Sono due i lavori principali cui attende Pettazzoni nei primi anni Quaranta

Anni Trenta: Raffaele Pettazzoni con la madre nell’appartamento romano di via Crescenzio, 63. Fonte: www.raffaelepettazzoni.it

Nel 1939, poco prima della rottura definitiva, De Martino sembra scegliere Macchioro, poiché, secondo le testimonianze raccolte, compone con il suocero un romanzo “spiritico”, “Il gioco di Satana”. In realtà, questa apparente consacrazione del maestro si converte quasi immediatamente nel finale abbandono. Nello stesso anno, infatti, il rapporto tra i due si interromperà per sempre, proprio mentre De Martino, che nel frattempo ha avvicinato anche Raffaele Pettazzoni, sta già elaborando “Naturalismo e storicismo nell’etnologia”, in cui si propone una riforma dell’etnologia attuata secondo lo storicismo crociano.
[…] De Martino cerca ulteriormente di estendere la sua rete di relazioni culturali, aumentando progressivamente la vicinanza discepolare con Pettazzoni, sulla cui rivista “Studi e Materiali di Storia delle religioni” egli pubblicherà numerosi articoli e recensioni, e cercando anche un contatto con Antonio Banfi, rappresentante di una scuola filosofica saldamente anticrociana.
Emilia Andri, Il giovane De Martino e le origini de “Il mondo magico” (1929-1944), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Bergamo, Anno accademico 2009-2010

L’identificazione di una preistoria nuova per de Martino è tema assai sviluppato da Riccardo Di Donato nei suoi vari testi sull’argomento <120. Si tratterebbe di un articolo del 1928 <121, precedente di ben cinque anni rispetto alla dissertazione sulla tesi di laurea, da cui furono tratti “Il concetto di religione” e “I Gephyrismi” <122. Al rapporto con Adolfo Omodeo e Raffaele Pettazzoni – e al contatto diretto con Croce dopo il 1937 – si affiancherebbe, anzi avrebbe precedenza, l’influenza di Vittorio Macchioro, e dei suoi scritti, che informa «l’attenzione del giovane studioso verso gli aspetti misterico-religiosi della religione» <123.
[…] Seguendo Di Donato possiamo raccogliere la distinzione, nel periodo napoletano, fra giovanissimo e giovane de Martino: il primo è il de Martino della tesi di laurea che «ammira Croce da lontano, segue Omodeo nell’attività universitaria, non ha ancora stabilito una interlocuzione intellettuale con Pettazzoni e assorbe, attraverso Macchioro, temi culturali e influenze intellettuali estremamente diversificate.
[NOTE]
120 R. Di Donato, Preistoria di Ernesto de Martino, in «Studi storici», 1989, pp. 225 sgg., con qualche modifica in La contraddizione felice?, cit., pp. 41-67; Id., I Greci selvaggi di Ernesto de Martino, in Ernesto de Martino nella cultura europea, a cura di C. Gallini e M. Massenzio, Liguori, Napoli 1997, pp.105-119; Id., I Greci selvaggi. Antropologia storica di Ernesto de Martino, cit.
121 La scoperta è contenuta in una nota a piè di pagina di un saggio di Giuseppe Giarrizzo, Note su Ernesto de Martino, in «Archivio italiano di Storia della cultura», VIII, 1995, pp. 141-181; si tratta di E. de Martino, La decadenza dell’Occidente, «Rivista», agosto 1929.
122 E. de Martino, I Gephyrismi, in «Studi e Materiali di Storia delle Religioni», X, 1934, pp. 64-79, ora in Scritti minori su religione, marxismo e psicoanalisi, cit., pp. 55-68.
