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Kaspar Schoppe e Giordano Bruno

Di Kaspar Schoppe Agostino Schiaffino [ Memorie di Genova (1624-1647) ], testimone oculare di tanti eventi dell’epoca barocca,  scrisse: “ [16]40 – Nelli due ultimi mesi dell’anno passato [1639] e nel genaro di questo [1640] fu in Genova Gaspare Scioppio, Consigliere Imperiale, grande letterato di natione todesco. Costui passava a Prencipi a cercare aiuto per un certo che si diceva fratello del Gran Turco maggiore ch’era christiano, chiamandosi il Soldano Jachet. Pretendeva esso Soldano che a lui pervenisse l’Impero turchesco e cercava di provare se potesse levar il fratello di Stato. Dimorava in questo tempo in Turino, scrisse alla Republica con cercarle aiuto, promettendole, se mai avvenisse che si ripponesse in Stato, tutti i Dominii che per avanti possedeva nel Levante. Ottenne lo Sciopio per costui un decreto di gran promessa dalla Republica, sempre che egli ponesse insieme armata per l’impresa che praticava. Nel mese di genaro scrisse in Genova, esso Sciopio, una epistola latina al Signor Federico de Federici, dell’ordine dei Senatori, nella quale loda in estremo Genova città et ad essa rispose il Federici con un assai lungo discorso in cui mostra l’imprese e le glorie della Genovese Republica in volgar favella, che colla epistola si legge in stampa [Lettera dell’Illustriss. Signor Federico Federici nella quale si narrano alcune memorie della Republica Genovese, Genova, Pavoni, 1634] et il Soldano Jachet, ritornando di Turino, passando a Malta, passa per Genova“.
Per comprendere però l’evento forse più significativo della vita culturale dello SCHOPPE bisogna ricorrere ad un fatto non di semplice cultura ma ad uno di quei drammi epocali in cui la cultura, soggetta all’ Inquisizione ed alla sanzione dell’ Indice dei libri proibiti, poteva portare alla condanna per eresia con la conseguente morte sul rogo.
Il nobile erudito tedesco (che ne aveva peraltro sentita pronunciata la condanna a morte) aveva ancora negli occhi lo strazio della morte sul rogo del filosofo Giordano Bruno il 17 febbraio del 1600 allorché scrisse, al suo corrispondente Corrado Ritterchausen, in merito all’esecuzione pubblica del Bruno: “…reso oggetto di morbosa osservazione e scrutando egli stesso gli altri, in Campo dei Fiori, davanti al teatro di Pompeo, pubblicamente [Giordano Bruno, impossibilitato a parlare dall’applicazione di una mordacchia di ferro che ne rendeva spaventoso l’aspetto] è bruciato“.
L’osservazione, apparentemente pietosa e forse davvero tale nell’animo del filologo tedesco, non comportava però alcuna giustificazione delle idee bruniane contro cui lo Schoppe aveva apertamente prso posizione.
Nella citata lettera l’erudito osservatore della drammatica esecuzione, facendo cenno alle eresie anche a suo parere insite nelle opere del Bruno (dal De l’infinito universo et mondi al De immenso et innumerabilibus ed ancora al De umbris idearum), di seguito scrisse: “Insegnano cose orrende e del tutto assurde, come ad esempio che ci sono infiniti mondi, che l’anima passa di corpo in corpo, anzi che addirittura può trasmigrare in uno degli altri mondi, che una sola anima può informare due corpi, che la magia è cosa buona e lecita, che lo Spirito Santo non è altro che l’anima del mondo, e che questo principio ha voluto affermare Mosè, quando scrive che quello Spirito cavò le acque, che il mondo esiste dall’eterno…“.
La lettera integrale è stata edita da A. Montano, Gaspare Schopp a Corrado Ritterchausen: l’unica testimonianza sulla morte di Giordano Bruno, in “Quaderni dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento Meridionale”, V (1998), pp. 29 – 56.
Indubbiamente sulla sorte di Giordano Bruno a prescindere dalla già pesante accusa di pratiche di magia (con l’aggravante che il filosofo nolano aveva in qualche maniera “riegizianizzato” l’ermetismo rinascimentale) aveva svolto un ruolo per lui estremamente negativo, nelle sue opere, la sanzione del il comma relativo all’eternità del mondo del tutto in contrasto con la tematica del creazionismo costantemente ribadita dalla Chiesa.

 

di Bartolomeo Durante

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

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