Anche al protagonista del Conformista il poeta associa un vezzeggiativo che in questo caso è, però, tutt’altro che affettuoso

Nel corpo della ricca e intensa riflessione sul Novecento portata avanti da Edoardo Sanguineti nel corso della sua attività critica si segnala uno spiccato interesse per la figura e l’opera di Alberto Moravia, uno scrittore dalla prosa fortemente antitetica rispetto a quella che, a partire dal 1963, inizia a essere sperimentata nella forma del romanzo dal poeta genovese <1 ma verso cui quest’ultimo dimostra un’attenzione vigile e particolarmente duratura.
«Prodigo» di riconoscimenti nei confronti dello scrittore romano e assai più «guardingo nei confronti dell’Ingegnere», come afferma Renato Barilli nell’esporre i termini di quella contesa tra moraviani e gaddiani entro cui si fronteggiano i giovanissimi autori della neoavanguardia <2, Sanguineti si misura per la prima volta con l’opera di Alberto Pincherle nel 1962, in un densissimo saggio che rappresenta il punto di partenza obbligato per qualsivoglia indagine su Sanguineti lettore e studioso di Moravia e, al contempo, un tassello fondamentale della ricchissima bibliografia critica dedicata all’autore degli Indifferenti.
Se tale monografia resta, nell’ambito della critica di Sanguineti, lo scritto moraviano di più ampio respiro, l’attenzione del poeta nei confronti di questo narratore, manifestatasi in realtà ancor prima del 1962 con due scritti dedicati ad altrettante sue introduzioni <3, procederà ben oltre tale data allineando, per circa un ventennio, una serie cospicua di articoli usciti sulle pagine di vari giornali e incentrati non solo sul Moravia più propriamente creativo ma anche sul Moravia saggista e pubblicista <4.
A questa intensa attività di scrittura si affiancherà, inoltre, una frequentazione più o meno diretta tra i due scrittori, scandita da incontri, dibattiti e confronti serrati <5, e la scelta da parte di Sanguineti di dedicare all’opera di Moravia alcuni dei corsi o dei seminari da lui tenuti nell’arco della sua carriera di docente universitario tra Salerno e Genova.
[…] Delle cinquantaquattro opere di Alberto Moravia presenti nel Fondo Sanguineti solamente dodici sono state oggetto di questo studio: tale delimitazione, notevole se messa in relazione con la presenza complessiva dell’opera e della figura di Moravia all’interno dell’attività critico-culturale di Sanguineti e con il totale complessivo dei volumi che di questo autore sono oggi conservati nella biblioteca del poeta, trova la sua motivazione nell’altissima quantità di postille rinvenute nei primissimi libri che si è avuto modo di consultare e, conseguentemente, catalogare. Libri, questi ultimi, che coincidono quasi perfettamente con quelli che, o indagati a fondo o solo brevemente richiamati, costituiscono la base dell’analisi dell’opera moraviana condotta nel saggio del 1962. Scegliendo di escludere dall’indagine il volume delle opere teatrali <6 proprio perché mai menzionato in quest’ultimo si sono quindi delineati quali punti di inizio e fine del lavoro quelli che, al momento della stesura della monografia, rappresentavano «gli stessi attuali termini estremi della carriera narrativa di Moravia» <7: ossia Gli indifferenti e La noia.
Posta così la questione appare chiaro come sarà proprio quest’opera a rappresentare il principale referente dell’indagine, che non mancherà, però, di proporre eventuali agganci con tutte le occasioni in cui, nel corso degli anni successivi, Sanguineti è in vari modi tornato a interessarsi a quella zona della narrativa moraviana a cui, per sua stessa ammissione, resterà sempre maggiormente affezionato <8. Dopo La bella vita <9 all’interno della schedatura posta in appendice si troveranno, dunque, secondo un ordine cronologico che non segue quello della prima uscita dei singoli libri ma quello delle edizioni da Sanguineti possedute: nove volumi tutti facenti parte della collana «Opere complete» edita da Bompiani nel corso degli anni Cinquanta (nell’ordine: Romanzi brevi <10, Racconti romani <11, Il conformista <12, La romana <13, Il disprezzo <14, Gli indifferenti <15, L’epidemia. Racconti surrealisti e satirici <16, Nuovi racconti romani <17 e La noia <18) e, a segnare uno stacco cromatico rispetto all’elegante copertina blu con dettagli in oro che caratterizza i volumi precedenti (tutti privi di sovraccoperta), le mondadoriane Ambizioni sbagliate <19 e La ciociara <20, che torna sotto il marchio Bompiani ma presentandosi nella veste più economica della collana «I Delfini».
