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El Dorado

Molti reputano che l’unico interesse dei conquistadores spagnoli, dopo la scoperta del Nuovo Mondo (America – Americhe), fosse l’asservimento delle popolazioni amerindiane non tanto come conclamato a titolo giustificativo per una civilizzazione che li allontanasse da barbare usanze come quella dei sacrifici umani e di sangue agli dei (e del resto la cultura del sangue per quanto non cruenta era ben nota anche in Europa ed era stata addirittura rielaborata dal primigenio contesto religioso per via di una speculazione filosofica che la collegava ai teoremi del magnetismo universale e della possanza dell’universo) ma per far schiavi e soprattutto depredare gli antichi imperi precolombiani d’oro ed argento: e non casualmente minima fu l’attenzione posta verso le assai meno ricche popolazioni precolombiane dell’America settentrionale, destinata in tempi posteriori a diventare drammatica con la fame di terra negli Stati Uniti d’America e l’insorgenza della così detta Questione della Nazione Indiana.

E tuttavia, alla radice di tanto accanimento, di tante lotte, di tante ricerche oltre che l’indubbia insaziabile fame di oro ed argento (ben simboleggiata dalle continue spedizioni per individuare il leggendario la ricerca del leggendario EL DORADO di cui si legge anche nelle pagine di una preziosa e poco nota relazione di Fernando d’Oviedo esploratore e storico del Re di Spagna) v’era, asfissiante, la RICERCA PURE DI ALTRO.

Era epocale il TERRORE AVVERSO LA MORTE giustificato da tante calamità e dall’impotenza delle cure conosciute.
Per conseguenza era divenuta altrettanto ossessiva la ricerca di una qualsiasi via di fuga dalle MALATTIE e, data la credenza epocale, anche da MORBI FRUTTO DI ARTIFICI MAGICI quanto, per superstiziosa correlazione, da MALATTIE PER POSSESSIONI DIABOLICHE AVVENUTE SPECIE DURANTE IL SONNO TRAMITE DEMONI INCUBI, SUCCUBI, “EPHIALTES”, “LA PESADILLA”, “LA COQUEMARE”.

Così sulla scia di improbabili speranze ma anche della SCOPERTA DI NUOVE ED IMPORTANTI PIANTE CURATIVE si sparse la voce, ritenuta sempre più attendibile in forza di fantasiose testimonianze, che in quelle LONTANE E MISTERIOSE CONTRADE DEL NUOVO MONDO esistesse addirittura la FONTE DELL’ETERNA GIOVINEZZA o comunque una FONTE CAPACE DI FAR RINGIOVANIRE in pieno ossequio ad una delle tante varianti di quella ricerca di imperitura giovinezza letterariamente sublimata da Goethe nella LEGGENDA DEL DOTTOR FAUST.

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In dipendenza di queste dicerie, cui davasi spesso credito assoluto anche da parte di eruditi e medici, il conquistatore spagnolo Juan Ponçe De Leon, conquistatore di Portorico e scopritore della Florida, andò specificatamente alla ricerca di una FONTE (n.d.r.: nell’immagine, ripresa da Wikipedia, un dipinto di Lucas Cranach il Vecchio, relativo, appunto, a detta sorgente) LA CUI ACQUA AVREBBE RIDONATO LA GIOVENTU, una favola questa appunto sostenuta da vaghe basi alchemiche, una favola capace di alimentare ben altre investigazioni sull’eterna giovinezza e comunque una favola che spesso divenne follia, come quella che governò la mente ormai insana, proprio nel XVII secolo, della tragica e transilvanica CONTESSA E. BATHORY.

Queste postulazioni su siffatto campo del paranormale non erano, per certi versi, neppure estranee ad una cultura ufficiale mediamente perseguita e strutturata su FILOSOFIE PROIBITE E DANNATE od ancora sulle basi di una SCIENZA ALCHEMICA OSCILLANTE VERSO LA MAGIA NATURALE MA VERTENTE SU UN PRINCIPIO DI POSSANZA MAGNETICA DELL’UNIVERSO NON RIFIUTATO DALLA STESSA CHIESA DI ROMA.

tratto da Cultura-Barocca

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

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