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Nella casa del pittore Giacomo Balla arrivavano, intorno al 1905, artisti di ogni paese

Giacomo Balla, Bambina che corre su balcone, 1912, olio su tela, 125×125 cm, Museo del Novecento, Milano – Fonte: Frammenti… cit. infra

Pur trattandosi di un’opera d’arte, Bambina che corre sul balcone (detta anche Bambina x balcone), realizzata nel 1912 da Giacomo Balla, è il chiaro risultato di un esperimento che tocca il campo dell’ottica e della cronofotografia. Di formato perfettamente quadrato, l’opera è oggi conservata presso il Museo del Novecento, a Milano.
[…] Ispirandosi alla prassi dell’osservazione en plein air degli impressionisti, durante i suoi soggiorni a Roma, Balla osserva con curiosità le scene del quotidiano, trasponendole su tela attraverso un’operazione che potremmo definire “fotografica”. Il movimento di un corpo viene scomposto in una ripetizione ritmica dello spazio, dettata, in questo caso, dalla velocità del passo della figlia Elica. Nonostante si tratti di un’opera astratta, è comunque possibile individuare e riconoscere alcuni tratti realistici della composizione. La bambina sta correndo verso il lato destro del dipinto, indossa un abito azzurro e la ringhiera del balcone traspare in secondo piano.
La ripetizione cinematica del movimento della bambina dimostra che Balla era aggiornato su gli ultimi studi sulla cronofotografia condotti dal fisiologo Étienne Jules Marey e dal fotografo Eadweard Muybridge.
Il risultato dell’analisi di Balla è dunque una linea sinusoidale, disegnata dagli stivaletti neri della giovane che Marey definisce “traiettoria stereoscopica”. La segmentazione del movimento genera infatti una cosiddetta “linea andamentale” che si riproduce la sensazione che genera uno spostamento trascritto in uno spazio.
Interessato allo studio del movimento e alla sua resa in termini pittorici, potremmo definire l’analisi di Balla quasi cinematografica, come lui stesso dichiara: «Io dico che la fotografia è stata superata. Infatti la cinematografia con la perfezione dei suoi mezzi è arrivata a darci una realtà in movimento anche qualche volta colorata».
Per Balla, le nuove frontiere della tecnologia si coniugano a interessanti esperimenti coloristici.
Grandi tasselli colorati confondono i contorni delle forme. L’energia cinetica di una corsa sul balcone viene resa attraverso la scelta di colori vibranti che rimandano alla formazione divisionista di Balla. […]
Valentina Cognini, «Bambina che corre sul balcone» di Balla, cronofotografia del colore, Frammenti. Il mondo con gli occhi della cultura, 20 ottobre 2020

