Gentilezza e delicatezza si presentano come tratto peculiare dell’atteggiamento umano e artistico di Giustino Caposciutti

Giustino Caposciutti, For Lucio Fontana, 1995. Fonte: www.singulart.com

Giustino Caposciutti è una persona gentile dallo sguardo intelligente e profondo, i cui occhi sembrano sempre alla ricerca di elementi di grazia e bellezza nel mondo circostante.
Vi è qualcosa di delicato nel suo sguardo e nel modo in cui muove le mani, come se fosse sempre in ascolto, pronto a ricevere dagli altri e dall’ambiente dei segnali, delle sollecitazioni, al fine di elaborarli e trasformarli in “doni” per coloro che a lui si rivolgono.
La gentilezza, la delicatezza, l’ascolto sono infatti i tratti specifici, sia di quest’uomo umile e gentile, di questo artista che si rispecchia nelle sue opere almeno quanto esse si rispecchiano in lui, sia delle sue opere dalla cifra stilistica ormai estremamente riconosciuta e riconoscibile.
Caposciutti è infatti divenuto famoso negli anni per i suoi quadri e le sue performance, sviluppati all’insegna dell’arte relazionale e partecipata: opere capaci di mettere assieme la textile art con la relazione umana, la marginalità con lo spirito di comunità, il rigore geometrico e analitico con il colore e le emozioni dei fruitori chiamati ad essere co-autori delle opere stesse. Caposciutti è un educatore e un artista ormai noto a livello nazionale e internazionale, che ha alle spalle decine di mostre personali e centinaia di collettive, sulla cui poetica hanno scritto critici importanti come Martina Corgnati, Giovanni Cordero, Francesco Lodola, Angelo Mistrangelo, Paolo Levi, Dino Pasquali…
Ma di ciò l’artista sembra quasi non accorgersi, più attento alle pratiche relazionali che alla gloria personale. Senza dubbio alcuno, gentilezza e delicatezza si presentano come tratto peculiare dell’atteggiamento umano e artistico di quest’uomo, che con umiltà sembra essere sempre poco conscio della forza innovativa della sua pratica artistica dai forti risvolti comunitari e sociali, caratterizzata da un’attitudine alla relazione e all’ascolto.
Si deve infatti a Giustino e alla feconda collaborazione con la sua amica e collega Tea Taramino, curatrice di questa rassegna, se in Italia è approdata una forma di Arte Partecipata e Relazionale di estrema qualità, valore e profondità, che è stata capace di generare esperienze di sicura rilevanza internazionale come “Arte plurale”.
La presenza delle opere di Caposciutti (performance e quadri) in questa rassegna rappresentano, pertanto, un meritato tributo alla storia dell’artista e allo stesso tempo il riconoscimento che: senza “FiloArx”, il confronto/collaborazione con Taramino e la disponibilità di istituzioni pubbliche e private torinesi, molte delle più interessanti esperienze di valorizzazione dell’Arte Irregolare in Italia non sarebbero nate in questa città, non si sarebbero sviluppate e diffuse e non sarebbero sopravvissute ancor oggi come eccellenze di primo piano a livello internazionale, mantenendo il loro profondo radicamento nel territorio.
Nel 1993 a Torino l’incontro tra l’artista e un gallerista come Gianfranco Billotti, dell’allora “Galleria Arx”, e le istituzioni gettò il seme per la nascita di un nucleo di iniziative e sperimentazioni, che velocemente diedero forma a una presenza peculiare dell’arte “partecipata” e “partecipativa” in Italia.
Non si trattò in questo caso, infatti, di dare voce unicamente alla potenza creativa dei fruitori chiamati a diventare co-autori delle opere, come in molte altre esperienze di Partecipatory Art, ma grazie all’incontro artistico con Taramino di sollecitare una vera integrazione tra arte, pubblico e artisti con disabilità, andando oltre l’Outsider Art, l’Art Brut… in direzione della valorizzazione relazionale e partecipata di forme di Arte Irregolare, in modo da mettere in discussione le stesse categorie di “normalità” e “anormalità”.
Tutto ciò fu perseguito tentando di colmare il gap fra la gente comune e l’arte contemporanea, avviando processi relazionali e di partecipazione in situazioni orizzontali e non gerarchiche, portando a rappresentazione stati d’animo e sentimenti individuali e comunitari, facendo dell’integrazione e della solidarietà gli elementi unificanti delle “diversità” presenti nel territorio, al fine di fare emergere le sacche di emarginazione rimosse e catalogate come “periferiche” rispetto alle narrazioni dominanti. Tutto ciò all’insegna di una ricerca di grazia e bellezza, intesa come fonte di benessere e dignità anche per coloro che con sé portano profonde disabilità cognitive e fisiche.