123 G. Giarrizzo, Note su Ernesto de Martino, cit., p. 142.
Dario Danti, Dalla presenza alla singolarità. Uno studio su Ernesto de Martino, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Pisa, Anno accademico 2007

Sono due i lavori principali cui attende Pettazzoni nei primi anni Quaranta: le ricerche sull’onniscienza divina e la preparazione dell’antologia mitologica per la Utet. Per quanto riguarda le prime – come egli stesso scrive a Franz Altheim in risposta ad una lettera del 16 ottobre 1942 – le sue lunghe ricerche sono entrate ormai nella fase di elaborazione definitiva; ma la materia è abbondantissima e l’elaborazione delle varie parti potrebbe già ora trovar corpo in più volumi: uno riguardante le religioni di antichi popoli europei (Traci, Celti, Germani, Slavi), un altro riguardante la religione romana (Carna, Carmenta, Janus, ecc.), un altro la religione alessandrina (Sarapis, Aión, ecc.)…
Queste parti più o meno elaborate Pettazzoni le utilizza per conferenze, per alcuni corsi universitari (e per le relative dispense) e per la pubblicazione di qualche articolo. All’antologia mitologica egli dedica un impegno intenso e assiduo e per essa raccoglie un’enorme quantità di materiali, tanto che dall’unico volume progettato si passa a due e poi a tre, e infine a quattro (v. il capitolo seguente). E non trascura un altro lavoro che lo appassiona: la ricerca di immagini policefale in genere e delle rappresentazioni popolari della Trinità cristiana in particolare. Egli non cura più le due collezioni zanichelliane, di fatto cessate; ma continua a raccogliere materiali sperando di poter un giorno pubblicare una nuova edizione di alcune sue monografie… Pur dovendo ridurre il numero delle pagine degli SMSR, non trascura di esaminare nuovi contributi e, nei casi opportuni, li trattiene in attesa che tempi migliori ne consentano la pubblicazione.
Il suo impegno principale, oltre allo studio, è quello di professore universitario: egli prepara sempre accuratamente le lezioni e osserva scrupolosamente i suoi doveri, continua a seguire personalmente i laureandi e ad occuparsi della biblioteca della Scuola. Notevole impegno egli dedica all’attività dell’Accademia d’Italia partecipando spesso alle adunanze della sua Classe e a quelle generali; tra l’altro egli è membro del Consiglio del Centro di studi per l’Albania e del Consiglio direttivo del Centro di studi sulle civiltà primitive. Nell’ambito del Centro italiano di studi americani Pettazzoni presiede il Comitato di etnologia americana ed è membro del Comitato di studi peruviani.
Dal 1941 è presidente dell’Istituto italiano di antropologia, mentre continua a presiedere la Sezione di antropologia ed etnologia della Società italiana per il progresso delle scienze e la Commissione storico-religiosa dell’Istituto di studi etruschi. Inoltre è membro attivo del Comitato di studio per la preparazione del Congresso internazionale di studi americani e colombiani, nonché di altri comitati vari e segretario del Comitato ordinatore del VII Congresso internazionale di storia delle religioni…
[…] Da aprile Pettazzoni non ha notizie di de Martino; con lettera del 29 giugno 1941 gli comunica il desiderio del Jensen di pubblicare in Paideuma qualche cosa su naturalismo e storicismo nell’etnologia: “Lei potrebbe, se crede – scrive – inviargli un articolo, sia esponendo il punto di vista dell’etnologia idealistica in genere, sia applicandolo alla critica di qualche altro indirizzo etnologico”. Il suggerimento viene accolto; ma il giovane studioso, trattandosi di cosa che è destinata all’estero, ritiene di procedere con molta cautela e di avvalersi del consiglio e dell’assistenza di Pettazzoni; così avverrà: l’articolo sarà pubblicato col titolo “Religionsethnologie und Historizismus”, Paideuma, 2 (1942), 4-5, 178-196.
Con una lunga lettera dell’8 luglio de Martino manifesta la sua penosa sorpresa per la cattiva accoglienza fatta al suo libro da parte di p. Schulien nei due articoli “Etnologia ed idealismo. Scorci ‘storico-culturali'” e “Etnologia ed idealismo. Scorci ‘storicistici’ “, L’Osservatore romano, rispettivamente 23-24 giugno 1941, 3, e 25 giugno 1941, 3; ed è preoccupato del tono che la polemica assumerà nel dibattito che si annunzia negli Annali Lateranensi e nella recensione che p.Schmidt farà in Anthropos; probabilmente egli non ha visto la recensione di un gesuita, il quale, pur sottolineando la divergenza di idee, riconosce “nel de Martino una forte mente speculativa e attitudini spiccate a un lavoro serio” (La Civiltà cattolica, 92 (1941), 1, 311-312) e quella , positiva, di un altro cattolico, Siro Contri in Segni dei tempi, 8, 3 (luglio-settembre 1941), 114-119 (16 bis).