[…] L’ingente corpus di interventi che caratterizza le opere moraviane prese in esame è stato registrato in dodici schede, ognuna numerata e corrispondente a un singolo volume e tutte organizzate sulla base di un’eguale tabella. Quest’ultima, il più possibile schematica e sintetica, è stata suddivisa in due livelli che si distinguono per il loro contenuto informativo: nel primo si trovano le indicazioni bibliografiche di base del volume di volta in volta oggetto della schedatura (con, in aggiunta, la collocazione del suddetto all’interno del Fondo Sanguineti, eventuali osservazioni sull’esemplare e la specificazione, laddove necessario, del materiale rinvenuto al suo interno), mentre nel secondo ha luogo la registrazione vera e propria di tutti gli interventi autografi, su cui appare utile soffermarsi brevemente. Gli interventi sanguinetiani sono stati inventariati nelle tre categorie di sottolineatura, segno e postilla <25, che occupano ciascuna una apposita casella della scheda, tramite la specificazione delle rispettive tipologie per le prime due e la trascrizione del contenuto dell’annotazione per la terza, per essere poi corredati, grazie all’inserimento di celle ulteriori, di alcune informazioni aggiuntive. Oltre alla trascrizione della porzione di testo da Sanguineti rimarcata tramite un segno o una sottolineatura, che accompagna solamente le prime due categorie, le informazioni essenziali che per tutte e tre sono state riportate all’interno della tabella sono: lo strumento scrittorio utilizzato per eseguire l’intervento e la sua posizione all’interno della pagina.
[…] A eccezione del caso delle Ambizioni sbagliate, che presenta una suddivisione di ogni foglio in due parti, ciascuna deputata a ospitare una delle due tipologie di intervento, l’analisi dei diversi volumi ha permesso di osservare e rilevare come solitamente Sanguineti non ami tale compresenza e preferisca dividere tutto l’insieme dei fogli a sua disposizione dedicando ciascuno, o più di uno, a una funzione specifica. In quelli deputati ad accogliere le annotazioni più propriamente di commento tali glosse si dimostrano sì particolarmente ricche, andando a occupare spesso un’intera pagina e sconfinando talvolta su più fogli, ma anche essenziali e sintetiche: in tali luoghi Sanguineti non si abbandona mai a lunghe riflessioni o a commenti particolarmente estesi ma, ricalcando in parte gli interventi visti precedentemente, preferisce riproporre nomi di personaggi, azioni o eventi principali che, grazie all’ausilio di trattini e frecce o tramite particolari collocazioni che dividono una postilla dalle precedenti o la pongono in relazione con gli interventi limitrofi, vengono spesso organizzate secondo uno schema preciso. A tali annotazioni vengono, inoltre, associati spesso numeri di pagina, citazioni e osservazioni tanto brevi quanto efficaci. Con questi fogli si entra davvero nella parte più interessante e fertile della postillatura sanguinetiana a questi libri e l’analisi delle postille ivi raccolte e dei loro legami con i segni posti nelle pagine centrali del volume, cui implicitamente o esplicitamente rimandano, permette di ravvisare dietro questo insieme di sintetiche informazioni i nuclei tematici considerati dal poeta maggiormente significativi e che, in gran parte, saranno poi ripresi all’interno suo profilo moraviano.
Sarà proprio questo l’esercizio che si proverà a fare nel secondo capitolo della tesi, dove si cercherà di dimostrare come dietro a tali annotazioni, se correttamente lette e attraversate, si possano scorgere in filigrana tutte le principali tappe che scandiscono le penetranti pagine della monografia: come se il cuore di quella riflessione sanguinetiana che nel saggio del ’62 troverà la sua compiuta e perfetta realizzazione sia già tutto lì, circoscritto e schiacciato nello stretto perimetro delle pagine su cui il libro si chiude e lo studio del critico si avvia.
Da alcuni dei fogli terminali dei volumi analizzati emerge, inoltre, un altro aspetto su cui vale la pena soffermarsi: la particolare attenzione sanguinetiana per i personaggi.