Giacomo Balla, Linee andamentali + Successioni dinamiche

Ci sono i rondoni che volano e fanno festa intorno al tetto della casa e per tutta quella stagione fino alla primavera inoltrata resta occupato a studiare il volo dei rondoni; è questo uno studio difficile e complesso poiché, oltre il susseguirsi dell’immagine degli uccelli mentre volano, egli intuisce e vuole rendere le linee del movimento dell’osservatore, mentre con passo lento si sposta camminando“.
È attraverso queste parole della figlia Elica che Giacomo Balla (1871-1958) cattura in questo quadro dal forte carattere geometrico la sensazione del volo degli uccelli che al momento del tramonto sferzano il cielo sopra la sua casa di via Parioli, a Roma.
La composizione Linee andamentali + successioni dinamiche (1913), oggi conservata presso il MoMA The Museum of Modern Art di new York, risulta estremamente significativa nella formazione dell’artista in quanto non solo rappresenta dei chiari rimandi agli studi della luce e del movimento che si sviluppano a quel tempo all’interno del movimento futurista e più in generale nell’ambiente avanguardista europeo, ma illustra chiaramente il momento di passaggio tra la prima formazione divisionista di Balla e la sua realizzazione come uno dei massimi esponenti del Futurismo.
[…] Lo stesso movimento futurista, fondato ufficialmente nel 1909 da Filippo Tommaso Marinetti attraverso la pubblicazione del Manifesto sul quotidiano Le Figaro di Parigi, rimase affascinato da questa vera e propria ondata di progresso nell’intento di rompere definitivamente con il formalismo della società borghese del tempo per promuovere una nuova dimensione della vita dell’uomo nella realtà urbana. L’ideale del perfezionamento dell’uomo attraverso la combinazione del corpo e della macchina rappresentava un apertura verso un futuro che sembrava non aver più bisogno del proprio passato, come si evince chiaramente dallo stesso Manifesto: Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie.
In un momento di cambiamento e accelerazione di una società in continuo divenire, a livello filosofico si diffonde attraverso il pensiero di Henri Bergson anche una nuova concezione del tempo come durata, ovvero dell’essere come divenire.
Tutti questi stimoli che fioriscono all’alba del XX secolo di cui l’Exposition de Paris del 1900 si fa principale icona definiscono una serie di principi artistici che Balla adotterà per forgiare il suo personalissimo stile e che possiamo chiaramente vedere qui riassunti. Dalla decomposizione della luce alla fusione e sovrapposizione della luce, Linee andamentali + successioni dinamiche rappresenta un fenomeno di contrazione e dilatazione dello spazio secondo un dinamismo universale sia a livello cromatico che plastico.
La ripetizione dello stilizzato e frammentario corpo della rondine rappresenta un’analisi spaziale dettata dalla velocità del volo secondo una traiettoria curvilinea che aveva sperimentato lo stesso Muybridge nella scomposizione del movimento del cavallo, mentre le sottili onde bianche al centro della tela sono una chiara ripresa degli studi e dei progressi di Marey nella resa del movimento dell’essere umano che questa volta contrae in un’unica immagine la ripetizione del corpo applicando un principio luminoso che delinea la stessa sottile curva bianca. La surreale visione sullo sfondo di muri e finestre che si stagliano sul cielo azzurro fa riferimento a un tentativo di mostrare non più un’immagine statica del palazzo, ma una composizione in movimento, una sintesi dinamica che mira a riassumere in pochi tratti la simultaneità e la tridimensionalità di più punti di vista allo stesso tempo.
Realizzata a cavallo tra l’interesse per la decomposizione dello spazio di Ragazza che corre sul balcone (1912) e gli esperimenti coloristici della serie Compenetrazioni Iridescenti (1914), Balla arriva alla realizzazione di Linee andamentali + Successioni dinamiche dopo aver trascorso un soggiorno a Düsseldorf agli inizi del 1912, dove studia la ripetizione cronofotografica della forma, creando un importante comunione tra arte e fotografia, dove alle nuove frontiere tecnologiche di Anton Giulio Bragaglia e Étienne Jules Marey si coniuga l’interesse per il colore tipico della corrente divisionista.
Valentina Cognini, Giacomo Balla tra divisionismo e futurismo all’alba del XX secolo, Frammenti. Il mondo con gli occhi della cultura, 28 giugno 2017

Giacomo Balla, Le mani del violinista

Nelle arti visive saranno principalmente i futuristi a dare una nuova forma di temporalità nella pittura attraverso le immagini in multi-fase (von Maur, 1999).
Daranno concretezza a un assunto teorico che Rudolf Arnheim preciserà negli anni ’50, e cioè che «l’esperienza visiva è dinamica» (Arnheim, 1954/2000, p. 32) in quanto animata da tensioni che sono anche forze di natura psicologica.
Nel Manifesto tecnico dei pittori futuristi del 1910 Boccioni e compagni scrivevano della necessità di introdurre una “sensazione dinamica” nelle arti visive e dunque di volgere in modo esplicito il proprio interesse verso l’immagine in movimento (in Vergo, 2010, p. 256).
La mano del violinista (1912) di Giacomo Balla <52 ci mostra un esempio di tale dinamizzazione: una riproduzione che sviscera l’azione del movimento della mano e ci propone la frantumazione di una sequenza motoria in un processo acustico spaziotemporale che traspone il procedimento della diffusione della luce a quello delle onde sonore (Junod, 1988). Del tutto analogo nell’intento di attribuire al ritmo creato dalla composizione a collage un vortice sia di movimento che di suono, è il quadro del 1914 di Carlo Carrà, Manifestazione interventista. <53
L’esperienza futurista, attraverso le nozioni di velocità e simultaneità, farà da battistrada a una miriade di esperienze di “temporalizzazione” plastica e di “motorizzazione” del suono. La tensione verso uno sviluppo temporale sarà riscontrabile ad esempio nella ricerca del cinetismo che farà comparire sulla scena le “costruzioni cinetiche” di Naum Gabo (1920) riprese da Làszlò Moholy Nagy (1922), i Rotorilievi di Marcel Duchamp (1935), i mobiles di Calder (1933), le sculture in movimento (1945-50) di Jean Tinguely, sino ad arrivare alle attuali prospettive di plastic sound e scultura sonora (Sabatier, 1995; von Maur, 1999).
Quella che verrà indicata come visual music (dai Richter agli Eggeling, più volte menzionati) farà esplicito riferimento a uno sviluppo cinetico del visivo.
Moholy-Nagy, scrivendo nel 1927, porrà enfasi sul fatto che gli esperimenti di Eggeling avevano a che fare in modo molto vicino con la musica, per il fatto di individuare strategie di divisione del tempo, oltre che per i principi strutturali dello sviluppo ai quali già abbiamo fatto cenno (Vergo, 2010).
Hans Richter, ancora, ricorderà gli enormi problemi incontrati per catturare il tempo, cioè la difficoltà a rendere tutti quei movimenti e spostamenti agogici che si possono trovare anche nella musica (in Vergo, 2010, p. 276).
L’ennesima ispirazione bachiana in movimento sullo svolgimento del terzo Concerto brandeburghese ce la offre Oskar Fischinger con Motion Painting n. 1 (1947), astrazione animata di spirali, rettangoli, triangoli e altri grafismi che fanno del loro sviluppo temporale l’elemento di maggiore interesse artistico e collocano lo spettatore in una condizione di sorprendente attesa dell’evoluzione del segno grafico e coloristico (Sabatier, 1995). <54
Nel corso della seconda metà del Novecento sino all’attualità, quali che siano le direzioni che abbiamo provato a esemplificare in queste pagine, esse avranno tutte la tendenza a mantenere strettamente uniti i due concetti, in una sintesi che è stata ben espressa da Olivier Messiaen: «la musique est un perpétuel dialogue entre l’espace et le temps […] le Temps est un espace, le son est une couleur, l’espace est un complexe de temps superposés, les complexes de sons existent simultanément comme complexes de couleurs» (in Denizeau, 2004, p. 265).
52 Visibile in http://www.cultora.it/wp-content/uploads/2015/03/balla-the-hand-of-the-violinist-1912.jpg
53 Visibile in http://www.guggenheimvenice.it/collections/artisti/dettagli/opere_dett.php?id_art=170&id_opera=391
54 Il montaggio di Fischinger è visibile in http://www.tudou.com/programs/view/PvmbCzO1q48/
Alessandra Anceschi, Musica e Arti Visive nell’Educazione: qualità dell’apprendimento in una esperienza realizzata secondo un approccio interdisciplinare, Tesi di dottorato in cotutela con la Università di Siviglia (Spagna), Università di Trento, 2015

