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Ma, ora, il vento

Fonte: CEA “Parco Costiero Piani d’Invrea” Varazze

Dove le ultime pattuglie dei pini si diradano contro il vento, l’erica e il ginepro fanno capo alla luce. Di cui li menomava tanto prevalere di quei tronchi, rossi, aspri, odorati dallo stillare delle rage, ombrati d’alti rami.
Ma, ora, il vento.
Ivi però il monte strapiomba.
La veduta si deterge dai rami neri che la intersecavano con frangiture delle loro squamme, col nero peso d’una pigna.
Giù dilaga il cobalto, immensità levigata.
Bianche incrinature lo traversano, come le vene una pietra.
Un fragore vasto esala dal profondo, dove mordono le radici delle rupi.
Sbucato dalle gallerie delle Pievi, l’elettrico scivola già col pantografo dentro il fornice buio della successiva, portandovi la sua corsa inderogabile, illividita da scintille violette.
Un vagone dopo l’altro, il convoglio si snoda davanti il Dente del Lupo: riapparito appena dentro il giorno, lo perde: lascia il mare, entra nel monte.
La zanna riemerge sola e nera dall’indaco, coronata di furore e di spuma, a dar travaglio al pilota.
Il binario d’argento, con pause delle sue traverse di rovere intorto, le opere e i manufatti in pietra, e l’andare dei fili del telegrafo lungo l’andare della linea e tutti i segni del rotolante e del raggiunto tempo sistemano
in velocità piena il contorno scheggiato della costa.
Isolatori bianchi, alle sandaline de’ sostegni, fanno un’allineata di perle: come a voler agghindare la riviera.
Il casello pitturato di rosa, col numero grande, del suo chilometro, attende i traini previsti.
Ma nessuna vela è nel mare.

Carlo Emilio Gadda, Spume sotto i piani d’Invrea, in Le meraviglie d’Italia. Gli anni, Einaudi, Torino 1964

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

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