L’inuguaglianza femminile non è fatta dei temi delle rivendicazioni

Due libri usciti contemporaneamente. II primo è una nuova edizione che riproduce la precedente, pubblicata postuma dalla stessa Nottetempo nel 2007, arricchita di alcune voci conservate nel Fondo Alice Ceresa dell’Archivio svizzero di letteratura con sede a Berna. Completa il volume un ampio corredo filologico che porta alla luce il lavoro ininterrotto di revisione cui Ceresa (Basilea 1923 – Roma 2001) sottopose negli anni il Piccolo dizionario dell’inuguaglianza femminile, una ricerca cominciata nei primi anni settanta e mai data alle stampe, lei vivente, per la “reticenza a definire compiuta la propria opera” (Tatiana Crivelli), una sorta di work in progress. Si tratta di poco più di quaranta voci, da “anima” a “vita”, passando per “Eva’; “femminile’; “grammatica”, “letteratura’; “moda” e così via, voci che hanno lo scopo di comporre e proporre un possibile mosaico delle istituzioni dei luoghi, dei ruoli, dei concetti nei quali si forma, agisce e si propaga l’inuguaglianza delle donne. Un’opera necessaria, della quale l’autrice avverte tutta l’urgenza: “il piccolo dizionario io non lo scrivo per le donne; lo scrivo perché va scritto”.
L’Abbecedario della differenza nasce invece da una giornata dedicata nel marzo 2015 ad Alice Ceresa negli spazi della Casa internazionale delle donne di Roma e organizzata, insieme con Barbara Fittipaldi, erede ed esecutrice testamentaria, dalla Società italiana delle letterate, della quale Ceresa ha fatto parte dalla fondazione.
Lo scopo del volume, suggerito dal titolo, è di ripercorrere l’abc della differenza o, per dire meglio, di rileggere “le parole della scrittrice intessute strettamente a quelle del nostro presente”; così riassume nel saggio introduttivo Laura Fortini un’operazione che credo sarebbe piaciuta a Ceresa, perché è un modo nuovo di leggere un testo e perché fa vacillare le nostre certezze.
Non dare mai nulla per scontato (istruttiva al riguardo la voce “ovvio”), porre e porsi continuamente domande, capovolgere ciò che è il comune pensare, sono stati alcuni fra gli intendimenti primari dell’autrice del Piccolo dizionario. In quanto rilettura, l’Abbecedario sposta e attualizza, crea un ponte fra passato e presente, fa emergere lo spessore di una forte genealogia con la quale intavolare una discussione e contemporaneamente ci segnala se una categoria concettuale sia ancora vitale oppure se il tempo l’abbia resa desueta. Dal confronto serrato cui le ventisette autrici e i due autori sottopongono il pensiero di Ceresa, e dalla revisione, cioè dal guardare indietro con gli occhi della nostra contemporaneità, emergono analogie con gli anni settanta, difformità, sorprese anche, perché “l’inuguaglianza femminile non è fatta dei temi delle rivendicazioni” – ci insegna la stessa Ceresa – ma per scoprirla occorre “fare il giro delle radici” di quella inuguaglianza, perché essa è profonda, rizomatica e pervasiva. Come opportunamente ricorda Fortini, gli anni del romanzo Figlia prodiga (1967) sono quelli in cui Goliarda Sapienza pubblica Lettera aperta, Morante Il mondo salvato dai ragazzini, Carla Lonzi l‘Autoritratto, tutte opere di scrittura sperimentale, “eccentriche, diversamente morali’: che anticipano la rivoluzione femminista del 1968.
Essere diverse, scrivere in modo diverso, che significa pensare in modo diverso rispetto ai tempi, permette di scoprire gli inganni che la cultura ufficiale e la società disseminano come trappole sul nostro percorso di donne.
Luisa Ricaldone, Diversità rizomatica e pervasiva, L’Indice dei Libri del Mese, giugno 2020, p. 38

[…] Il piccolo dizionario dell’inuguaglianza femminile di Alice Ceresa nella nuova versione ampliata, a cura di Tatiana Crivelli e l’Abbecedario della differenza a cura di Laura Fortini e Alessandra Pigliaru, entrambi editi da Nottetempo.