Questi non solo rappresentano, come si è visto, un contenuto privilegiato delle annotazioni presenti nelle parti terminali del volume, ma, sempre in tali luoghi, vengono talvolta isolati in spazi a loro specificatamente dedicati. Tale attenzione trova un riscontro abbastanza puntuale nel saggio del ’62 dove nel suo concentrarsi su un numero limitato di opere al fine di inserirle «in una rete di rapporti strutturali e di significato» <31, come ben rilevato da Carla Bruna nella sua tesi di dottorato, il poeta, afferma sempre la studiosa qualche pagina dopo, «mette in luce le diversità dei personaggi moraviani» <32, focalizza l’attenzione sui singoli protagonisti e «costruisce una fitta rete di analogie che lega la nostalgia di Michele, i cupi presentimenti di Agostino, la rabbia di Luca, la vana speranza di Dino» <33, il cui nesso viene da Bruna individuato nella «sfera immaginativa e onirica» che permette loro di divenire, riallacciandoci a un’espressione dello stesso Sanguineti, «figure della nostalgia» (AM 114) <34.
I legami, per identità o per antitesi, con il primo grande eroe moraviano sono, però, fissati dal critico anche con i molteplici personaggi che occupano quella zona della sua narrativa in cui l’autore, in misura maggiore o minore, si distacca dal «centro vivo della sua più profonda ispirazione» (AM 45): così che i «figli di Michele» <35, per riprendere il titolo di uno scritto più tardo, prima ancora di essere tutti coloro che «tra periodo di latenza ed esplosione puberale, hanno decifrato, o, che è lo stesso, creduto di decifrare per la prima volta, la vita e il mondo, attraverso una pagina» <36 di quel romanzo circolato «semiclandestino, tra i banchi» <37, sono i vari Saverio, Sebastiano, Michele e Giacomo via via incontrati nel percorso tra le opere moraviane (figli non all’altezza del padre, s’intende).
Appare, dunque, chiaro come per stabilire tali rapporti di parentela sia necessario, in sede di studio, uno sguardo vigile e attento su tutte le figure, primarie o secondarie, che si muovono nelle pagine di questi romanzi e che, a differenza dei personaggi di Capriccio italiano, hanno nomi, cognomi e spesso anche soprannomi.
La metodologia privilegiata con cui nelle pagine terminali il critico si concentra su tali figure consiste nell’apposizione dei nomi dei personaggi principali prima dell’inizio dell’indice, nella parte alta del foglio e solitamente a sinistra, e nell’abitudine a corredarli di quei numeri di pagina in cui se ne specificano le forme di individuazione appena citate (nomi, cognomi e soprannomi, dunque), verso cui Sanguineti dimostra una spiccata attenzione.
Così accade nelle postille finali della Romana, del Conformista e della Ciociara e si vedano, per fare solo due esempi, le seguenti annotazioni poste nelle pagine terminali dei primi due volumi:
Adriana
Stefano Astarita (87)
Gino Molinari (136)
Giacomo Diodati (378) (Mino, 364)
Primo Sonzogno (269)
Marcello Clerici (43)
Se la protagonista della Romana resta priva di rimandi, non accade lo stesso per i suoi amanti. Il suo primo fidanzato, il «pezzo grosso della polizia politica» <38 innamorato di lei e il conturbante assassino che diverrà il padre del figlio che porta in grembo sono collegati, rispettivamente: a un dialogo tra Adriana e Gino in cui quest’ultimo, parlando di sé in terza persona, si chiama per nome e cognome; al punto in cui Gisella presenta alla protagonista il distinto signore di cui già le aveva trasmesso le galanti proposte; alla scena svoltasi nella latteria, in cui tessendo le lodi della forza di Sonzogno Gino, coerentemente con la loro amicizia di lunga data, prima lo chiama per nome e poi si rivolge a lui con la fraterna espressione «“Vecchio Primo”».
[…] Anche al protagonista del Conformista il poeta associa un vezzeggiativo che in questo caso è, però, tutt’altro che affettuoso, ossia «Marcellina»: chiunque, aprendo un volume della medesima edizione di quella posseduta dal poeta, si rechi a p. 43 si troverà di fronte all’episodio in cui «Marcellina» si lagna con il professore dell’appellativo scelto per lui dai suoi compagni, ormai avvezzi a numerose prese in giro sul suo effeminato aspetto, così da rendere tali canzonature ancora più numerose.