FiloArx -intesa sia come opera collettiva e temporalmente dilatata, sia come pratica artistica specifica- segnò pertanto l’avvio di un esperimento al contempo sociale ed estetico che ormai da molti anni vede Caposciutti dare una forma specifica all’arte partecipata in direzione di un arte plurale e relazionale, attenta all’inclusione delle differenze nella produzione di opere collettive, che ad oggi hanno coinvolto più di ventiseimila persone in venti anni.
Il 24 settembre 1993, alle ore 18.00, a Torino in Piazza Savoia 4, in occasione dell’inaugurazione della Galleria d’Arte “Arx” cominciò questa avventura poetica ed esistenziale con l’invio di una cartolina/invito con un filo di juta allegato e le istruzioni per manipolarlo, firmarlo e riportarlo in Galleria, in modo che potesse diventare uno degli elementi di un’opera collettiva successivamente realizzata dall’artista stesso. Il successo fu tale che quell’esperienza non si fermo più, dando vita a un grande intreccio di fili messo insieme con la collaborazione di migliaia di persone.
I suo grandi quadri quadrati, tessuti con i fili colorati e firmati da ogni persona che con lui entra in relazione, sono diventati così uno degli elementi più diffusi nel panorama dell’arte partecipata internazionale, dando vita a delle “fotografie tessili” di un determinato spazio tempo, in cui una comunità di dimensioni variabili agisce per creare un’opera.
Se il risvolto “relazionale” di questa pratica pare evidente, iscrivendosi a tutti gli effetti in una modalità di valorizzazione della parte emozionale e spirituale delle differenze umane, che compongono le comunità locali e gli aggregati umani; dal punto di vista stilistico e linguistico, la sua poetica si caratterizza invece per un rigore strutturale dai tratti geometrici, che deve molto alle influenze di una certa “pittura analitica” contemporanea.
Dalla “linea analitica” presente nell’arte tardo novecentesca Caposciutti mutua, infatti, l’attenzione per gli elementi primi della pittura (la tela, il telaio, il colore, la cornice…) che diventano in questo modo l’oggetto stesso del dipingere. In questo modo i fili di tela di juta grezza diventano elementi stessi della composizione pittorica, attraverso un lavoro di de-tessitura e ri-tessitura del supporto, il quale dopo essere stato elaborato e manipolato – attraverso il gesto (singolo e collettivo), il colore e il segno (la firma) – dà vita a opere relazionali e partecipate rispettose delle regole formali del dipingere e delle geometrie esistenziali e strutturali dell’opera e della realtà sociale.
I suoi quadri, inoltre, pagano un debito esplicito allo “spazialismo”, attraverso un processo di sottrazione della materia (la tela), che nel processo di de-tessitura e ri-tessitura dei fili manipolati dai fruitori/co-autori creano spazi, forme, pieni e vuoti, trasparenze che interagiscono con l’ambiente, la luce e il muro dando luogo ad artefatti in continua trasformazione. In media ogni opera sfrutta l’apporto di centinaia di esistenze singole, che assumono così valore autoriale, attraverso la manipolazione dei fili per la tessitura, come si può ben vedere nel quadro di 1,50×1,50m presente in mostra, realizzato con il supporto di mille persone per la prima edizione di “Artissima” nel 1994 […]
Palazzo Barolo – Torino – dal 18 settembre al 9 ottobre 2016 – TRAMARE. Di filo in segno e di luogo in logo (a cura di) Alessia Panfili e Tea Taramino
Roberto Mastroianni, Giustino Caposciutti. L’arte di tessere esistenze e comunità, Archivio michelangelo

