile del Memoriale, Il Memoriale italiano ad Auschwitz. Giornata della Memoria 2014, Documentazione, conservazione e progetto di integrazione 2008-2012, a cura di Giuseppe Arcidiacono e Sandro Scarrocchia, Accademia di Belle Arti di Brera, Sestante Edizioni

Topazia Alliata, Ritratto di Maria Fossi, 1938 – Fonte: Balarm.it
Topazia Alliata, Autoritratto, 1931 – Fonte: TNS Sicilia
Topazia Alliata, Capo Zafferano, 1930 – Fonte: Balarm.it

Topazia fu pittrice, gallerista, mecenate e imprenditrice. Era nata a Palermo il 5 novembre del 1913 in una delle famiglie aristocratiche siciliane più illustri, anche se lei così scriveva:
“In verità io personalmente non ho dato gran peso al cognome che porto. Certo, un notevole peso lo ha la storia che questo cognome, questa famiglia ha attraversato. Una storia fatta di pagine grigie, di pagine nere, di pagine d’oro… una storia nella quale si sommano intelligenze e negligenze, potere e arroganza, generosità e possesso, opportunismo e grandi opportunità… chiamarsi Alliata, allora, significa, forse, portarsi inconsapevolmente dentro il peso di tutto questo… mi piace pensare che lungo la linea di questa famiglia corra sempre un elemento unificante è quella misteriosa capacità creativa, un dono che si perpetua, che ci ha sospinti, anche se con risultati diversi, verso la cultura, l’arte, spesso su posizioni di avanguardia”.
Topazia fu educata da un’istitutrice inglese e quando, a diciotto anni, si recò a Londra restò ammaliata da questa città: per tutta la sua vita sarà un’anglofila e vedrà sempre l’Inghilterra come la sua terra ideale.
Stimolata dalle zie paterne, Amalia e Felicita, che erano poete, pittrici e musiciste, Topazia giovanissima iniziò a dipingere. Purtroppo della sua produzione pittorica è rimasto ben poco a causa della dispersione dei suoi quadri nei vari trasferimenti di domicilio e ad alcuni furti, ma le sue poche tele denotano un grande talento.
Con il permesso del padre si iscrisse alla Scuola libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, fino ad allora preclusa alle donne. Mentre altre sue colleghe di quei tempi dipingevano la quotidianità femminile, Topazia focalizzava l’attenzione sull’interiorità del soggetto, aveva il gusto per l’essenzialità della forma ed era attratta dal tema psicologico degli stati d’animo: subì sicuramente l’influsso della conoscenza del Futurismo.
In alcuni quadri ritrae paesaggi in cui si percepisce il fascino della terra siciliana, ma quelli che lei predilige sono i ritratti e gli autoritratti. Qui si ritrae a volte orgogliosa e sicura di sé, altre volte riflessiva e pensierosa, giocando con i colori e le pennellate a seconda dei suoi stati d’animo.
[…] Quando Fosco ottenne un incarico universitario in Giappone, Topazia senza esitazioni lo seguì portando con sé la loro figlia Dacia. In Giappone l’intera famiglia fu anche reclusa per un periodo in un campo di concentramento, probabilmente a causa del rifiuto di Fosco a aderire alla Repubblica di Salò. Nel 1946 la famiglia ritornò in Italia con le figlie nate nel frattempo in Giappone: Yuki e Toni.
Alla morte del padre, Topazia prese le redini dell’azienda vinicola di famiglia: la Vini Corvo di Salaparuta.
Alla fine del 1955, conclusa questa sua attività imprenditoriale, Topazia si trasferì a Roma aprendo la Galleria Trastevere e trasformandosi in una talent scout capace di scoprire e incoraggiare artisti sconosciuti. La Galleria diventò un punto di ritrovo per pittori, scultori e intellettuali e venne definita “un crogiuolo febbrile di idee e di eventi”. Topazia oltre a incoraggiare i giovani artisti, spesso di diverse nazionalità, provvedeva a ospitarli e fornire loro un tetto.
Nel 1964 l’attività della Galleria si esaurì, ma Topazia continuò a organizzare mostre: era sempre al centro del fermento culturale intorno all’arte contemporanea. Chi veniva a contatto con lei, respirava il suo spirito cosmopolita. Fu amica, fra gli altri di Carlo Levi, Pippo Rizzo, Lia Pasqualino Noto e di tanti altri artisti ed intellettuali dell’epoca.
Così scrive Achille Bonito Oliva: “Topazia aveva un’innata curiosità, non si preoccupava di essere garantita dal giudizio degli altri, era una donna votata alla scoperta”.
E il suo amore per la pittura era un amore antico, infatti prima del suo trasferimento a Firenze, negli “anni siciliani” era molto amica di Renato Guttuso e spesso i due lavoravano insieme in uno studio ricavato nelle antiche stalle della Villa Valguarnera di Bagheria. Lì, lei si esercitava per ore, cosciente di avere imparato in accademia la tecnica pittorica, ma di non avere conseguito ancora uno stile personale. Guttuso elogiò la sua arte e in un articolo espresse su di lei un giudizio lusinghiero, sottolineando l’abilità della giovane pittrice “nella rappresentazione astratta di emozioni, sentimenti, stati d’animo”. A volte i due disegnavano insieme e in alcuni disegni, ancora oggi, non è facile distinguere la mano del maestro da quella dell’allieva.
Topazia amava lo sport e la natura e fu un’ardita arrampicatrice e sciatrice. Faceva parte del Direttorio del gruppo Rocciatori del CAI di Palermo e quando si sposò, insieme a Fosco compì varie ascensioni sulle Dolomiti.
Era stata una delle prime donne in Sicilia a prendere la patente, anche quella internazionale, come teneva a precisare, e una sua nipote parlando di lei così la descriveva: “Zia Topazia guidava l’automobile e indossava i pantaloni! Ed era bionda con gli occhi blu e fumava!”
Sua figlia, la scrittrice Dacia Maraini, ancora oggi non comprende perché sua madre smise di dipingere: “Probabilmente non aveva abbastanza fiducia nel suo lavoro. Come tante donne portava in sé la memoria atavica della sfiducia istituzionale” […]
Ester Rizzo, Topazia Alliata, Enciclopedia delle Donne

