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Un erede del liberalismo cattolico

L’elemento più interessante di questo saggio di Carlo Lottieri su Denaro e comunità * è forse da trovare nella netta presa di distanza dell’autore di fronte all’economicismo e alla stessa idea di homo oeconomicus. Uno dei principali obiettivi polemici di tale testo, in effetti, è proprio Adam Smith, spesso considerato padre fondatore dell’economia moderna e del liberalismo del laissez-faire. Sulla scorta di Murray Newton Rothbard, però, Lottieri non la pensa così e vede nella concezione smithiana del valore-lavoro la fonte di innumerevoli errori concettuali (da Ricardo a Marx, da Toennies a Simmel) che hanno gravemente ostacolato ogni corretta interpretazione del libero scambio e della società di mercato.
L’esplicito obiettivo dell’autore del saggio, in effetti, è proprio quello di liberare la scena da schemi concettuali che in troppe occasioni hanno condotto a considerare il mercato un meccanismo anonimo, retto da un “destino cieco” (Hegel) e per questo motivo bisognoso di essere umanizzato da decisioni politiche e progetti pianificatori. Da quella Polizei che, secondo l’autore della Fenomenologia dello spirito, era necessaria a sottrarre la vita sociale dal dominio di forze irresponsabili.
Dopo un primo capitolo teso a demolire una parte rilevante della riflessione filosofica e sociologica sul mercato, nella seconda metà del testo Lottieri si sforza di “offrire un’aperta difesa dei diritti individuali e, al tempo stesso, una lettura in senso liberale di quelle interazioni tra individui che vanno sotto il nome di relazioni di mercato”. La sua tesi è che “soltanto entro una società libera, la quale riconosca l’inviolabilità dei diritti di proprietà, è possibile assistere alla nascita e allo sviluppo di autentiche comunità, sorte dal basso e per iniziativa dei singoli”.
Perché se uno degli argomenti al centro di questo volume è il denaro, un altro è certamente la comunità, che Lottieri si sforza di sganciare da ogni pretesa statalista e da ogni preconfezionata soluzione di marca illiberale. Evidentemente ostile a quanti (da McIntyre a Sandel, da Taylor a Walzer) hanno esaltato la comunità contro l’individuo, Lottieri è persuaso che non si possano dare autentiche comunità senza soggetti liberi di scegliere, decidere e organizzarsi.
Per l’autore, la comunità nasce dall’iniziativa dei singoli e dal diritto di associazione. Tutto lo scritto, in tal modo, punta a sottolineare come le vere realtà comunitarie siano perfettamente integrabili in un ordine di mercato capace di favorire la spontanea collaborazione di persone estranee (secondo la lezione hayekiana). In Denaro e comunità, dunque, la società libertaria incarna il migliore presupposto per l’affermazione e lo sviluppo di associazioni, gruppi e sodalizi tenuti insieme da quel renaniano “plebiscito di ogni giorno” che è l’unica precondizione di ogni ordine collettivo non illegittimo.
A giudizio di Lottieri le uniche istituzioni giuste sono quelle volontariamente adottate. Da qui l’esaltazione della società civile e soprattutto delle comunità familiari, raffigurate quale entità oppresse da un potere statale ottuso, prevaricatore, incapace di avvertire la superiore dignità etica di queste piccole realtà.
A questo riguardo come su molte altre questioni, è facile avvertire quanto l’autore sia in qualche modo erede da una lunga tradizione di liberalismo cristiano (e specificamente cattolico): una storia intellettuale entro la quale si collocano studiosi, da Bastiat a Lord Acton, che antepongono le comunità basate sull’affetto agli apparati della forza e della sovranità. Egli così evidenzia come in molti episodi della nostra vita (quando ci si confronta con lo Stato) tutti noi si sia sudditi del ceto politico dirigente e di burocrazie parassitarie, mentre in numerose altre occasioni dell’esistenza (quelle familiari, ma stesso discorso vale per il mercato degli scambi e per gli spazi aperti della comunicazione) siamo in condizione di assumere decisioni responsabili.
In questo senso, il volume sottolinea come la libertà di dare forma a famiglie e associazioni (di generare movimenti culturali o aderire a chiese, creare società o costituire cooperative) sia la stessa libertà che gli statalisti avversano quando parlano del mercato. I nemici della proprietà privata e dello scambio, d’altro canto, sono sempre stati nemici dichiarati della famiglia e delle altre comunità spontanee.
Da ciò discende l’ovvia conclusione che mentre lo Stato mira a dissolvere i nessi tra gli individui e in virtù dello Stato assistenziale punta a deresponsabilizzare ognuno di noi (togliendoci perfino l’onere di amare il prossimo e facendo di ognuno di noi un “assistito”), è proprio nella società di mercato che le comunità possono trovare spazio e anche riacquistare un nuovo peso.
Nella linea di pensiero che con più forza difende la libertà individuale e l’economia concorrenziale, d’altro canto, con l’espressione “mercato” viene semplicemente indicata la facoltà dei singoli individui di disporre dei beni legittimamente detenuti (proprietà privata) e di cederli ad altri in contropartita di soldi o servizi (scambio). Questo ordine è lo stesso in cui emergono le relazioni altruistiche e disinteressate di chi dà vita ad iniziative filantropiche e crea spazi comunitari. Senza la possibilità di disporre delle proprie risorse, insomma, non possiamo neppure essere generosi, dal momento che non possiamo certo condividere ciò che non possediamo.
Mentre negli autori antiliberali vi è spesso l’idea che esisterebbe un’entità del tutto astratta e però in qualche attiva (il Mercato, il Capitale, il Denaro, e così via) in condizione di decidere al posto dei singoli e imponendo la propria volontà, lo sforzo di Lottieri consiste proprio nel voler ricondurre la società libera al semplice incontro di persone autonome, dotate di ragione e volontà, protese ad interagire con il prossimo e a dare vita ad iniziative comuni.
In un’Europa sempre più statizzata e soffocata da un diffuso quanto irrazionale disprezzo per l’individuo libero e la sua facoltà di scegliere, per il capitalismo ed il mercato, questo saggio infastidirà certamente più di un lettore. Ma è bene che molti comincino a sentire altre campane e inizino a mettere in discussione le loro infondate quanto radicate convinzioni.
*Carlo Lottieri, Denaro e comunità. Relazioni di mercato e ordine giuridico nella società liberale, Guida, 2000
Luigi Ferlinghetti, comunità volontarie e società di mercato, biblioteca dell’egoista, circolare 2000

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

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