Gli anni Trenta segneranno la fine dell’egemonia del Ramonismo

Ramón Gómez de la Serna, grazie a una prosa dagli accesi toni vitalistici e apparentemente priva di trascendenza, è subito individuato, dalla seconda metà degli anni ’10, come uno dei grandi umoristi spagnoli d’inizio secolo, riconosciuto anche a livello internazionale, come testimonia la presenza del suo nome tra i membri stranieri dell’Accademia dell’Umorismo Francese.
Gómez de la Serna, tuttavia, non è solo un umorista; è, anche, un teorico dell’umorismo, come testimonia, infatti, il saggio pubblicato nel 1930 presso la “Revista de Occidente” dal titolo Gravedad e importancia del humorismo. Proprio questo celebre studio, forse uno dei più importanti saggi-manifesto di tutta la sua produzione teoretica, è spesso utilizzato come chiave di volta delle interpretazioni dei testi letterari dell’autore. Partendo dalla concezione che l’umorismo sia uno dei fulcri della poetica ramoniana, dunque, il saggio a esso dedicato potrebbe rappresentare un valido punto di partenza per lo studio della sua prosa non teorica. Certo; da un lato, verrebbe quasi spontaneo affidarsi alle parole dell’autore e, nel caso di Ramón, peraltro, è frequente che il lettore sia preso per mano e introdotto alla lettura per mezzo di prologhi, mediante i quali è possibile stabilire le linee guida per un primo avvicinamento ai testi.
Tuttavia, soprattutto per quanto riguarda lo scritto sull’umorismo appena citato, basarsi su quanto affermato dall’autore può provocare non pochi imprevisti, fino a rivelarsi, addirittura, una scelta fuorviante. Questo perché, di fatto, al di là dell’indubbia qualità della forma e dei contenuti espressi, dalla lettura di questo testo è molto difficile giungere a formulare un’idea chiara e rigorosa di che cosa sia davvero l’umorismo per Gómez de la Serna. In base a queste premesse, occorre allora chiedersi, inoltre, quanto la teoria rispetti la prassi letteraria e viceversa; sembra difficile, partendo appunto da una definizione “debole”, riuscire ad approdare a un’interpretazione convincente del testo letterario.
Ecco, allora, uno dei grandi problemi che attanagliano, da sempre, l’umorismo: il fatto che sia ritenuto un concetto impossibile da decifrare e da definire, la cui essenza, per quanto si cerchi di spiegarla, sia inesorabilmente destinata a sfuggire, impossibile da imbrigliare o da studiare in termini rigorosi.
Tutto questo sembrerebbe spiegare, almeno in parte, perché manchi uno studio dell’umorismo ramoniano che permetta di esaminare i meccanismi umoristici impiegati dall’autore, senza ricorrere ai testi teorici dello stesso.
Il presente lavoro, dunque, prendendo le mosse da questa lacuna, si proporrà di analizzare proprio l’umorismo “pratico” di Gómez de la Serna, a partire da una definizione di umorismo che, attraverso un impianto teorico solido e coerente, permetterà di avvicinarsi all’opera dell’autore senza incappare nella confusione terminologica che troppo spesso inficia le ricerche su questo tema.
Lo studio sarà suddiviso in tre parti. Nel primo capitolo, dal taglio essenzialmente storico-biografico, si presenterà la figura di Gómez de la Serna, facendo riferimento, in primo luogo, al suo imprescindibile legame con le avanguardie europee e al suo ruolo di precursore dell’avanguardia in Spagna. Grande interprete dei movimenti artistico-letterari di inizio secolo, il suo magistero sarà accettato e riconosciuto da molti grandi scrittori che lo seguiranno. Si farà riferimento, inoltre, al suo importantissimo legame con la città natale, Madrid, agli esordi letterari “belligeranti” e iconoclasti sulle pagine della rivista “Prometeo”, allo sviluppo della sua poetica e alla promozione e diffusione della sua opera e della sua nuova concezione estetica per mezzo di una delle più importanti tertulias di inizio secolo, la Sagrada Cripta di Pombo di calle Carretas, crocevia di scrittori, artisti e intellettuali alla ricerca di nuove forme e modalità espressive. Saranno rimarcati, inoltre, la centralità dell’autore nel mondo letterario del suo tempo e tutti quegli aspetti che concorsero a fare di lui uno scrittore autenticamente cosmopolita, celebrato e tradotto anche al di là dei Pirenei. Grazie a numerosi viaggi in tutta Europa e in America Latina, Ramón potrà consolidare la sua fama, così come quella del proprio irriducibile “Ismo”, il Ramonismo, sempre in bilico tra tradizione e avanguardia, tra passato e futuro. Un ulteriore approfondimento riguarderà anche aspetti più intimi e personali dell’autore, come il suo legame con il franchismo e, soprattutto, la sua passione verso gli oggetti, che, dalla vita di ogni giorno – dal suo despacho in particolare, piccolo Rastro in miniatura –, si estenderà fino a pervadere e a permeare le sue migliori opere. Tuttavia, gli anni Trenta, con lo scoppio della Guerra Civile e la conseguente fuga in Argentina, segneranno la fine dell’egemonia del Ramonismo e l’inizio di una nuova fase esistenziale e letteraria, più intimista e dalle tinte più fosche e riflessive, ma sempre fedele – e, pertanto, inattuale – a quell’estetica d’avanguardia cui l’autore aveva dedicato tutte le sue forze. Instancabile promotore della sua opera dai tavolini dei caffè o dalle pagine di riviste e giornali su cui scrive senza sosta, Ramón, come pochi altri scrittori o artisti della sua epoca, concepisce l’esistenza come una vera e propria opera d’arte: vita e opera crescono all’unisono, alimentandosi e influenzandosi a vicenda. Riesce persino a creare, infatti, un vero e proprio personaggio e un proprio stile, facilmente riconoscibili e peculiari, che non abbandonerà mai. Grande conferenziere, antesignano degli happenings dadaisti, le sue uscite pubbliche saranno sempre caratterizzate dall’eccentricità e da continui colpi di scena, con l’obiettivo di accattivarsi e di stupire il pubblico; celebri, tra le altre, le due conferenze dal trapezio di un circo e dalla groppa di un elefante. Questo personaggio, immortalato da una incredibile quantità di fotografie e di caricature che ne testimoniano la fama indiscussa, sarà tuttavia considerato, molto spesso, alla stregua di un clown, di un pagliaccio stravagante; una valutazione che si rifletterà anche nella ricezione della sua stessa opera, considerata dal grande pubblico, proprio alla luce del personaggio, ludica, intrascendente e buffa; in una parola, secondo i canoni del tempo, “umoristica”.