Un’altra sorpresa (anche questa penosa): “C’è di più. Qualche giorno fa è venuto a Bari a farmi visita il prof. Boccassino. Nelle lunghe conversazioni che ho avuto con lui, egli ha continuamente insistito sulla necessità di essere docile ai suoi consigli e di lasciarmi guidare. Io dovrei leggere soltanto i libri da lui via via suggeriti, e nell’ordine col quale me li suggerisce. Dovrei lasciare il mio lavoro sul magismo e rinunziare almeno per ora a scrivere. Mi ha vivamente sconsigliato di inviare il mio articolo a Paideuma. Infine mi ha fatto molto chiaramente intendere che ove io non fossi docile e non mi lasciassi guidare, la sua assistenza verrebbe meno totalmente o quasi, e comunque non potrei usufruire incondizionatamente del prestito della Biblioteca del Museo Pigorini, come ho fatto finora. Non Vi nascondo che questo modo di procedere mi ha molto sorpreso. In linea di massima io non solo non ricuso, ma anzi sollecito, l’aiuto e i consigli di altri studiosi, tanto più ora che la mia cultura etnologica è in via di formazione. D’altro canto ritengo che le scuole troppo organizzate soffocano ogni iniziativa personale di lavoro e impediscono ogni allargamento d’orizzonte e ogni rinnovamento della scuola stessa. Ad ogni modo, per non perdere il vantaggio del prestito incondizionato alla Biblioteca del Museo Pigorini (il che per il mio lavoro sarebbe di gravissimo danno), son stato costretto mio malgrado a scendere col Prof. Boccassino a fastidiosissimi compromessi, e spero di essere riuscito nel complesso a salvare in uno l’autonomia del mio lavoro scientifico e l’assistenza per me necessaria del prof. Boccassino”.
Tra il luglio e il dicembre 1941 avviene un frequente scambio epistolare tra Pettazzoni e de Martino: il nostro storico delle religioni assiste il discepolo nella preparazione dell’articolo per Paideuma e gli fornisce suggerimenti e libri anche sulla magia. Da una lettera di de Martino a Boccassino posteriore all’incontro barese apprendiamo che il primo, probabilmente dietro invito del secondo, progetta di andare da Padre Pio…
Per l’insegnamento dell’Americanistica precolombiana e primitiva (estate del 1941)
Probabilmente da tempo Pettazzoni pensa all’opportunità che venga introdotto nella Facoltà di lettere di Roma un insegnamento di Americanistica; all’inizio dell’estate 1941 egli prepara un’apposita proposta che il Centro italiano di studi americani, con lettera del 7 luglio, inoltra al Ministero degli affari esteri; trascriviamo il testo della proposta: “Per promuovere una maggiore partecipazione italiana agli studi sulla civiltà e le lingue dell’America Precolombiana e delle popolazioni primitive attualmente superstiti nel continente Americano, partecipazione doverosa da parte della patria di Colombo, si ritiene necessaria la istituzione di un insegnamento di Americanistica pre-colombiana e primitiva, eventualmente col titolo di ‘Civiltà e lingue indigene dell’America’, nella Facoltà di Lettere della R. Università di Roma. La inclusione di questa nuova Disciplina nell’Elenco delle Materie della Facoltà di Lettere (inclusione da richiedersi a suo tempo dalla Facoltà di Lettere di Roma secondo la procedura prevista) sarebbe intanto il primo passo per addivenire in seguito per lo meno alla istituzione di un incarico. Il Centro Italiano di Studi Americani e particolarmente il suo Comitato Etnologico fa le più vive premure perché il Ministero degli Affari Esteri voglia prospettare al Ministero della Educazione Nazionale la opportunità della iniziativa suddetta”.
Giunge in settembre la risposta: la proposta sarà tenuta presente in sede d’esame delle proposte pervenute per una revisione dell’ordinamento dei singoli corsi di laurea; ma la cosa – sembra – non avrà seguito, per ora (nel dopoguerra l’Americanistica sarà introdotta tra le discipline della Scuola di perfezionamento in Scienze etnologiche).