Topazia Alliata, Autoritratto, 1930 – Fonte: Balarm.it
Topazia Alliata, Fosco Maraini con le figlie in Giappone, al termine della loro prigionia in campo di concentramento- Fonte: Giornale di Sicilia

L’esplorazione di sensi e universi di Clé, divenuto giovane appassionato ed esuberante, raggiunge un suo culmine nell’impresa di un disagevole viaggio in motocicletta per raggiungere la Sicilia e la bella Malachite, che aveva conosciuto in Toscana e gli era apparsa come un sole tanto da decidere subito di sposarla. In Sicilia, dove vive un “amore felice e giocoso” con Malachite, scopre il fascino di un’antica aristocrazia conoscendo a fondo il padre della sua sposa, il duca Enrico, con cui condivide l’amore per l’Oriente. Dalla vera Topazia Alliata, la solare Malachite del suo avvincente racconto, Fosco Maraini ha tre figlie, Dacia, Yuki e Toni, con le quali vive in un lieto mondo domestico interamente femminile.
A venticinque anni, d’impulso decide di seguire come fotografo il suo maestro Tucci, che Maraini chiama con il suo vero nome, e con lui procede tra mille difficoltà nell’impervio Tibet dove documenta quel che resta dell’antica civiltà iniziando un lungo percorso di esplorazione del mitico Oriente. Pochi anni dopo, con una borsa di studio parte con la famiglia per il Giappone, dove vive in modo tranquillo e laborioso, fino a che, dall’8 settembre del 1943, con i passaggi di alleanze della guerra, dichiarandosi contrario al regime di Salò di cui il Giappone è alleato, da amico diventa nemico finendo internato in un campo di concentramento a Nagoya. Qui scopre e sperimenta amaramente la crudeltà di un’antica civiltà che comunque continua ad ammirare. Con la moglie e le figlie viene liberato nel 1945 per fare ritorno in Italia l’anno dopo.
Annarosa Mattei, Vita di un viaggiatore intorno all’uomo, Dialoghi Mediterranei, n. 42, marzo 2020

