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Pau’

Ponte

Pau’ è una località di Rocchetta Nervina (IM), laterale alla media Val Nervia.
Costituì peraltro una base storica della vita di relazione protostorica e storica degli antichi liguri. Su un grande masso (di m. 2,50 x 2,60) si individuano particolari incisioni che, secondo le tecniche della vita agreste antichissima, potrebbero rimandare ad una sorta di mappa “catastale. La dilavazione dell’acqua pluviale sulla cuspide di mezzo del macigno ha centralmente eroso, per più di 2 cm., tali graffiti il che ha suggerito la convinzione di incisioni molto antiche (>B. DURANTE -A. EREMITA, Guida di Dolceacqua e della Val Nervia, Cavallermaggiore, Gribaudo, 1991, p.9 e p.69).
Suggestivo è il medievale ponte, da dove si può contemplare il paesaggio tipico del luogo.
Pau’ fu un importante sito della antica vita rurale connessa alla zootecnia (le capre – in vari atti ora da sole, ora con gli ovini, nominate anche bestie piccole – erano animali egemoni della zootecnia valliva e molti documenti le riguardano) ed all’allevamento oltre che al commercio del bestiame piccolo (ovini e caprini) che degli animali grandi (bovini) mediamente portati alle bandite di valle.
Secondo le superstiti fonti si può dire che nel ‘200 il traffico di mandrie fosse principalmente innestato sulla strada Breglio – Dolceacqua, quindi, non lontano da Rocchetta Nervina, con pascoli, bandite, e ricoveri in successione: dal sito dolceacquino donde si accedeva a Ventimiglia marciando in linea colla strada sì da aggirare a Nervia il castello di Portiloria. Sfruttando le deviazioni per le valli del Roia o del Verbone – Vallecrosia – si giungeva ai prati del Roia.
Per bandite anticamente si intendevano aree di terreno pubblico agreste in cui, dietro pagamento di gabelle e tasse, “pastori forestieri”, nel rispetto di rigorosi “Regolamenti Campestri”, conducevano nei periodi di transumanza le proprie mandrie a pascolare per determinati, lunghi periodi: lo sfruttamento delle ricche bandite costituì per le comunità di alta valle e del Pignasco in particolare una notevole fonte di reddito pubblico.
Atti, geografia, ambiente, inducono a credere che, da sempre, la medio-alta val Nervia ebbe nell’oltregiogo il referente per approvvigionamento vaccino e che le aziende piemontesi tenessero sulla costa basi commerciali.
Le indagini hanno chiarito l’antichissima espansione territoriale della razza bovino-piemontese fra XIII e XV sec. uno dei primi approdi dei produttori pedemontani della razza era in Ventimiglia: è indubbio che il commercio debba risalire sin alla romanità ma i dati sicuri trascritti dai notai si hanno solo, come detto, dal XII-XIII secolo.

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

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