Alice Ceresa è una scrittrice svizzera, nata a Basilea, ma cresciuta a Bellinzona, che ha lavorato al progetto del Dizionario dell’inuguaglianza femminile per tutta la vita. Infatti, il testo, anche nella sua prima edizione del 2007, è postumo. E come poteva essere altrimenti? Ceresa si pose l’obbiettivo di scrivere un vocabolario i cui lemmi concorrono a definire la condizione ontologica delle donne nel mondo patriarcale, che lei riassume così: «lo sgomento di non potersi considerare un essere umano a pieno titolo. È un’esperienza tremenda, che andrebbe analizzata. Non c’è accesso naturale, libero, gioioso alla vita per chi nasce donna».
Alla vastità del contenuto che Ceresa si era prefissata di analizzare per compilare il dizionario si deve aggiungere il suo approccio alla scrittura: difficile, come lei stessa ammette, frutto di un labor limae che non trova mai requie.
Il testo a cura di Crivelli, quindi, raccoglie le voci che Ceresa aveva considerato definitive e ne comprende delle nuove rispetto alla versione del 2007.
Si apre con il lemma Anima, poi Animale-Animali, la differenza tra Anima e Animus, Bellezza… Nessuna delle voci è mai troppo lunga… Appunto, la struttura perfetta per questo momento in cui la mente è sollecitata da preoccupazioni, contatti telefonici, abbrutimento web. E in ogni singola voce a cui la scrittrice svizzera ha dedicato la sua fatica e la sua infinita sagacia si trova, come in ogni dizionario, una verità.
L’Abbecedario della differenza a cura di Laura Fortini e Alessandra Pigliaru non si pone come obbiettivo la definizione del vero, ma nasce dall’ispirazione, dalle conseguenze feconde dell’opera di Alice Ceresa. A partire da un seminario sulla scrittura dell’autrice svizzera organizzato dalla Società Italiana delle Letterate alla Casa Internazionale delle Donne di Roma il 21 marzo 2015, le due curatrici hanno pensato di chiedere a chi fosse intervenuta alla giornata di studio e ad altre interessate una propria stesura dei diversi lemmi contenuti nel dizionario di Ceresa. L’idea di questo «aggiornamento», per un fantastico gioco di rimandi, si ritrova perfettamente descritta nella voce «Cultura» che la scrittrice e drammaturga Gianna Mazzini ha compilato, a partire dal testo di Ceresa, certo, ma anche a partire da sé: «da una parte il significato prevalente: un magazzino coi soffitti alti, dove sono accatastati i saperi già fatti, i prodotti finiti. Dall’altra i significati da affiancarvi: l’energia vitale con la quale sistemare quello che già si sa con quello che si incontra».
Proprio a partire da questa concezione rivoluzionaria dei saperi, l’Abbecedario si presta anch’esso a quella lettura «frammentata e distillata» tipica dell’opera di Ceresa, ottima per questo tempo martellante.
Bibliografia
Alice Ceresa, Piccolo dizionario dell’inuguaglianza femminile, a cura di Tatiana Crivelli, Edizioni Nottetempo, pp. 173.
AA.VV., Abbecedario della differenza. Omaggio ad Alice Ceresa, a cura di Laura Fortini e Alessandra Pigliaru, Nottetempo, pp. 198.
Laura Marzi, Distillati letterari in tempi di crisi, Azione, 6 aprile 2020, p. 36

Alice Ceresa – Fonte: il manifesto cit. infra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È un’opera la cui stesura è durata trent’anni (1970 – 2001) il Piccolo dizionario dell’inuguaglianza femminile di Alice Ceresa, che ora esce nuovamente in libreria in edizione ampliata e, come la prima del 2007, per i tipi di Nottetempo (pp. 180, euro 15). Un’opera incompiuta, pensata, ripensata, sottoposta a un continuo lavoro di revisione, e però mai abbandonata dalla scrittrice italo-svizzera: oggi abbiamo l’occasione preziosa di poterla leggere – o rileggere – grazie al lavoro rigoroso e acuto di Tatiana Crivelli, che ne cura l’edizione, e di poterne arricchire la lettura grazie alla pubblicazione di un altro libro, Abbecedario della differenza. Omaggio ad Alice Ceresa (sempre per Nottetempo, nella collana «gransassi», pp. 198, euro 8), a cura di Laura Fortini e Alessandra Pigliaru, che col Piccolo dizionario si mette in relazione, viva e incarnata, grazie al contributo di ventisei donne e tre uomini che riscrivono, dialogandovi, molte delle voci del dizionario ceresiano.