Nell’estate 1941
Nel luglio 1941 entra per la prima volta nello studio privato di Pettazzoni una macchina da scrivere: ce lo attesta la ricevuta di £ 1.722 della Ing. C. Olivetti & C.S.A. di Ivrea a saldo della fattura n. 311/2357 dell’11.7.41: d’ora in poi troveremo sempre più spesso, tra le carte del nostro concittadino, copia dattiloscritta delle lettere da lui spedite. Forse la prima è quella del 26 luglio diretta a Francesco Ercole: Pettazzoni ha ricevuto il secondo fascicolo (giugno) dell’annata 1941 della Rivista d’Albania recante il suo articolo “Antichi culti solari nella Penisola Balcanica” e protesta perché una “mano irresponsabile ed inesperta” ha stampato il suo cognome con una sola t nelle pagine pari (in alto) e inoltre, modificando il testo delle bozze da lui riviste, ha preposto alla firma, in calce all’articolo, “la qualifica di Accademico d’Italia fra parentesi (!!!)”.
Nel luglio 1941 viene messa in liquidazione la Società editrice Athenaeum di Roma, la quale pertanto deve provvedere anche alla sistemazione della “partita Pettazzoni”, cioè delle 1.200 copie de “L’essere celeste” del 1922 in giacenza; Pettazzoni riesce a far intervenire la Casa Zanichelli, la quale nel 1942 acquisterà le 1200 copie del volume e nel 1943 sostituirà la copertina originale con una nuova, nella quale figurerà, senza data, “Nicola Zanichelli Editore – Bologna”; in quarta di copertina, dietro proposta dell’autore, saranno riportati alcuni giudizi tratti dalle recensioni. A richiesta di Pettazzoni la Casa Zanichelli farà stampare qualche centinaio di nuove cartoline recanti, oltre ai titoli delle due collezioni, anche quello del volume rilevato.
“Ich fahre morgen nach Alto Adige” (Io parto domani per l’Alto Adige) scrive Pettazzoni a Jensen in data 26 luglio 1941; probabilmente egli compie il viaggio con Adele fino a Bologna; qui sosta prima di raggiungere Selva Val Gardena in provincia di Bolzano, sulle Dolomiti a 1563 m. di altitudine, dove alloggia all’Hotel Osvaldo per una dozzina di giorni; Adele invece rimane dai suoi a Bologna fino a domenica 3 agosto, quando parte per Riccione con la sorella e un nipote; da Riccione o dalle località vicine, dove si reca in bicicletta, manda una cartolina a Raffaele ogni giorno.
È appena il caso di dire che a Selva il nostro storico delle religioni si riposa… lavorando; compie anche alcune passeggiate, ma ha nella valigia alcuni libri da leggere, qualche manoscritto da ritoccare…; tra i libri probabilmente “Dallo storicismo alla sociologia” di Carlo Antoni, Firenze, 1940, “un volume premiato dall’Accademia d’Italia nell’aprile scorso perché giudicato fra le pubblicazioni migliori che siano uscite in Italia, nel campo degli studi filosofici, in questi ultimi anni”.
È da ritenere che il nostro storico delle religioni abbia avuto occasione di incontrare qualche volta l’autore, il quale nel 1932, lasciato l’insegnamento medio, è entrato all’Istituto di studi germanici di Roma e nel 1937 ha conseguito la libera docenza in Storia della filosofia; con l’Antoni Pettazzoni avrà rapporti soprattutto nel dopoguerra, come vedremo (17).
