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La medicina per le donne nel Seicento

In ordine allo sviluppo del tema posto dal presente titolo, fuor di letteratura ed a titolo esclusivamente documentario per Genova,  si può premettere un cenno al variegato complesso socio assistenziale e specificatamente del sistema ospedaliero. Tenendo conto dell’arduo e periglioso sistema viario della Liguria ogni comunità di un certo rilievo era fornita di un proprio ospedale.

Fu questo anche il caso di Ventimiglia e del suo “Capitanato” . Proprio tra i promotori e fautori della Biblioteca Aprosiana nel suo repertorio biblioteconomico Angelico Aprosio, l’erudito agostiniano fondatore della predetta istituzione,  a metà del secolo del Barocco celebra tal Iacopo Gini, Missere,  Governatore dello Spedale di Ventimiglia: non un direttore sanitario ma un amministratore della struttura, cui, accedevano comunque, i medici di servizio pubblico.
L’arretratezza di simili strutture assistenziali non ne impediva comunque la valenza e l’utilità.

A riguardo della medicina per le donne qualche risultato si andava già ottenendo dal secolo precedente.  Tuttavia l’IGIENE COME PRIMA FORMA DI PROFILASSI risultava ancora posta in secondo piano. In merito alle MONACHE si leggano (da La Regola Agostiniana per le Monache di Paolo Richiedei ) le sezioni specificatamente riguardanti il BAGNO e la CURA DELLE MONACHE.

Le STRUTTURE DI RICOVERO E ASSISTENZA PER LE DONNE miravano principalmente non alla formazione culturale e/o professionale, ma al recupero morale per via della preghiera e di esempi edificanti di quelle donne perdute, immorali, abbandonate, disperate allo sbando nella società del tempo.

Eppure rispetto al passato nel ‘600 la sanità aveva fatto molti progressi e sulla scorta della Scienza Nuova ulteriori ne avrebbe compiuti. Gli ospedali non erano più semplici ricettacoli e/o dormitori per disperati ma costituivano pur sempre per l’epoca case di cura.

Erano utili in particolare nel caso di moria di Peste ed al proposito si possono rammentare anche i Lazzaretti antemurali contro la diffusione estrema di una pandemia.

Poche città comunque potevano vantare un sistema assistenziale imponente al pari di Roma. Di questo ci da menzione in una sua opera Bartolomeo Piazza, proponendone un elenco ragionato e documentario davvero interessante e comunque utile per farsi un’idea delle strutture assistenziali dell’epoca.
Tutte le informazioni giungono rilevanti, ma tra queste vale la pena di ricordare un ospedale per i pazzi, due ospedali in cui espressamente si citano le donne come pazienti (uno in effetti a finalità veramente curative ed un secondo più equirabile ad un ricovero) e l’elenco degli ospedali nazionali, cioé dei nosocomi eretti nella città centro della Cristianità dai vari Stati per la cura dei loro sudditi: tra questi non mancava un OSPEDALE DE’ GENOVESI al cui riguardo Bartolomeo Piazza, in altra parte del suo volume (Trattato VIII, capo VIII) cita poi la CONFRATERNITA GENOVESE che ne aveva cura insieme ad altri organismi di pertinenza della “nazione genovese”.
La monumentale opera redatta da Bartolomeo Piazza giunge oggi utile anche perché, trattando di tutti i dettagli di Roma nel XVII secolo,  affronta anche un problema connesso alla questione femminile. Vale a dire propone l’elenco ragionato e documentato di tutte le associazioni che all’epoca si prendevano cura delle donne in varia difficoltà esistenziale ed economica. Un repertorio che giunge ancora oggi utile consultare per approfondire in via documentaria sia il sistema assistenziale a favore delle donne sia la sua peculiarità ideologica che esemplarmente si rispecchiano in altri consimili organismi sparsi fra i tanti Stati in cui era suddivisa l’Italia.

di Bartolomeo Durante in Cultura-Barocca

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

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