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Poi che la sera – di Diego Valeri

La testa sul cuscino, odo strisciare
nella tenebra grandi acque vicine,
più vicine, lontane.
È un suono dolce con lungo pedale,
è l’infinita musica del tempo
che mi rapisce fuor del tempo, poi
che la fuga dei giorni è già l’eterno
e la vita che muore è già la morte.
Ascolto il dolce suono;
né so se più m’attristi o più mi giovi
l’essere vivo ancora, nel mio chiuso
corpo di carne, nel fluire uguale
del mio sangue che fugge per la notte
con striscio d’acque vicine, lontane.

Diego Valeri

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

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