[…] Come artista individuale Caposciutti ha allestito circa 50 personali a Torino, Ferrara, Mantova, Arezzo, Vercelli, Livorno, Bordighera, Liegi (Belgio) ed in altre città. Fra le centinaia di collettive si ricordano quella con cui esordisce nel 1969 al Palazzo della Regione Valle d’Aosta e negli ultimi decenni le mostre a Santa Monica (USA), a Saragozza (Spagna), Zug (Svizzera), Chisinau (Moldavia), Monaco (Germania), alla Galleria Du Comtè di Nizza, al Trevi Flash Art Museum (PG), alla Metropolitan Foundation, Teatro delle Erbe e Spazio Krizia di Milano, al Premio Suzzara (MN), Casa dei Carraresi, Villa Letizia e Museo di Santa Caterina di Treviso, Villa Pisani di Stra (VE), al Forte dell’Annunziata di Ventimiglia, Museo di Textile Art di San Gallo (Svizzera), al MAGI (Museo d’Arte delle Generazioni Italiane) a Pieve di Cento (BO), al PAV (Parco d’Arte Vivente) di Torino, a Villa Giulia di Verbania, a Palazzo Lomellini di Carmagnola, a Palazzo Opesso ed all’Imbiancheria del Vajro di Chieri, alla Biblioteca di Moncalieri, all’Ecomuseo del Frediano e alla Casa Giardiniera di Settimo Torinese. Ha preso parte a 5 edizioni di Artissima di Torino anche con mostre personali, alla Fiera d’Arte di Pordenone, a tutte le 4 edizioni della Biennale di Fiber Art di Chieri e a tutte le 13 edizioni di Arte Plurale sia come organizzatore, artista e banditore d’asta. Nel 2014 ha partecipato ad una serie di mostre come scambio culturale Italia-Russia in musei e spazi pubblici nelle seguenti città: Ufa, Oktjabrsk, Birsk, Salavat, Sterlitamak, San Pietroburgo, Australia 2015/16 Pako Festa di Geelong, Deakin University, Melbourne, Ballarat, Colac (Surf Coast Culture Museum). Nel 2017 Mostra personale Galleria Arteregina – Torino, Mostra personale a Bordighera – Arte al vento- Giardini Monet, Collettiva a Parigi Galleria Saphir, con Klee, Leger, Vedova, Boetti… Tisser la Femme-Arte Partecipata – Cambiano (Torino).
Le sue opere fanno parte di numerose collezioni private e pubbliche fra le quali: Comuni di Torino, Chieri, Piscina, Bardonecchia, Airasca, Pinerolo, Moncalieri, Poggio Mirteto, Mazara del Vallo, Epinal (Francia), Museo dell’Informazione di Senigallia, Museo MAGA Gallarate, GAM Torino, Museo Valdese Torre Pellice, Museo MAGI Pieve di Cento, VSSP-Centro Servizi Volontariato Torino, Le Venezie Treviso, Opera Pia Barolo (Torino)…
Hanno scritto e/o presentato il suo lavoro: Paola Masetta, Gianni Milani, Mario Contini, Giovanni Cordero, Francesco Lodola, Paolo Levi, Antonio Miredi, Laura Bondi, Danielle Villicana, Igino Materazzi, Sonia Fardelli, Dino Pasquali, Liletta Fornasari, Antonio Caggiano, Giorgio Di Genova, Angelo Mistrangelo, Martina Corgnati, Giannina Scorza, Vittoria Castagneto, Anna Maria Cebrelli, Chiara Armando, Massimo Centini, Carlo Accossato, Antonio Oberti, Marcello Salvati, Enzo Papa, Marco Scolesi, Laura Goria, Mauro Villone, Sandra Origliasso, Erika Nicchiosini, Rosanna Campra, Adriano Nebiolo, Silvana Nota, Giuseppe Misuraca, Gigi Mossotti, Tea Taramino, Daniela Bonino, Alberto Negro, Letizia Gariglio, Giovanni Nocentini, Dario Salani, Giuseppe Biasutti, Luigi Benedetto,Dada Rosso, Luigina Bortolatto, Enrica Crosetto, Serena Leale, Giampiero Prassi, Isabella Lopardi, Loredana Demer…
Servizi e presentazioni tv: Elena Del Santo, Mariangela Toja, Angelo Mistrangelo, Alex Revelli, Clara Vercelli, Roberta Filippi, Gabriele Arlati, Alessandro Gea, Alessandro Antonacci, Massimo Broli, Alessandra Bardeschi, Liletta Fornasari, Fabrizio Borghini… […]
Chiara Salvini, Giorgio Loreti ci invita oggi… a Bordighera a vedere le preziose opere grafiche di Giustino Caposciutti artista poliedrico noto in tutto il mondo, Nel delirio non ero mai sola, 11 settembre 2020

L’artista contemporaneo Giustino Caposciutti dimostra una predilezione per lo spazio che crea una dimensione intima, in cui le sensazioni e le emozioni abbracciato l’universalità dell’essere. Grazie all’utilizzo di diversi materiali tessili, egli richiama il valore cromatico della tela sperimentando gli effetti ottici e dinamici di Victor Vasarely.
Caposciutti nelle sue opere d’arte, attraverso la modellazione dell’oggetto, fa comparire una forma, una rivelazione, la pura essenza dell’arte. Gli oggetti su fondo bianco infondono luce nell’ambiente ed esaltano una sorta di immaterialità: la luce, penetrando la fitta trama di fili, genera illusioni tattili e visive. Nell’elaborare le sue opere l’artista nell’eliminare e riposizionare gli elementi, da vita ad un sistema di pieni e vuoti, trasparente e geometrie, che moltiplicano le possibilità di lavorazione e valorizzazione del tessuto.
