Insegnare per imparare

Noam Chomsky – Fonte: Wikipedia

Ho sempre badato di insegnare solamente ciò che non sapevo.
Jules Michelet

La prima questione è: cosa insegnare? Cosa ho da dire a chi (forse) si appresta ad ascoltarmi?
Parlando si impara. Nel momento in cui si comincia a dire qualcosa, ecco che nella nostra mente si formano le idee, si chiariscono certe questioni.
Sosteneva Albert Camus: “A parlare di ciò che non si conosce si finisce per impararlo“.
E diceva Noam Chomsky in L’anarchismo, gli intellettuali e lo Stato, intervista concessa a Pablo Ortellado e André Ryoki Inoue, novembre 1996:
Insegnare, per esempio, implica la cooperazione, non che si snocciolino nozioni dalla cattedra mentre gli studenti si limitano a prendere appunti; e ciò vale per i bambini di sei anni come per i dottorandi. Significa lavorare con gli altri per chiarire le idee innanzitutto a sé stessi. Infatti, capita spesso che chi insegna impari più di chi ascolta, e ciò avviene quando si impiega ogni conoscenza, risorsa o posizione di privilegio per aiutare il prossimo. Ecco in cosa consiste un lavoro intellettuale degno di rispetto. Quindi, non c’è nessuna avanguardia, anzi l’intellettuale è un servitore che si mette a disposizione degli altri per giungere a una migliore comprensione di ciò che sa.
Insegnare per imparare, quindi.
Poi c’è la seconda questione: dello stare in ordine, rispettosi, e fare lo sguardo attento, e tenere il volto atteggiato in modo serioso (“cos’hai da sorridere, tu?!”).
Nella scuola italiana, oggi, c’è un po’ troppo ordine.
[…] Per Alvar Gonzalez-Palacios lo studiare, il fare ricerca è non avere certezze: “Sono queste le soddisfazioni del mestiere: vedere, rivedere, leggere e rileggere. È il solo modo di imparare, solo i dubbi aiutano“. […] Walter Vitt, nel discorso inaugurale per la mostra di Josef Albers ed Enzo Maiolino a Münster presso il Landesmuseum für Kunst und Kulturgeschichte, il 18 marzo 2001, ricorda: Esiste un aneddoto del tempo del Bauhaus che Jean Leppien amava raccontare: quando Albers intuiva che i suoi studenti non lo avevano capito era solito chiedere: “Forse non mi sono espresso in modo chiaro? Allora, ricomincamo!” Kandinsky, invece, liquidava le richieste di chiarimenti degli allievi dicendo: “Ma allora non capite proprio niente!” […]

Marco Innocenti, Elogio del Sgt. Tibbs, Edizioni del Rondolino, 2020, p. 93-96

[ altri lavori di Marco Innocenti: articoli in IL REGESTO, Bollettino bibliografico dell’Accademia della Pigna – Piccola Biblioteca di Piazza del Capitolo, Sanremo (IM); Verdi prati erbosi, lepómene editore, 2021; Libro degli Haikai inadeguati, lepómene editore, 2020; Flugblätter (#3. 54 pezzi dispersi e dispersivi), Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2019; articoli in Sanremo e l’Europa. L’immagine della città tra Otto e Novecento. Catalogo della mostra (Sanremo, 19 luglio-9 settembre 2018), Scalpendi, 2018; Flugblätter (#2. 39 pezzi più o meno d’occasione), Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2018; Sanguineti didatta e conversatore, Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2016; Enzo Maiolino, Non sono un pittore che urla. Conversazioni con Marco Innocenti, Ventimiglia, Philobiblon, 2014; Sull’arte retorica di Silvio Berlusconi (con uno scritto di Sandro Bajini), Editore Casabianca, Sanremo (IM), 2010; articolo in I raccomandati/Los recomendados/Les récommendés/Highly recommended N. 10 – 11/2013; Prosopografie, lepómene editore, 2009; Flugblätter (#1. 49 pezzi facili), lepómene editore, 2008; con Loretta Marchi e Stefano Verdino, Marinaresca la mia favola. Renzo Laurano e Sanremo dagli anni Venti al Club Tenco. Saggi, documenti, immagini, De Ferrari, 2006 ]