Nella antologia curata da De Libero, vengono proposti ai lettori i versi di Libero Altomare, Paolo Buzzi, Aulo D’Alba, Luciano Folgore e più di uno brano, naturalmente, di Filippo Tommaso Marinetti; le riproduzioni di dipinti da Umberto Boccioni e Giacomo Balla, di due disegni architettonici di Antonio Sant’Elia. Grande risalto hanno poi due immagini fotografiche che ritraggono rispettivamente Marinetti con la moglie Benedetta «nella loro casa di piazza Adriana a Roma intorno al 1935» e Giacomo Balla con la moglie nel 1918, la cui presenza non è forse da ritenersi casuale se si pensa al coincidere, problematico e conflittuale, degli esperimenti di fotodinamismo portati avanti dai fratelli Bragaglia con la nascita dell’avanguardia italiana e più in generale al ruolo giocato dalla fotografia nella cultura visiva della modernità.
[…] Del Futurismo, o meglio, in questo caso, di un’opera futurista, si parla anche nel numero di marzo-aprile 1956 della rivista, <515 dove, in perfetto spirito di conciliazione tra scienza ed estetica, Leopoldo Zorzi fornisce la spiegazione tecnica del dinamismo impresso da Boccioni al suo Treno in corsa del 1911. Mostra, con tanto di schizzi grafici a supporto, come «per dare un maggiore senso di moto e per ottenere una figurazione compositiva più interessante» come Boccioni scelga di dipingere un treno in curva, rappresentando solo la parte iniziale, il locomotore […]
515 Insieme a queste due occorrenze futuriste nella rivista «Civiltà delle macchine», dovrà considerarsi l’inserto dedicato a Giacomo Balla all’interno della rubrica Semaforo, n. 2, 1953, p. 6:
«Gli anni di Balla. Nella casa del pittore Giacomo Balla arrivavano, intorno al 1905, artisti di ogni paese per esporre e discutere le loro idee, per ascoltare e controbattere le nuove teorie sulla pittura. Balla abitava ai margini di villa Borghese. Racconta il suo amico Prampolini che parlava punteggiando le parole di accenti imprevisti e di curiose onomatopee. ‘Sì – semplicemente sì – elasticamente pacatamente. Così ancora ancora ancora meglio, così’. È la gioia della creazione, il modo dinamico di intendere l’arte, l’inquietante sorpresa della ‘rivelazione in atto’. I temi di Balla erano la bambina che corre sul balcone, l’automobile in moto, la velocità astratta, le linee forza di un paesaggio, l’espansione di rumore. Nel catalogo dell’esposizione tenuta a novembre dell’anno scorso a Firenze si poteva leggere questa sua frase: ‘Un elettrico ferro da stiro, bianco, metallico, liscio, trilucente, pulitissimo, delizia gli occhi meglio della statuetta di nudino poggiata su piedistallo sconocciato tinto per l’occasione’. Balla ha 82 anni».

Simona Campus, Sul paragone delle arti nella rivista «Civiltà delle macchine». La direzione di Leonardo Sinisgalli (1953-1958), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Cagliari, anno accademico 2012-2013

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

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