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Camporosso (IM), contrada S. Pietro

15_ago17 (41)A Camporosso (IM), tra l’ex Chiesa di S. Andrea e quella di S. Pietro intercorrono in linea d’aria poco più di 400 metri.

15_sett17 (199)Sono situate entrambe, oggi, al margine orientale della strada provinciale che conduce a Dolceacqua e in Alta Val Nervia.

15_sett17 (154)A lungo la contrada é stata definita di S. Pietro. Nel 1672 ci furono accesi scontri in zona tra le truppe piemontesi e quelle della Serenissima Repubblica di Genova, che meritano un capitolo a parte.

15_ago17 (43)In buona sostanza, S. Pietro, primitiva parrocchiale di Camporosso, ora cimiteriale, é testimone di indagine. L’abside ed il campanile sono dell’XI sec. ma l’edificio poggia su una chiesetta più antica, individuata coi restauri del 1967-69, che era ad una navata. Per quanto si ricava da rogiti notarili questa chiesa, nel XIII sec., dava nome alla più importante contrada di Camporosso e già da 2 secoli presiedeva ad un’area cimiteriale. Per la sua realizzazione furono usati blocchi sagomati di pietra della Turbia, usati pei migliori edifici di Ventimiglia romana: altri blocchi di simile pietra son sparsi nelle vicinanze, impiegati nei muri e persino in piazza del paese come sedili pubblici. Su un’area di 500 m. dalla chiesa sono stati segnalati 167 frammenti di presunto materiale edile della Turbia.
Dei 72 visti e identificati in base alle dimensioni della parte visibile, 22 superano la misura del metro, 13 hanno dimensione fra il metro ed i 50 cm. mentre i restanti 37 sono di misura inferiore ai 50 cm. (solo 7 denotano lavorazione a solco o cornice). Distribuzione e concentrazione degradano procedendo dal nucleo di S. Pietro (dai 180 ai 200 m. si trovano frammenti riutilizzati nei muri più antichi): questo induce a credere che ad un’implosione del corpo ecclesiale verso il V-VI (quasi di sicuro una demolizione, come nei pressi di S.Rocco-S.Vincenzo ai Piani di Vallecrosia, ove nello spazio della chiesetta vi sono reperti d’un edificio imperiale più grande) sia seguita fra VI-VII e XI sec. un’espansione, per cui i blocchi maggiori, difficilmente trasportabili, furon usati in loco a differenza dei frammenti minori reimpiegati in complessi murari più lontani. Vista la quantità del materiale è impensabile, come nel caso dell’edificio vallecrosino, che il materiale sia stato portato dai ruderi della città romana : la precarietà dei trasporti, del tragitto e dei mezzi disponibili tra VI-VIII sec. nega questa ipotesi nè altera tale giudizio un’eventuale postdatazione, al IX e XI sec., quando la sabbia eolica aveva ormai coperti gli edifici romani di costa. Diversi studiosi, tenendo conto di altri ritrovamenti nelle vicinanze di S.Pietro (frammenti di tegole romane, reperti di un’anfora greco-marsigliese del IV sec.a.C. nel vallone-lato Nord della cinta muraria cimiteriale), hanno elaborata la teoria che esistesse un insediamento ligure e poi romano nella zona, idonea alla vita di relazione> Per confortare l’idea fu utile l’analisi della minore chiesa vicina di S.Andrea, a 420 metri circa in linea d’aria da S.Pietro, nei cui pressi parimenti si son trovati documenti di romanità.

Questo sito fu un nodo viario da cui procedevano itinerari su Ventimiglia romana ed una trasversale, verso la val Roia: al riguardo ha rilievo un testamento del 5-XII-1260 (di Amand. doc. 324) per cui Anfosso Rainerio di Camporosso, volendo esser sepolto presso S. Pietro di Camporosso, lasciò una somma per la manutenzione del ponte di legno sul Roia da tenersi ad opera della Confraternita del ponte (fatto che si riscontra in altri lasciti, anche per la Confraternita del ponte in legno sul Nervia”). Costui ordinò poi di pagare 4 lire ad un viaggiatore che per lui, da S.Pietro, andasse a pregare nel “Santuario iberico di S.Giacomo di Compostella” (fatto consueto pei mercanti pedemontani che commissionavano, a mercenari delle preghiere, di procedere per loro verso le Chiese spagnole) e lasciò 56 soldi per curare e vestire “i poveri e gli stanchi pellegrini in Terrasanta” (il documento risulta significativo in quanto ribadisce l’importanza viaria del territorio di Ventimiglia, della val Nervia e delle loro chiese coi relativi ospizi)..

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

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