[…]
Si veda, a tal proposito, il modo in cui, nel primo capitolo del prologo del Conformista <49, Sanguineti segue, lungo il filo delle sottolineature, i giorni che scandiscono la progressione della crudeltà di Marcello e la scoperta della sua anormalità:
Comunque, un pomeriggio silenzioso che tutti in casa dormivano, Marcello si ritrovò ad un tratto, come colpito da una folgore di rimorso e di vergona, davanti a una strage di lucertole (Il conformista 10)
Quel giorno, a conferma di questa scoperta così nuova e dolorosa della propria anormalità, Marcello volle confrontarsi con un suo piccolo amico, Roberto, che abitava nel villino attiguo al suo. Verso il crepuscolo, Roberto, dopo aver finito di studiare, scendeva in giardino (Il conformista 11)
Quella sera, come comprese subito, la madre aveva più fretta del solito […]. Ma Marcello non intendeva aspettare ancora un giorno il giudizio di cui aveva bisogno (Il conformista 19)
Il giorno dopo il tempo era caldo e rannuvolato. Marcello, dopo aver mangiato in silenzio tra i due genitori silenziosi, scivolò di soppiatto giù dalla seggiola e, per la portafinestra, uscì nel giardino. […] Dopo aver osservato con attenzione la strada, Marcello si staccò dal cancello, trasse di tasca la fionda e si chinò verso terra (Il conformista 21)
Forse si sarebbe deciso a confessare ai genitori l’uccisione del gatto se, quella stessa sera, a cena, non avesse avuto la sensazione che sapevano già ogni cosa (Il conformista 26)
Casi di sottolineature tese a isolare questi particolari aspetti si troveranno anche in quella selezione di racconti entro cui si muoverà l’ultimo capitolo e sarà dunque in occasione di tale analisi che si potranno fornire gli esempi più significativi e la trattazione più completa.
Per abbandonare, dunque, tali occorrenze e tornare alla forma che di volta in volta può andare a contraddistinguere tali segni si è detto che sia sottolineature sia linee verticali possono talvolta assumere un andamento ondulato. Il caso più rilevante in cui ciò avviene è rappresentato dagli Indifferenti, che possiede una particolarità molto interessante e su cui vale la pena soffermarsi.
Delle cinquantanove sottolineature eseguite a matita che, come si è già visto, caratterizzano tale volume cinquantotto si presentano nella forma ondulata e sottolineano quelle che con molta probabilità sono tutte le occorrenze del sostantivo «indifferenza» e dell’aggettivo «indifferente», sia nelle sue forme singolari che in quelle plurali <50.
Questo caso è particolarmente significativo perché siamo di fronte a una perfetta coincidenza tra segno, strumento e contenuto che è assai difficile trovare nella postillatura sanguinetiana. All’interno dell’opera tale segno trova, inoltre, un suo corrispettivo in una parte delle linee verticali poste ai margini del testo, delle quali ben ventotto si presentano con la medesima forma ed eseguite con lo stesso strumento. A fronte di un utilizzo così preciso della sottolineatura ondulata verrebbe naturale pensare che il postillatore si sia servito di questo secondo segno per isolare, parimenti, i nuclei tematici di questa indifferenza così insistentemente sottolineata, ma ciò avviene, in realtà, solamente in due luoghi <51, mentre per tutti gli altri casi tali linee vanno a demarcare parti di testo più o meno diverse le une dalle altre.
[NOTE]
1 Il 1963 è preso come data di riferimento perché coincide con la pubblicazione di Capriccio italiano, ma se si considera l’officina del poeta il carteggio con Luciano Anceschi testimonia che la prima notizia relativa al progetto di un romanzo risale addirittura al 1956. Si vedano, a tal proposito, le tre lettere del 28 agosto, 24 e 27 settembre 1956 in Edoardo Sanguineti, Lettere dagli anni Cinquanta, a cura di Niva Lorenzini, De Ferrari, Genova 2009, pp. 107, 110 e 111.
2 Cito da Renato Barilli, La neoavanguardia italiana. Dalla nascita del «Verri» alla fine di «Quindici», Manni, Lecce 2007, p. 97.
3 Sui moralisti moderni, «Aut Aut», 56, marzo 1960, pp. 110-114 e Il Manzoni di Moravia, «Lettere italiane», XIII, 2, aprile-giugno 1961, pp. 217-226, entrambi confluiti in Edoardo Sanguineti, Tra liberty e crepuscolarismo, Mursia, Milano 1961, pp. 193-200 e 201-215.
4 Questi scritti sono ora raccolti in Edoardo Sanguineti e il gioco paziente della critica, a cura di Gian Luca Picconi ed Erminio Risso, edizioni del verri, Milano 2017 e nelle cinque raccolte dedicate ai contributi giornalistici di Edoardo Sanguineti (Giornalino 1973-1975, Einaudi, Torino 1976; Giornalino secondo 1976-1977, Einaudi, Torino 1979; Scribilli 1978-1979, Feltrinelli, Milano 1985; Ghirigori, Marchetti, Genova 1988; Gazzettini, Editori Riuniti, Roma 1993).