Durante le vacanze Pettazzoni si fa mandare la corrispondenza da Roma e risponde alle lettere che riceve: per esempio, segnala la disponibilità, presso Zanichelli, di copie del suo volume “La religione primitiva in Sardegna” (Piacenza, 1912) a Graziella Fiori di Bonnanaro (Sassari), una studentessa dell’Università di Cagliari, innamorata della sua terra, curiosa di conoscere l’antica storia della sua isola; sta preparando la tesi con Luigia Achillea Stella sul sentimento religioso nella poesia di Eschilo e a tal fine ha letto ed apprezzato le opere di Pettazzoni, non solo “La religione nella Grecia antica”, ma anche “La religione di Zarathustra”; in una lunga lettera del 30 luglio espone anche alcune tesi, a fondamento delle quali desidera ampliare le ricerche…
Durante l’estate avviene uno scambio epistolare tra Pettazzoni ed un sacerdote della Pro Civitate Christiana di Assisi, il quale ha letto, con godimento e utile, “i magistrali volumi” de “La confessione dei peccati”; chiede un estratto della relazione al congresso di Bruxelles (1935) che gli sarebbe utile per un lavoro che ha in corso; viene soddisfatto. Il sacerdote è Carlo Falconi, un giovane venticinquenne che ha compiuto gli studi letterari a Milano prima di frequentare l’Università Gregoriana a Roma. Una crisi spirituale lo porterà fuori dalla Chiesa cattolica nel 1949; pubblicherà numerosi studi sulla vita religiosa in Italia e sulla politica vaticana; probabilmente incontrerà Pettazzoni negli anni Cinquanta (18). Secondo accordi prestabiliti, dopo il soggiorno a Selva, Pettazzoni si reca a Bologna, dove è tornata anche Adele; insieme raggiungono Venezia, dove sostano – sembra – cinque giorni: “sul ‘Canalasso’ cinque giorni di pace – agosto 1941 – Raffaele” si legge su una copia de “La commediante veneziana” di Raffaele Calzini (Milano, 1935), evidentemente acquistata per Adele.
Alla Biblioteca Marciana, che è chiusa al pubblico, egli ottiene di poter compiere una frettolosa consultazione dei cataloghi: cerca i “Viaggi fatti da Venetia alla Tana” di Giosafat Barbaro (1543) e la “Relazione del viaggio e missione di Congo nell’Etiopia inferiore occidentale” di Antonio Zucchelli (1712): sono due opere stampate a Venezia, ma non figurano a catalogo. Quando tornerà a Roma, scriverà a Giuseppe Gabrieli, bibliotecario dell’Accademia d’Italia, perché lo aiuti in questa ricerca. Il 15 agosto si compie una visita all’isoletta di Torcello, dove Pettazzoni è già andato qualche anno fa, e precisamente il 4 settembre 1937: ce lo attesta la data annotata su una cartolina illustrata che riproduce “Il Giudizio Universale” (Mosaico del XII secolo) della Cattedrale. Da Venezia una corsa a Roma, dove rimane Adele, mentre egli riparte per Montecatini Terme; ai primi di settembre rientra nella capitale.
È già a Roma giovedì 4 settembre, quando si tiene un’adunanza del Consiglio dell’Accademia d’Italia, delle cui determinazioni sarà poi informato. Il Consiglio approva la proposta del presidente Federzoni relativa al calendario delle adunanze: poiché l’adunanza generale pubblica per il conferimento dei Premi Reali per l’anno XX [= 1941-42], fissata per la prima domenica di giugno, cadrà il giorno 7 di quel mese, le adunanze ordinarie delle classi di maggio saranno spostate ai primi del mese successivo. Tra gli argomenti trattati nella riunione ricordiamo che il presidente accenna agli esotismi e alla legge che impone il mutamento della terminologia estera, riferisce inoltre sul lavoro svolto dall’apposita commissione; comunica che il duce ha concesso nuovi fondi per completare l’opera del “Vocabolario della lingua italiana” (del quale, come abbiamo già detto a suo luogo, dopo la pubblicazione del vol. I (A-C), non ne usciranno altri).
Il 9 settembre Pettazzoni assiste ad una scena pietosa; incontra Tatiana Warscher (o Warsher), l’allieva di Rostovtzeff conosciuta a Roma nel 1934 (v. Pettazzoni 1934-1935, 112), la quale si trova in una situazione finanziaria criticissima: non riceve più danaro dagli Stati Uniti e non ha più che venti lire. Egli interviene a suo favore: scrive all’amico Maiuri, soprintendente delle antichità a Napoli, che è interessato all’acquisto dei lavori pompeiani della Warscher, la quale, oltre ad un esemplare di un volume a stampa, potrebbe cedere un lavoro dattiloscritto. Come vedremo, Pettazzoni, per aiutarla, le affiderà l’incarico di tradurre in tedesco il testo della conferenza da tenere in Germania.
Mario Gandini, Raffaele Pettazzoni nei primi anni Quaranta (1941-1943). Materiali per una biografia, Strada maestra. Quaderni della Biblioteca comunale “G. C. Croce” di San Giovanni in Persiceto (BO), 56 (1° semestre 2004)

Pubblicato da Adriano Maini

Scrivo da Bordighera (IM), Liguria di Ponente.

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