Bernard Berenson con Topazia Alliata di Salaparuta, Fosco Maraini e loro figlia Dacia Maraini a Bagheria nel 1953 – Berenson Collection, The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies

Oggi penetriamo tra le pieghe di una grande storia d’amore, quella di Topazia Alliata e Fosco Maraini, attraverso il libro “Love Holidays“, quaderni d’amore e di viaggi, un poetico puzzle di appunti, schizzi e fotografie, fatto a quattro mani. Sin dalle prime pagine si è catapultati sulla giostra amorosa e giocosa del loro vocabolario di coppia fatto di espressioni inglesi italianizzate, quali “Happo e Happa” (felice), “Darlingo e Darlinga” (tesoro), e ci si scopre innamorati del loro amore tanto giovane, ma così maturo da proiettarli nel futuro.
Siamo nel 1932. I due ragazzi appartengono a mondi geograficamente e socialmente lontani. Fosco è figlio di Yoï Pawlowska Crosse, scrittrice anglo-polacca, e di Antonio Maraini, scultore fiorentino di origine ticinese; Topazia è figlia di Sonia Ortuzar, figlia di un ambasciatore cileno, donna dalla bellezza straordinaria, nata e cresciuta a Parigi, giovane promettente cantante lirica, allieva di Enrico Caruso, carriera che sacrifica alla famiglia, e del duca Enrico Alliata di Salaparuta, uomo atipico per l’aristocrazia dell’epoca: seguace delle idee di Steiner, lettore di libri di filosofia, vegetariano ante litteram, contadino tra i suoi contadini nel coltivare le vigne di famiglia. L’unico lusso che Enrico e Sonia si concedono è una tata anglosassone, ecco perché in famiglia si parla soprattutto inglese.
Topazia è una ragazza ribelle, ma dolcissima, luminosa e carismatica, pittrice di talento, viaggiatrice appassionata e amica di grandi intellettuali, fra cui Renato Guttuso, Pippo Rizzo, Nino Franchina, il poeta Ignazio Buttitta, Pupino Samonà, Lia Noto e Piera Lombardo. Proprio con quest’ultima si reca a Londra, passando le notti in treno, dove conoscerà Guglielmo Marconi e lo storico Denis Mack Smith che scriverà dei libri, che lo consacreranno a livello internazionale, sulla Sicilia, forse ispirato dalle due meravigliose muse, e sull’Italia.
Con la madre, invece, festeggia il diciottesimo compleanno a Parigi, nei musei, suoi luoghi dell’anima, incantata dai grandi artisti che conosceva di nome come Paul Guillaume, che le farà un ritrattino cubista che le regalerà. E poi, sia da sola che in compagnia, sarà più volte a Venezia e a Firenze, dove farà l’incontro della vita.
Fosco, dal canto suo, è un grande alpinista, fotografo e diventerà uno dei più grandi antropologi e orientalisti italiani.
Al loro primo incontro, la bionda e aristocratica palermitana, dagli occhi di smeraldo, resta stregata da quel giovane “dalla faccia un poco mongola e dagli occhi stellati“. L’amore inaspettato scoppia con una tale potenza da farli decidere immediatamente per la convivenza, scandalosa all’epoca; ma ai due innamorati interessa il loro di mondo e non quello di chi li giudica. Tanto è grande l’affiatamento, la complicità e l’unione di anime che inventano, da subito, una cronaca del loro rapporto, caricata di simboli profetici e beneaugurali, che iniziano a trascrivere su grossi quaderni; ai loro diari di viaggio, con le descrizioni dei paesaggi, delle strade percorse e delle vette raggiunte, si aggiungono i pensieri, le annotazioni buffe, i disegni stilizzati e tante fotografie. Le due passioni che si incontrano e si fondono.
[…] Il ragazzo, però, forte di quell’amore scontenta il volere dei suoi e il matrimonio, che viene celebrato in maniera privata e semplicissima a Firenze nel 1935, vede la presenza di Yoï, ma non di Antonio Maraini che, non approvando la furia di quella decisione, si nega al figlio nel giorno più importante della sua vita.
Gli sposini vanno a vivere a Fiesole, dove nel 1936 nasce Dacia, e stringendosi fanno piani per il futuro, sognando di fare tanti figli, educarli alla felicità e alla responsabilità sin da piccoli. Qui Fosco viene raggiunto dalla bella notizia di aver vinto una borsa di studio internazionale e parte così per il Giappone, il paese del sol levante, con la moglie e la bimba appena nata.
Le loro spensierate esistenze, degli anni compresi tra il 1932 e il 1934, la travolgente passione di un’epoca lontana, eppure così moderna, saranno stravolte e travolte dall’internamento in un campo di concentramento giapponese, a seguito dei fatti dell’8 settembre 1943, in quanto non aderenti alla Repubblica Sociale Italiana, esperienza dolorosa che vivranno assieme alle tre piccole figlie: Dacia, Yuki, nata a Sapporo nel 1939 e Toni, a Tokio nel 1941, a cui ogni sera Topazia intonerà il “Coro a bocca chiusa” della Butterfly per farle addormentare.
Ma questa è un’altra storia, che racconteremo in seguito, per oggi solo “Love Holidays“.
Giusi Patti Holmes, Topazia Alliata e Fosco Maraini, una grande storia d’amore, ilSicilia.it, 18 novembre 2018

