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La porta magica di piazza Vittorio a Roma

La porta magica di piazza Vittorio a Roma è uno dei pochi monumenti alchemici giunti fino a noi, famosa per i suoi simboli e le sue iscrizioni.
Essa costituisce uno degli ingressi di Villa Palombara sull’Esquilino, dove il Marchese Massimiliano Palombara riuniva le persone più colte di quei tempi come Cristina di Svezia, Padre Anastasio Kircher, l’astronomo Domenico Cassini, il marchese Francesco Maria Santinelli, Giuseppe Francesco Borri, l’abate Domenico Federici ed altri ancora stando anche alle divagazioni dell’ottocentesco erudito Francesco Girolamo Cancellieri.
. Villa Palombara comprendeva gran parte dell’attuale piazza Vittorio e si estendeva fino a Piazza Dante. Era ancora intatta nel 1840 come possiamo vedere in un affresco del Palazzo dei Principi Massimo, eredi dei beni e dell’archivio Palombara, per il matrimonio (16-03-1765) dell’ultima Savelli Palombara, Barbara, con il principe Francesco, e da alcune fotografie del 1872.
Mentre la “Porta Magica” è nota a tutti coloro che si sono interessati dell’antica storia della chimica e dell’alchimia, poco conosciuta è la figura del marchese Massimiliano Palombara, profondo cultore delle scienze ermetiche. Scopo d’un mio lavoro pubblicato qualche anno fà ed un altro più recente, è stato quello di mettere in luce la personalità ermetica del Palombara e dimostrare come a lui vanno attribuite le iscrizioni sugli stipiti della porta e non al misterioso pellegrino di cui ci parla il Cancellieri, spesso identificato con Francesco Borri, medico e alchimista milanese.
Secondo il Cancellieri, Massimiliano Savelli-Palombara, poeta e alchimista, fu un personaggio di grande rilievo nella Roma del ‘600.
Coltissimo, di grande abilità nel rimare in italiano e in latino, volle velare profonde verità ermetiche sotto forma poetica.Gli scritti e le rime del Palombara, ignorati per più di tre secoli, sono contenuti in un manoscritto Reginense della Biblioteca Vaticana dal titolo “La Bugia”; in un manoscritto autografo di una biblioteca privata dallo stesso titolo, ma di un contenuto diverso; in due codici dell’Archivio Palombara-Massimi, composto da sole Rime e Canzoni (Prot.34 e 35).
Fu gentiluomo di Cristina di Svezia e rimase alla sua corte per tutta la vita.
In una sua canzone inedita (“Si discorre sopra la pietra filosofale”) dedica alla Regina alcune strofe ammirandola per la sua rinunzia al trono, per abbracciare la religione cattolica, e il suo mecenatismo verso le arti e le scienze (Arc. Massimo. Palombara, Prot.35).
Ma alla vita di corte e della città preferiva restare nella sua villa sull’Esquilino dedicarsi agli studi, alla campagna e vivere semplicemente a contatto con la Natura.
Più volte nelle sue rime egli cita Roma e deplora lo stato di corruzione e di abbandono in cui si trova la città: “Roma già fu, quella che vedi è un’altra”.
Secondo il poeta, dopo Morieno (un alchimista romano del sec.VIII), la tradizione si è interrotta; Roma non ha generato più veri Maestri capaci di percorrere il difficile sentiero dell’ ALCHIMIA e giungere al segreto della Trasmutazione dei metalli. Ma egli spera che sotto il papato di Alessandro VII, Roma ritorni al suo antico, splendore, alle “Grandezze prime”. E proprio il ricordo dell’antica tradizione che spinge il nobile romano a tramandare il messaggio della tradizione italica accogliendo quel ramo d’oro di Enea, che a lui la Lupa di Romolo e Remo ha consegnato. Investito da tale missione, come Virgilio mostrerà la via, Massimiliano Savelli-Palombara, poeta e alchimista, nel contesto della accademia ospitata nella sua dimora, farà da guida al “visita interiore terrae” e cioè alla discesa nelle profondità di se stessi.
All’oracolo e all’antro della Sibilla, fanno riscontro l’oracolo e l’antro di Mercurio del Palombara, a cui potrà accedere solo “chi con cuore avrà varcato la porta del suo giardino”.
Oltre che la città anche il popolo romano è molto caro al Palombara. Nella parabola in cui racconta il suo avventurarsi nell’antro di Mercurio, alla domanda di chi dovrà aiutare una volta realizzata la “pietra filosofale” l’oracolo risponde: “Romuli tui”, cioè i figli di Roma. Ancora al suo popolo e sopratutto ai suoi adepti si rivolge nella scritta che è sulla soglia della porta ermetica: “È opera occulta del vero sapiente aprire la terra affinchè germogli la salute del popolo”.
La porta della villa Palombara può essere considerata un piccolo ma esauriente trattato d’alchimia.
Sugli stipiti vediamo i simboli alchemici, alternati da massime ermetiche indicanti passaggi, consigli istruzioni per chi si accinge alla Grande Opera, cioè alla “trasformazione del piombo in oro”.
Il bassorilievo che sormonta l’architrave della porta della villa Palombara è identico all’immagine proposta nel frontespizio dell’Aureum Seculum Redivivum del Madathanus, saggio rosacrociano, cosa la quale farebbe pensare che anche il Palombara facesse Parte dei Rosacroce, confraternita esoterica e segreta il cui fine mirava ad una fratellanza universale.
Ciò potrebbe avere un riscontro in alcuni versi della Bugia dove l’autore si augura che la “Rosa rapita torni a rifiorire in Campidoglio” sotto il papato di Alessandro VII (Fabio Chigi).
I simboli (syllabae chimicae) invece sono tratti dalla “Commentatio de Pharmaco Catholico” pubblicati nella Chymica Vannus, nel 1666.

 

da Cultura Barocca

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

2 Risposte a “La porta magica di piazza Vittorio a Roma”

  1. Ero convinto di averti già ringraziato per il commento. Invece, no. Scusa!

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