La circostanza è davvero notevole, e felice: l’uscita doppia e combinata di questi due libri consente di rimetterci in ascolto di una grande autrice, troppo spesso dimenticata, e di riflettere con lei e su di lei assieme ad altre e altri, una comunità che si interroga sul nostro presente proprio a partire dall’alfabeto ceresiano. Lo fa, nel gioco di definizioni e rimandi, rispettando la concisione originaria del progetto di Ceresa, ma creando un vero, vivace, dialogo a tu per tu con la scrittrice a cui si rivolgono di volta in volta, con toni e posizionamenti differenti, studiose, scrittrici, critiche, da Monica Farnetti a Liliana Rampello, da Paola Bono a Maria Rosa Cutrufelli. E non mancano le voci costruite esplicitamente, anche nella struttura, come conversazioni: quella presente e viva fra Laura Marzi e Francesca Maffioli, e quelle in spirito, non meno vive, di e con due figure importanti del pensiero e della pratica femminista italiana: Rosetta Stella e Simonetta Spinelli.
In che modo le voci «Animale», «Famiglia», «Femminile», «Morale», per citarne solo alcune di quelle composte da Ceresa, continuano a parlarci? Quanto della sua tenacia decostruttiva, e della sua sistematica disobbedienza alle consuetudini e ai codici normativi, ci è utile e necessaria per interpretare il mondo che ci circonda?
«Famiglia: estrema cellula amministrativa dell’organizzazione patriarcale», scrive Ceresa nel Piccolo dizionario, e continua con spietata, drastica, ironia: «La famiglia non ubbidisce a nessuna legge naturale e questo spiega perché si disgreghi non appena ne sia allentata la coercizione e pertanto la credibilità». Basta, in effetti, leggere queste poche righe per sentire come la trattazione ceresiana ci riguardi e illumini – anzi, faccia scintillare, come pietra focaia – zone del nostro presente, in tempi in cui la parola famiglia accostata all’aggettivo «naturale», viene continuamente impugnata da partiti e individui per rafforzare ingiustizie e, per l’appunto, diseguaglianze. O si veda alle voci «Femminile-Femminilità», in cui Ceresa argomenta: «non è necessario che la femminilità sia innata, necessario è soltanto che venga rispettata con l’andare degli anni la femminilità viene pertanto insegnata dapprima dalla famiglia, poi dalla scuola e da tutti i mezzi di comunicazione di massa e meno, dagli usi e costumi in vigore e infine rispettata dall’industria dell’abbigliamento e dai parrucchieri per signora» e conclude «la femminilità, oltre essere un modello di identificazione è dunque un modello di comportamento e di acconciatura con il quale generosamente l’uomo indica alla donna come debba truccarsi per non dargli fastidio nell’esplicazione della sua mascolinità».
L’attacco è diretto, il sarcasmo urticante: per quanto molti passi avanti siano stati fatti negli ultimi cinquant’anni grazie ai movimenti femministi, queste parole ci parlano ancora, ci convocano, ci entusiasmano anche. È entusiasmante osservare la padronanza e l’acutezza con cui Alice Ceresa colpisce di punta e di taglio il corpo abnorme e asfittico del patriarcato, è appassionante, al contempo godibile, seguire i passaggi impietosi e inesorabili dell’argomentazione ceresiana, «l’esplosione irrisoria» di questa «opera di furore e ironia» – come la definisce nella postfazione al Piccolo dizionario la compianta Jacqueline Risset.