Il secondo capitolo si concentrerà proprio sull’umorismo, presentando, nel primo paragrafo, una panoramica generale dei principali studi dedicati a questo tema da alcuni studiosi e scrittori spagnoli del Novecento. Dall’analisi dettagliata del saggio precursore di Pío Baroja (1919) al già citato studio dello stesso Ramón (1930), dal discorso d’ingresso alla Real Academia di Wenceslao Fernández Flórez (1945) ai saggi di Botín Polanco (1951), Evaristo Acevedo (1966), Santiago Vilas (1968) e José Carlos Mainer (2002), emergerà chiaramente un’assenza di uniformità delle teorie proposte, che si rifletterà, di conseguenza, anche negli studi dedicati all’umorismo ramoniano da altri autori, presentati nel terzo paragrafo.
Alla luce di ciò, nel secondo paragrafo si proporrà un modello teorico rigoroso che, come già sottolineato, possa permettere di studiare l’opera letteraria prescindendo da quella teorica e che, soprattutto, muova da una base teorica e concettuale coerente. Tale modello, descritto da Laura Salmon nel volume I meccanismi dell’umorismo (2018), prendendo come punto di riferimento, in particolare, il troppo spesso ignorato saggio pirandelliano L’umorismo (1908) e mettendolo in relazione con gli studi di Bergson e di Freud, giunge a una rivoluzionaria e finalmente rigorosa concezione di umorismo, consentendo, una volta per tutte, di distinguere i meccanismi e gli effetti che si trovano alla base di quest’ultimo, da quelli di altri generi o usi retorici del linguaggio quali la comicità, l’ironia, la parodia e la satira, con cui è sovente confuso. A differenza di queste forme di derisione che, di fatto, tendono a rinforzare la logica binaria di pregiudizi e stereotipi, l’umorismo, per mezzo dell’empatia del “sentimento del contrario”, porta a immedesimarsi con l’oggetto deriso e a provarne compassione, mettendo in discussione gli abituali parametri e criteri di giudizio con cui si è soliti guardare al reale.
In base a questa prospettiva, nel terzo capitolo, una volta analizzata la poetica ramoniana – in particolare, dal punto di vista di due temi fondamentali, la morte e gli oggetti – si procederà all’analisi dell’umorismo testuale sulla base del modello cui si è appena accennato. Si è deciso, risultando di fatto impossibile applicare tale studio a tutta l’opera dell’autore, di concentrarsi su quei testi che, nelle Obras Completas, sono raccolti sotto il nome di “Ramonismo”, libri che, a detta di molti studiosi e dello stesso autore, racchiudono l’essenza e rappresentano l’espressione paradigmatica dello stile ramoniano. Analizzando quattro testi in particolare, Disparates (1921), Variaciones (1922), Ramonismo (1923) e Caprichos (1925) – due dei quali pubblicati nella collana “Los Humoristas” di Calpe –, si arriverà così alla conclusione che, nonostante il pirandelliano “riso tra le lacrime” non sia una prerogativa dei testi studiati, sia comunque possibile considerare umoristica la letteratura di Gómez de la Serna. Ciò sarà possibile, tuttavia, soltanto tenendo conto dell’uso peculiare e parossistico di due importanti procedimenti letterari, lo straniamento e il perturbante, cui l’autore ricorre incessantemente fino a generare quel “sentimento del contrario” che è alla base dell’eversione umoristica.
Tale studio, che spera di gettare nuova luce sull’umorismo testuale ramoniano, potrà inoltre porre le basi per un’analisi più ampia, da dedicare, in particolare, anche ai numerosi romanzi dell’autore e, ovviamente, alle greguerías.
Andrea Baglione, Ramón e l’umorismo, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Genova, 2019