La particolarità di queste opere d’arte contemporanee sta nelle composizioni matematiche in grado di generare narrazioni ritmate da echi interiori. Il rigore formale che viene trasmesso dalle opere di Caposciutti è il simbolo di un cammino di vita: il ruolo dell’artista è proprio quello di comporre un filo di tessuto il cuore dell’opera e rappresentare artisticamente la relazione che intercorre tra due o più persone.
Il suo modo di operare è stato definito come Azioni d’Arte Collettive: il coinvolgimento di altre persone, anche con disabilità, permette a chiunque di diventare artista. Caposciutti in questo modo fonda l’Arte Partecipata: ogni opera può essere realizzata da più persone, influenzando positivamente mente e corpo, e tutto ciò acquista un fine terapeutico.
Nato a Civitella della Chiana (Arezzo) nel 1946, Caposciutti è fondatore di diversi movimenti d’arte contemporanea di grande successo:
1-Arte Plurale
Fondata a Torino insieme a Tea Taramino nel 1993 nasce e si sviluppa in contesti socio-educativi a livello internazionale. Nel 2013 è giunta alla 13^ edizione con la partecipazione di migliaia di artisti da tutto il mondo.
2-Arte Partecipata
L’Arte partecipata (o partecipativa) usa un approccio al fare arte che coinvolge direttamente il pubblico nel processo creativo, autorizzandolo a divenire co-autore, editor e osservatore dell’opera medesima (da Wikipedia)
a)- FiloArX
A Torino il 24 settembre 1993 in occasione dell’inaugurazione della Galleria Arx Caposciutti realizza FiloArX considerato il primo evento d’Arte Partecipata al mondo.
In seguito realizzerà un centinaio di eventi FiloArX con la partecipazione diretta di oltre 16.000 persone.
Il coinvolgimento del pubblico è stata ripreso poi da numerosi artisti al punto da considerare l’Arte Partecipata come uno dei principali movimenti degli ultimi 20 anni.
b)-Tessere…
Come evoluzione di FiloArX nel 2007 ha ideato l’evento d’Arte Partecipata “Tessere….” ove il clou consiste nel “tessere” in uno spettacolo di piazza con un Telaio Vivente in costume un’enorme opera mosaico realizzata da 100 persone.
A coronamento di oltre 40 anni di impegno di artista/educatore nel 2012 realizza a Torino TessereXilRiscatto ove un artista è stato “tessuto” dentro un’opera realizzata da 100 artisti disabili in uno spettacolo pubblico in costume e con il Telaio Vivente. L’evento rappresenta il rovesciamento, il riscatto appunto di quanto fatto nel 1972 alla Biennale di Venezia quando un artista G. De Dominicis espose una persona down, seduta per ore quale oggetto della sua opera.
Dal 2007 sono stati realizzati 23 eventi/spettacolo Tessere… in diverse città (Chieri, Torino, Roma, Poggio Mirteto-Rieti, Moncalieri, Mazara del Vallo, Arezzo, Cortona, Reggio Emilia, Cambiano) con la partecipazione diretta di oltre 2000 persone.
3 – BioSìArt
La BioSìArt viene fondata da Giustino Caposciutti nel 2007 insieme a Giovanni Ghiraldotti dopo una collaborazione di almeno 3 decenni nel campo delle terapie alternative applicate in particolare all’inquinamento elettromagnetico.
Infatti, la BioSìArt, l’Arte che risana…l’Arte così come viene definita propone opere che oltre al risultato estetico hanno, grazie ad una serie di materiali ed accorgimenti tecnici, la proprietà di modificare il percorso delle onde elettromagnetiche inquinanti contribuendo così a realizzare un miglioramento degli ambienti ove viviamo.
Arte Plurale e l’Arte Partecipata di Caposciutti sono stati oggetto di numerosi studi, articoli, programmi TV, copertine di riviste d’arte e tutte le copertine e la linea grafica di 5 numeri della rivista Il Filo di Arianna.
Nel 2004 sono stati oggetto della tesi di laurea di Simona Mattia presso l’Università di Torino facoltà delle Scienze della formazione dal titolo FiloArX- Arte come strumento di azione sociale e sono stati anche analizzati e descritti nei seguenti libri d’arte: L’Arte dei margini di Mangiapane, Pecci, Porcellana-Franco Angeli editore – 2013; Anninovanta – di Roberto Brunelli – Gli Ori editore -2014
Redazione, Giustino Caposciutti, Affordable Art Point

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.