Ed è in effetti questa ironia esplosiva – che contiene e trasporta tanto il dolore, quanto l’indignazione, sempre perfettamente bilanciati, mai vittimistici, mai enfatici – una delle caratteristiche principali di tutta la scrittura di Alice Ceresa, una scrittura che «fa a pezzi» il reale, nei suoi aspetti conformistici e repressivi, ma che da tale decostruzione – feroce, implacabile, precisissima – trae fuori frammenti vivi, quintessenziali, che si trasformano in altrettanti punti di vista da cui osservare il mondo, e raccontarlo ineditamente.
È quanto accade nel suo primo romanzo, La figlia prodiga (1967), in cui Ceresa racconta con uno stile inimitabile – in un libro senza trama e quasi senza personaggi – la parabola di una figlia disobbediente che, a differenza dell’illustre precedente maschile, non dissipa i beni materiali paterni per poi essere riaccolta, piuttosto si dedica a dilapidarne gli insegnamenti, le norme, le aspettative, le coercizioni. Per questo sperpero non c’è riassimilazione, né perdono possibile. «Che cosa può sperperare una figlia?» – dice Ceresa – «Ha un solo patrimonio: il suo dover essere. Brava, buona, gentile, ubbidiente, vergine eccetera. Questo è il patrimonio di famiglia. E se non l’accetti sei una figlia prodiga».
Dilapidare questo patrimonio significa innanzitutto, per Ceresa, assumere «la differenza femminile e l’inuguaglianza come nucleo generativo del proprio scrivere» (lo scrive Laura Fortini nel suo saggio introduttivo all’Abbecedario della differenza sulla «poetica della prodigalità»), poi, provocare una doppia detonazione: quella dei nuclei dell’organizzazione sociale-famigliare, e quella delle strutture e dei codici narrativi. Non è facile, costa caro, eppure Alice Ceresa lo fa continuamente, rompendo le trame, rovesciando paradigmi e norme, addirittura utilizzando il genere «dizionario» – che nella definizione e codificazione trova la sua ragion d’essere – per farlo esplodere dall’interno mostrandone tutta l’arbitrarietà, l’ingiustizia, l’ipocrita neutralità.
Nel 1991, sulla rivista «Tuttestorie», Alice Ceresa dichiarava: «Io faccio una scelta. Nel mio sguardo trattengo solo ciò che mi sembra terribile e che è facile, troppo facile dimenticare». Se è vero che leggere Alice Ceresa comporta uno sforzo di applicazione, si pensi a che dono è per tutti, ancora oggi, il suo lavoro di scavo e setaccio, la sua lucida e tenace concentrazione su ciò che molti preferiscono dimenticare. In un mondo dove pubblicare libri diviene sempre più facile, e leggere sempre più un passatempo, dove ogni giorno dire tutto e il contrario di tutto sembra non avere più conseguenze, la voce di Alice Ceresa ci impegna, ci pungola, ci costringe a metterci in discussione. Ci ricorda che dobbiamo fare delle scelte.
DUE LEMMI INEDITI
Per l’«Abbecedario della differenza» (nottetempo) a cura di Laura Fortini e Alessandra Pigliaru, hanno contribuito alla redazione dei lemmi filosofi, filosofe, scrittrici, scrittori. Presenti anche due voci inedite della stessa Alice Ceresa: «Deserto» e «Prossimo». Contributi di: Eleonora Adorni, Paola Bono, Barbara Bonomi Romagnoli, Cristina Bracchi, Leonardo Caffo, Tatiana Crivelli, Maria Rosa Cutrufelli, Tristana Dini, Monica Farnetti, Francesco Fiorentino, Laura Fortini, Annetta Ganzoni, Valeria Gennero, Maria Teresa Grillo, Francesca Maffioli, Roberto Marchesini, Laura Marzi, Gianna Mazzini, Teresa Numerico, Letizia Paolozzi, Alessandra Pigliaru, Liliana Rampello, Nadia Setti, Simonetta Spinelli, Rosetta Stella, Stefania Tarantino, Ida Travi, Chiara Zamboni, Patrizia Zappa Mulas.
Sara De Simone, Alice Ceresa, la figlia disobbediente e prodiga, il manifesto, 7 marzo 2020

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