[…] Morta a 102 anni la grande Topazia Alliata, una delle donne protagoniste della cultura e società del Novecentro italiano, artista e grande scrittrice nonché madre di Dacia Maraini. Una donna coraggiosa ma soprattuto dotata di un’intelligenza e una inventiva che in molti hanno definito cosmopolita anche per la diffusione delle sue opere nei vari campi dove si è cimentata. Donna di grande fascino e di straordinaria bellezza, Topazia Alliata, ebbe molti ammiratori, tra cui il pittore Renato Guttuso. Durante i viaggi intrapresi con la madre prima di sposarsi, Topazia ebbe l’occasione di incontrare personaggi come Picasso, Picabia e Modigliani con cui creò rapporti intellettuali. Recentemente, nel 2014, la scrittrice e pittrice ha firmato per Rizzoli il libro fotografico “Love holidays” / quaderni d’amore e di viaggi”, in cui sono presenti racconti e ricordi del suo passato da intellettuale cosmopolita, corredati da splendide immagini.
Una storia incredibile quella di Topazia Alliata che anche in fatto di conquiste sentimentali non era certo seconda alle grandi dive del passato: malgrado il fatto fosse stata promessa dalla famiglia ad un nobile quanto ricco britannico, Topazia decide di venire meno all’accordo, sposando l’antropologo Fosco Maraini. I due convolano a nozze a Firenze, nel 1935. A quel tempo lo scienziato era assolutamente sconosciuto, ma ben presto divenne uno dei maggiori studiosi del Novecento. Dal loro matrimonio nacquero tre figlie: Dacia, Toni e Yuki. Dopo il matrimonio, Topazia ed il marito si trasferiscono in Giappone per questioni lavorative. Proprio in territorio nipponico, l’intera famiglia viene internata in un campo di concentramento, per questioni politiche. All’indomani dell’8 settembre del 1943, infatti, poiché Topazia ed il marito si rifiutano di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di giurare fedeltà al regime mussoliniano vengono deportati in un campo insieme ai figli. Nel dopoguerra, tornata in Italia, Topazia si dedica alla sua grande passione: la pittura. Nel 1959 fonda a Trastevere la “Galleria Topazia Alliata” e fonda anche il marchio “Colomba platino”, tutt’ora prodotto.
Redazione, Topazia Alliata. È morta la madre di Dacia Maraini: una vita tra arte e pittura, il Sussidiario.net, 25 novembre 2015

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

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