5 Si segnalano in particolare: il dialogo tra i due scrittori sulla legittimità di un possibile raffronto tra lo sviluppo del linguaggio letterario e l’evoluzione del linguaggio musicale e pittorico svoltosi nel corso del convegno palermitano del 1963, due dibatti ospitati sulle pagine di «Paese Sera Libri» (Requiem per il romanzo?, 26 marzo 1965, Un dibattito sulla situazione della critica letteraria italiana. Combattere senza armi la critica militante, 22 ottobre 1965) e la discussione sul ruolo degli intellettuali “arbitrata” da Alberto Arbasino durante uno dei suoi Match andato in onda il 25 gennaio 1978 su Rai 2.
6 Alberto Moravia, Teatro, Bompiani, Milano 1958.
7 Edoardo Sanguineti, Alberto Moravia, Mursia, Milano 1962 (edizione di riferimento: Edoardo Sanguineti, Alberto Moravia, Mursia, Milano 2011⁴, p. 7). D’ora in avanti le citazioni saranno indicate, tra parentesi tonde all’interno del testo, con la formula abbreviata AM seguita dal numero delle pagine corrispondenti.
8 «Pur con tutto l’amore che ho sempre professato per Moravia, massime per il Moravia fino alla Noia», afferma Sanguineti in Atlante del Novecento italiano, a cura di Erminio Risso, Manni, Lecce 2001, p. 36.
9 Alberto Moravia, La bella vita, Carabba, Lanciano 1935.
10 Alberto Moravia, Romanzi brevi Bompiani, Milano, 1954² (prima edizione 1953).
11 Alberto Moravia, Racconti romani, Bompiani, Milano 1954.
12 Alberto Moravia, Il conformista, Bompiani, Milano 1955³ (prima edizione 1951).
13 Alberto Moravia, La romana, Bompiani, Milano 1955¹¹ (prima edizione 1947).
14 Alberto Moravia, Il disprezzo, Bompiani, Milano 1956² (prima edizione 1954).
15 Alberto Moravia, Gli indifferenti, Bompiani, Milano 1956⁹ (prima edizione Alpes, Milano 1929).
16 Alberto Moravia, L’epidemia. Racconti surrealisti e satirici, Bompiani, Milano 1957³ (prima edizione 1956).
17 Alberto Moravia, Nuovi racconti romani, Bompiani, Milano 1959² (prima edizione 1959).
18 Alberto Moravia, La noia, Bompiani, Milano 1960.
19 Alberto Moravia, Le ambizioni sbagliate, Mondadori, Milano 1959⁵ (prima edizione 1935).
20 Alberto Moravia, La ciociara, Bompiani, Milano 1960.
25 Nel presente lavoro il termine «postilla» verrà, dunque, utilizzato sia, in senso generico, per indicare la postillatura sanguinetiana nel suo insieme senza distinzione tra sottolineature, segni e annotazioni che, in senso più specifico, per riferirsi a queste ultime, le quali all’interno della tabella vengono appunto derubricate sotto tale dicitura.
31 Carla Bruna, Sublime, neosublime, antisublime: il “canone” letterario novecentesco nella saggistica di Edoardo Sanguineti, tesi di dottorato, Université Côte d’Azur, a.a. 2019-2020, relatore Antonello Perli, p. 204.
32 Ivi, p. 215.
33 Ivi, p. 212.
34 Qui il critico spiega che è proprio il protagonista del Disprezzo a rappresentare «il personaggio più prossimo al Michele degli Indifferenti che lo scrittore ci abbia proposto nella sua produzione ulteriore, se non altro perché Molteni è, ancora una volta, figura della nostalgia».
35 Tutti i figli di Michele, «la Repubblica», 16 novembre 1977. Ora in: Giornalino secondo 1976-1977, cit. pp. 309-310.
36 Ivi, p. 309.
37 Ibidem.
38 Alberto Moravia, La romana, cit., p. 133. Tutte le citazioni prese dalle opere di Alberto Moravia fanno riferimento alle edizioni possedute da Sanguineti e d’ora in avanti saranno indicate, tra parentesi tonde all’interno del testo, con il titolo del libro in corsivo seguito dal numero delle pagine corrispondenti.
49 Le sottolineature riprodotte sono tutte di Sanguineti.
50 La cinquantanovesima sottolineatura è dritta e non ondulata ma sottolinea sempre «indifferenza».
51 Cfr. scheda 7, 210 F e 278 F.
Giorgia Patti, Dagli Indifferenti alla Noia. Per una prima indagine sulle postille sanguinetiane alle opere di Alberto Moravia, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Genova, Anno Accademico 2019/2020